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Nell’ultimo convegno promosso da AIIP, tenutosi nella Sala della Regina della Camera dei Deputati il 9 aprile, Paola Generali, presidente di Assintel, ha descritto uno scenario in cui la diffusione dell’Intelligenza artificiale trasformerà rapidamente i sistemi produttivi italiani. Secondo la dirigente, il fenomeno non sarà graduale ma assomiglierà a un vero e proprio tsunami, con un impatto atteso entro il 2026 o, al massimo, nei primi mesi del 2027. Questo cambiamento mette in evidenza tensioni già esistenti tra tecnologia, organizzazione e capitale umano, con le PMI particolarmente esposte perché spesso meno attrezzate a rispondere a rotazioni rapide del mercato.
Perché l’onda sarà così rapida
Il fenomeno non è soltanto tecnologico: è economico e organizzativo. Quando alcune imprese introducono soluzioni di intelligenza artificiale efficaci, ottengono un vantaggio competitivo che si traduce in costi inferiori, processi più rapidi e prodotti o servizi più customizzati. In quei settori dove il vantaggio si traduce in volume o in qualità percepita, i competitor che ritardano l’adozione rischiano di perdere quote di mercato in tempi molto stretti. A livello aziendale questo significa ripensare ruoli, flussi decisionali e investimenti: non è più sufficiente sperimentare, bisogna progettare l’integrazione a livello strategico e operativo.
Competizione sul mercato
In pratica, chi integra strumenti di AI per analisi dati, automazione o customer experience può scalare processi con efficienza superiore. Il risultato è che i soggetti più rapidi possono conquistare clienti, ridurre errori e abbassare i costi unitari, erodendo la capacità di sopravvivenza dei ritardatari. Per le PMI si profila quindi un rischio doppio: perdere competitività esterna e non riuscire a sostenere il cambiamento interno senza risorse adeguate.
Riorganizzazione interna e competenze
La trasformazione non si limita all’acquisto di software: richiede la ristrutturazione dei processi, la ridefinizione dei ruoli e una forte attività di formazione. Serve un piano di upskilling e reskilling per colmare i gap di competenze digitali e manageriali. In assenza di interventi strutturati, molte imprese rischiano di avere strumenti tecnologici senza il personale e le pratiche necessarie per sfruttarli appieno, vanificando gli investimenti e ampliando il divario rispetto ai leader di settore.
La richiesta di una regia pubblica
Generali ha sostenuto che una transizione di questa portata non può essere lasciata interamente al mercato: serve una strategia di sistema Paese, coordinata e tempestiva. Il messaggio è chiaro: servono analisi settoriali per valutare l’impatto sui processi produttivi, risorse dedicate per sostenere gli investimenti e programmi pubblici che favoriscano percorsi formativi strutturati. Come ha ricordato la presidente di Assintel, “non possiamo permetterci di arrivare impreparati”: la finestra temporale indicata impone scelte rapide e misure concrete per accompagnare le imprese nella transizione.
Azioni pratiche: cosa fare subito
Dal punto di vista operativo, la road map richiede interventi su più fronti. Prima di tutto, promuovere una consapevolezza diffusa sull’utilizzo dell’AI nei diversi settori, con guide e casi applicativi. In secondo luogo, finanziare piani di formazione mirati per la PMI, con voucher o incentivi fiscali per l’upskilling e il reskilling. Infine, realizzare centri di supporto territoriali che offrano consulenza tecnica e organizzativa per i percorsi di integrazione tecnologica, evitando che molte imprese restino isolate nel processo decisionale.
Priorità per le PMI
Per le piccole e medie imprese la priorità è la sostenibilità dell’investimento: serve aiuto nella valutazione costi-benefici, accesso al credito dedicato e percorsi di formazione riconosciuti. Occorre inoltre favorire collaborazioni tra imprese, università e centri di ricerca, così da trasferire competenze e creare progetti pilota replicabili. Solo con un mix di incentivi pubblici, supporto tecnico e piani formativi calibrati le PMI potranno affrontare il rischio di essere travolte dallo tsunami tecnologico e trasformare la minaccia in un’opportunità di crescita.

