Come cambiano gli acquisti online con la verifica dell’età

Un'analisi delle novità introdotte dal Decreto Sicurezza, delle tecnologie disponibili e dell'urgenza di regole europee per una regolazione efficace della verifica dell'età online

Nelle ultime settimane il tema dell’accesso a prodotti potenzialmente pericolosi da parte dei minorenni è tornato sotto i riflettori, con conseguente intervento normativo. Il Decreto Sicurezza, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 24 febbraio 2026, introduce l’obbligo per i gestori di e-commerce e le piattaforme di adottare sistemi di verifica dell’età prima della conclusione della vendita di determinate categorie di prodotti, come strumenti con lame di dimensioni specifiche. L’obiettivo dichiarato è prevenire abusi e migliorare la tutela dei soggetti vulnerabili, ma le indicazioni operative contenute nel provvedimento lasciano questioni aperte su applicazione e efficacia.

Il decreto richiede ad operatori e marketplace controlli più stringenti, ma non specifica in modo puntuale quali beni rientrino nella sfera di applicazione né i metodi tecnici accettabili per la verifica. In questo contesto il rischio è duplice: da un lato soluzioni disomogenee tra i vari operatori, dall’altro un aumento della burocrazia che non traduce automaticamente in maggiore sicurezza. Per superare queste criticità è necessario pensare a standard condivisi e a procedure che siano al tempo stesso sicure, proporzionate e praticabili per le imprese digitali.

Limiti normativi e il bisogno di regole operative

La norma pone un obbligo generale di verifica ma non definisce né la lista precisa dei prodotti sensibili né i livelli di prova dell’età richiesti. Questo vuoto normativo può generare interpretazioni differenti tra piattaforme e merchant e, di conseguenza, inesattezze nella protezione dei minori. È fondamentale trasformare il dispositivo legislativo in un standard operativo condiviso tra autorità, piattaforme e venditori, chiarendo soglie di rischio, criteri di categorizzazione e procedure minime di controllo. Solo così gli obblighi si tradurranno in misure efficaci e non in un aggravio amministrativo senza benefici concreti per i cittadini.

Specificare categorie e responsabilità

Per evitare che la normativa sia inefficace è necessario definire con precisione le categorie di prodotti che richiedono una verifica rafforzata dell’età e stabilire ruoli chiari: chi completa la transazione, chi è responsabile del controllo e quali strumenti sono considerati validi. Senza questi elementi i marketplace potrebbero adottare approcci eterogenei, dando luogo a filiere poco trasparenti e a possibili elusioni da parte di venditori nazionali o esteri.

Tecnologie disponibili per la verifica

Esistono già infrastrutture tecniche in grado di garantire un alto livello di certezza sull’identità e sull’età degli utenti: SPID, la CIE e, prossimamente, l’identità digitale europea. L’integrazione sistematica di questi strumenti nei flussi di acquisto può rendere la verifica affidabile e ridurre il ricorso a semplici autocertificazioni. Tuttavia, al momento l’adozione non è omogenea e manca una standardizzazione che renda l’implementazione immediata per tutti gli operatori del mercato digitale.

Modelli tecnici: token, app e anonimizzazione

Le soluzioni pratiche si basano su meccanismi che bilanciano sicurezza e privacy: token rilasciati da terze parti certificate, app dedicate collegate a portafogli digitali o sistemi che applicano il principio del doppio anonimato. In questi modelli il sito riceve solo la conferma dell’età senza accedere ai dati identificativi dell’utente, riducendo così rischi per la privacy. È importante comunque definire standard tecnici comuni per assicurare interoperabilità tra fornitori di identità e piattaforme di vendita.

La dimensione europea e le conseguenze per il mercato

L’e-commerce è intrinsecamente transfrontaliero e, se la regolazione resta solo nazionale, si apre il rischio che gli acquisti vengano deviati verso venditori esteri meno controllati. Per questo una strategia efficace richiede coordinamento a livello UE: criteri comuni per l’identificazione delle categorie a rischio, soglie omogenee di verifica e standard minimi per l’attuazione operativa. Un quadro comunitario coerente aumenterebbe la protezione dei minori e offrirebbe alle imprese certezze regolatorie utili per scalare su più mercati senza dover riprogettare continuamente i processi.

Ruolo dell’identità digitale europea

L’identità digitale europea, se integrata nei processi di e-commerce, può ridurre le possibilità di elusione normativa e facilitare un’applicazione uniforme delle regole. L’adozione comune di credenziali riconosciute a livello UE permetterebbe ai consumatori e alle imprese di utilizzare gli stessi strumenti ovunque, semplificando i controlli e migliorando la trasparenza. Per avere un impatto reale, però, è indispensabile che la conversione in legge del decreto sia accompagnata da un confronto tecnico-operativo con gli attori del settore e da un dialogo strutturato con le istituzioni europee.

Scritto da Chiara Greco

Finanziamenti FESR per la digitalizzazione delle imprese in Sardegna