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Con l’apertura del World Economic Forum a Davos nel 2026, emergono preoccupazioni riguardo a potenziali crisi in due regioni chiave: Giappone e Stati Uniti. Entrambe sono colpite da un aumento significativo dei tassi d’interesse e da un clima di instabilità economica.
Il Global Risks Report del Forum evidenzia tre principali rischi: l’elevato debito, la sovra-valutazione degli asset, in particolare quelli legati all’intelligenza artificiale, e l’incertezza geopolitica, accentuata dalle tensioni commerciali statunitensi. Queste informazioni provengono da un’indagine condotta su oltre 1.300 esperti, tra cui accademici, rappresentanti di aziende e membri della società civile.
I tre principali rischi del 2026
Il report menziona che i conflitti armati, la militarizzazione dell’economia e la frammentazione sociale sono in rotta di collisione nel breve termine. Durante il suo intervento al Forum, il presidente francese Emmanuel Macron ha avvertito che i dazi possono essere usati come strumenti per minacciare la sovranità territoriale dei Paesi.
Geoeconomia e conflitti
Le tensioni economiche emergono come il rischio più imminente, con il 18% degli esperti che lo identificano come la causa principale di una possibile crisi globale nel 2026. Questo è un aumento significativo rispetto agli anni precedenti, dove i conflitti armati occupavano una posizione di rilievo. La competizione tra le potenze si intensifica, minacciando le catene di approvvigionamento e la stabilità economica globale.
Le mire geopolitiche degli Stati Uniti
Il presidente Trump ha spostato l’attenzione del WEF verso la geopolitica, adottando un approccio commerciale aggressivo mirato a subordinare l’Europa. Le sue politiche sui dazi, come quelle contro i vini e gli champagne francesi, sono state interpretate come opportunità per i vini italiani, mostrando una strategia di competizione tra alleati.
La Groenlandia e le risorse naturali
Uno degli obiettivi strategici degli Stati Uniti è la Groenlandia, ricca di risorse naturali vitali. Il governo statunitense considera l’isola fondamentale per la propria sicurezza nazionale, mentre esperti militari sottolineano l’assenza di minacce imminenti dalla Russia o dalla Cina.
Inoltre, la Groenlandia possiede una significativa parte delle riserve mondiali di terre rare, metalli e combustibili fossili, rendendola un obiettivo ambito. Le terre rare, necessarie per la transizione energetica e le tecnologie avanzate, sono al centro della competizione globale.
La risposta dell’Europa
Con la Cina che detiene una posizione dominante nel mercato delle terre rare, l’Europa deve rafforzare la propria autonomia strategica. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha sottolineato l’importanza di diversificare le fonti di approvvigionamento e di ridurre la dipendenza da fornitori esterni.
Le recenti iniziative europee, come gli accordi commerciali con il Mercosur, mirano a garantire una maggiore indipendenza, mentre gli Stati Uniti continuano ad adottare misure unilaterali. In questo contesto, l’Europa deve trovare un equilibrio tra competizione e cooperazione per affrontare le sfide future.
Un nuovo ordine mondiale?
Il futuro sembra delinearsi come un nuovo ordine mondiale caratterizzato da una crescente polarizzazione e conflittualità. Con il 68% degli esperti che prevede un mondo multipolare o frammentato, la capacità di cooperazione tra le nazioni diventa cruciale per affrontare gli shock economici e le crisi geopolitiche.
Il Global Risks Report del Forum evidenzia tre principali rischi: l’elevato debito, la sovra-valutazione degli asset, in particolare quelli legati all’intelligenza artificiale, e l’incertezza geopolitica, accentuata dalle tensioni commerciali statunitensi. Queste informazioni provengono da un’indagine condotta su oltre 1.300 esperti, tra cui accademici, rappresentanti di aziende e membri della società civile.0

