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Il 7 è stata una data significativa per il panorama delle telecomunicazioni in Italia, con l’annuncio di un accordo preliminare tra Tim e Fastweb, affiancata da Vodafone. Questa collaborazione mira a sviluppare un modello di RAN sharing per potenziare la rete 5G nel Paese, con un focus particolare sulle aree con meno di 35.000 abitanti.
L’intesa, che attende approvazione da parte di enti come il MIMIT, l’AGCM e l’AGCOM, prevede la creazione di circa 15.500 siti entro il 2028 e si propone di accelerare il processo di copertura del 5G in modo sostenibile e rapido.
Cos’è il RAN sharing?
Per comprendere appieno l’importanza di questo accordo, è fondamentale conoscere il concetto di RAN sharing, che si riferisce alla condivisione delle infrastrutture di accesso radio. Questa pratica consente a più operatori di utilizzare le stesse antenne e siti, evitando duplicazioni e ottimizzando le risorse.
I vantaggi del RAN sharing
Grazie al RAN sharing, gli operatori possono mantenere la propria competitività, poiché ciascuno conserva la propria identità commerciale. La cooperazione si limita all’infrastruttura radio, permettendo così una differenziazione nei servizi e nelle offerte.
Ci sono vari livelli di condivisione, che vanno dalla semplice condivisione di spazi e alimentazione fino a forme più avanzate come il MORAN (Multi-Operator Radio Access Network) e il MOCN (Multi-Operator Core Network). Questi modelli determinano il grado di integrazione e le performance della rete, influenzando anche l’efficienza operativa e la governance.
Implicazioni normative e tecniche
Un aspetto cruciale del RAN sharing in Italia è l’aggiornamento delle normative sui campi elettromagnetici, entrato in vigore il 30 . I nuovi limiti, fissati a 15 V/m, rappresentano un cambiamento significativo rispetto ai 6 V/m precedenti, ampliando le possibilità di emissione e facilitando la condivisione delle infrastrutture.
Le conseguenze sui piccoli comuni
Questo cambiamento normativo è particolarmente rilevante per i comuni sotto i 35.000 abitanti, dove la disponibilità di siti per le antenne è limitata. Con i nuovi valori, si crea un margine maggiore per l’installazione di apparati, permettendo una reale evoluzione tecnologica.
La sfida per il 5G è accrescere la copertura in aree dove attualmente è carente. Attualmente, i dati indicano che il 5G copre il 99,5% della popolazione nelle zone urbane, ma la situazione cambia drasticamente nelle aree rurali, dove il divario tra copertura nominale e qualità effettiva è ancora ampio.
Il precedente accordo tra Tim e Vodafone
È interessante notare che l’accordo odierno si basa su un precedente tentativo di collaborazione tra Tim e Vodafone, avvenuto nel 2019. Allora, le due aziende avevano siglato un’intesa per condividere le infrastrutture passive, che ha portato alla creazione di INWIT, la più grande tower company italiana. Tuttavia, la condivisione della rete attiva non ha avuto gli stessi risultati.
Adesso, con Fastweb parte integrante dell’accordo, grazie all’acquisizione da 8 miliardi di euro, si presenta un nuovo soggetto con potenzialità diverse, che potrebbe portare a una cooperazione più efficace rispetto al passato.
Conclusione e prospettive future
Il futuro del 5G in Italia potrebbe quindi trovare una nuova direzione grazie a questo accordo. La sinergia tra Tim, Fastweb e Vodafone non solo promette di migliorare la copertura nelle aree meno servite, ma potrebbe anche diventare un modello per altre nazioni in Europa.
Se le condizioni dell’accordo si concretizzeranno, l’Italia potrebbe finalmente colmare il gap di copertura nelle zone rurali, portando il 5G a una nuova fascia di popolazione, contribuendo così a una vera inclusione digitale.
