Autorizzazione unica per i data center: cosa cambia con il DL Bollette

Il settore accoglie i cambiamenti, ma chiede maggiore certezza sulle fasi attuative e sul regime transitorio

Il Parlamento ha adottato, nella conversione del DL Bollette (D.L. 20 febbraio 2026, n. 21), una serie di emendamenti che incidono direttamente sulle autorizzazioni per i data center. Le modifiche vanno nella direzione di una semplificazione procedurale, accentrando competenze e chiarendo alcuni profili tecnici, ma aprono anche il tema della concreta applicazione sul territorio. L’Associazione nazionale del settore ha seguito da vicino l’iter e ottenuto alcune delle sue richieste principali.

Il presidente di Ida, Sherif Rizkalla, ha commentato con soddisfazione il risultato, ringraziando Governo e Parlamento per l’attenzione al tema delle infrastrutture digitali. Secondo Rizkalla, il pacchetto normativo riconosce il ruolo strategico dei centri dati per la competitività del Paese e introduce elementi utili per rendere i progetti più realizzabili nella pratica, pur richiedendo ulteriori chiarimenti nella fase di attuazione.

Cosa prevede l’articolo 8

L’articolo 8 istituisce un procedimento unico per la realizzazione e l’ampliamento dei centri dati e delle loro reti di connessione, richiamando tra l’altro le definizioni contenute nel regolamento delegato (UE) 2026/1364 della Commissione europea del 14 marzo 2026. La norma attribuisce la competenza per il rilascio dell’Autorizzazione Unica all’autorità che rilascia l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), nei termini previsti dall’articolo 7, commi 4-bis e 4-ter, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152. In sostanza il quadro mira a integrare aspetti ambientali, urbanistici ed elettrici in un solo percorso autorizzativo.

Inclusione dell’esercizio e connessione temporanea

Tra gli interventi approvati figurano emendamenti che ampliano il campo dell’Autorizzazione Unica includendo esplicitamente anche la fase di esercizio dei data center, oltre a quella di costruzione e ampliamento. Altri emendamenti hanno introdotto il comma 1-bis, che consente al proponente di indicare, per l’avvio del procedimento, una soluzione di connessione temporanea in media tensione, con l’obbligo di realizzare successivamente la connessione definitiva secondo le modalità fissate dall’autorità competente. Questa opzione rende più agevole l’attivazione dei cantieri e la messa in funzione iniziale degli impianti.

Documentazione e verifica ambientale

Il testo richiede che all’istanza per l’Autorizzazione Unica sia allegata tutta la documentazione normalmente prevista per i diversi titoli abilitativi: dall’AIA alla VIA, dall’autorizzazione paesaggistica agli atti relativi all’utilizzo delle acque e alle emissioni atmosferiche. Per i progetti sottoposti a valutazione di impatto ambientale è necessario allegare anche l’avviso al pubblico previsto dalla normativa vigente. Recenti emendamenti hanno puntualizzato che alla documentazione deve essere aggiunta la verifica di conformità urbanistica rispetto ai piani comunali, integrando così il perimetro degli accertamenti richiesti.

Rischi legati alla completezza e ai tempi

Un elemento critico riguarda il computo dei termini: il periodo autorizzatorio decorre solo dopo che l’amministrazione ha accertato la completezza della documentazione. In assenza di termini certi per questa fase preliminare e di poteri sostitutivi che scattino automaticamente, si rischia che l’istruttoria resti sospesa. A ciò si aggiunge la preoccupazione sul piano organizzativo: le strutture amministrative coinvolte non sempre dispongono di risorse e personale adeguati, con il pericolo di congestione soprattutto in presenza di altri grandi procedimenti già disciplinati in passato (elettrodotti, gasdotti, impianti da fonti rinnovabili, stoccaggi, Zone economiche speciali).

Competitività, investimenti e attuazione

Per analisti esterni, tra cui Paul Simon Falzini di Police&Partners intervenuto su CorCom, la norma rappresenta un tentativo di mettere l’Italia nelle condizioni di attrarre investimenti nel campo dell’AI e delle infrastrutture abilitanti, richiamando l’esigenza di rapidità come fattore decisionale per gli investitori. Falzini ha ricordato che l’articolo 8 concentra la competenza nell’autorità AIA e che strumenti autorizzativi certi sono essenziali per non perdere occasioni strategiche. Sullo sfondo, l’AGCM ha richiamato l’attenzione su tecnologie ad alta intensità infrastrutturale come il Quantum Computing (provvedimento AGCM n. 31872).

Nonostante i progressi normativi, rimangono aperte questioni pratiche: servirebbero meccanismi più stringenti per garantire il rispetto dei termini, una definizione più chiara del regime transitorio per i progetti già pendenti e un rafforzamento delle capacità amministrative. Ida e i rappresentanti del settore chiedono ora un’attuazione coordinata tra Ministeri e autorità coinvolte, con regole operative chiare per trasformare le opportunità normative in cantieri e investimenti concreti.

Scritto da Marco Santini

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