Le strutture professionali private in Italia si trovano di fronte a una sfida cruciale: come attrarre e trattenere i giovani talenti in un mercato sempre più competitivo. Durante un recente convegno promosso dall’Osservatorio Professionisti e innovazione Digitale del Politecnico di Milano Claudio Rorato, Responsabile Scientifico e Direttore dell’Osservatorio, ha presentato un’analisi dettagliata delle dinamiche attuali del settore.
L’indagine ha evidenziato come la percezione di attrattività delle strutture professionali sia strettamente legata alla loro dimensione e al livello di digitalizzazione raggiunto. Questo fenomeno non è isolato, ma riflette una tendenza più ampia che coinvolge anche le micro e piccole imprese italiane.
L’importanza della digitalizzazione nell’attrattività delle strutture professionali
Secondo i dati raccolti, la percezione di attrattività cresce in modo proporzionale alle dimensioni dello studio. Tuttavia, un fattore ancora più determinante è il grado di digitalizzazione. Claudio Rorato ha sottolineato che “prendendo in considerazione gli studi con un maggior grado di digitalizzazione, aumenta la percezione di essere attrattivi per i giovani“.
Questa tendenza è particolarmente rilevante in un contesto di crisi delle vocazioni, dove la difficoltà nel reperire e trattenere giovani professionisti rappresenta una minaccia concreta per la sostenibilità a lungo termine delle attività. Rorato ha ribadito che “senza un adeguato ricambio generazionale, lo studio è destinato a fermarsi: esiste una reale necessità di gestire questo aspetto“.
Reputazione e comunicazione: i pilastri dell’attrattività
L’indagine ha identificato due elementi chiave che influenzano la percezione di attrattività: la reputazione sul mercato e la capacità di comunicare efficacemente. La reputazione, tuttavia, non è solo un giudizio esterno, ma anche il risultato di una gestione strategica della comunicazione. Rorato ha osservato che “la comunicazione non è uno strumento utilizzato intensamente nel mondo delle professioni, e soprattutto manca di una determinata continuità“.
Oltre alla reputazione, altri fattori come la specializzazione verticale e il bilanciamento tra vita privata e lavorativa (work-life balance) sono stati indicati come elementi positivi. Tuttavia, il divario tra le aspettative dei giovani e la visione dei Senior rimane un punto critico. Rorato ha evidenziato che “quando abbiamo effettuato il sondaggio sulle giovani leve, questi stessi elementi, oggi qualificati nei riquadri rossi, erano ai vertici della classifica“.
La gestione delle risorse umane: un divario da colmare
L’analisi ha rivelato un significativo disallineamento tra l’offerta percepita dallo studio e le aspettative dei giovani. Elementi come i percorsi formativi di inserimento ben strutturati, l’attenzione verso le pari opportunità e la presenza di percorsi di carriera ben definiti sono considerati irrilevanti dai responsabili degli studi, ma sono ai vertici delle priorità per i giovani.
Rorato ha sintetizzato la situazione spiegando che “è come se ci fosse un deficit tra la progettazione e l’attuazione degli elementi capaci di attrarre i giovani“. Per colmare questo divario, è necessaria un’analisi approfondita dei bisogni reali delle risorse, accompagnata da interventi strutturati di gestione del capitale umano.
Le strutture professionali italiane devono affrontare una sfida complessa, ma non insormontabile. Investire nella digitalizzazione, migliorare la comunicazione e allineare le politiche di gestione del personale alle aspettative dei giovani sono passi fondamentali per garantire un futuro sostenibile.



