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La sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 4 settembre ha portato un cambiamento significativo nel modo in cui vengono gestiti i dati pseudonimizzati nel settore sanitario. Questa decisione ha attirato l’attenzione di esperti e operatori del settore, in quanto ridefinisce il concetto di dati personali in relazione a come vengono trattati e utilizzati.
Nuove definizioni e interpretazioni legali
La Corte ha stabilito che un dato pseudonimizzato può essere considerato dati personali o meno a seconda di chi lo utilizza e delle informazioni a sua disposizione per risalire all’identità dell’individuo. Questo approccio differisce notevolmente dall’interpretazione precedente del Garante Europeo e del Comitato Europeo, secondo cui i dati pseudonimizzati erano sempre considerati personali se qualcuno avesse potuto re-identificarli.
Il concetto di re-identificazione
Secondo la nuova sentenza, la valutazione della re-identificabilità di un dato deve essere effettuata in modo contestuale, considerando le specifiche modalità di accesso alle informazioni. Questo significa che non basta essere in possesso di dati pseudonimizzati per considerare tali dati come personali; è necessario analizzare le possibilità concrete di risalire all’identità degli interessati.
Implicazioni per il settore della salute
Nel contesto dell’innovazione sanitaria, questa sentenza ha ripercussioni dirette sul modo in cui i dati vengono condivisi e utilizzati. I dati sanitari, spesso fondamentali per l’addestramento di sistemi di intelligenza artificiale, possono ora essere trattati con maggiore flessibilità, a patto che si dimostri l’impossibilità di re-identificazione.
La sfida della compliance al GDPR
Nonostante le nuove opportunità, i soggetti coinvolti devono affrontare il compito di dimostrare l’assenza di rischi di re-identificazione. Questo implica un’analisi rigorosa e documentata delle misure adottate per garantire la sicurezza dei dati, come la cifratura e altre tecniche di protezione. Le Autorità di controllo, come il Garante per la protezione dei dati personali, possono contestare le valutazioni di chi tratta i dati, imponendo sanzioni se necessario.
Strategie per la protezione dei dati
Il considerando (26) del GDPR rimane un punto di riferimento cruciale, evidenziando l’importanza di considerare tutti i mezzi disponibili per identificare una persona. In questo contesto, le tecniche di anonimizzazione e pseudonimizzazione devono essere attentamente selezionate e applicate. L’uso di metodologie come la randomizzazione e il k-anonimato può ridurre i rischi di re-identificazione.
Il ruolo del confidential computing
Una delle soluzioni più promettenti per garantire la sicurezza dei dati è il confidential computing. Questa tecnologia crea un ambiente di esecuzione sicuro in cui i dati possono essere elaborati in forma cifrata, riducendo drasticamente il rischio di accesso non autorizzato. In questo modo, i dati rimangono protetti anche durante l’elaborazione, garantendo che solo output aggregati siano visibili al destinatario.
Le strutture sanitarie e i ricercatori devono adottare queste tecnologie per garantire che i dati trattati rimangano non identificabili, mentre continuano a sfruttare le potenzialità dei Real World Data. L’obiettivo finale è migliorare la qualità delle cure e avanzare nella ricerca scientifica, mantenendo sempre la compliance con le normative vigenti.
Conclusioni e prospettive future
In conclusione, la sentenza della Corte di Giustizia dell’UE rappresenta un importante passo avanti nella gestione dei dati sanitari e delle relative normative. Sebbene le sfide siano ancora molte, l’approccio più flessibile alla pseudonimizzazione offre nuove opportunità per l’innovazione nel settore sanitario. Resta essenziale che i professionisti del settore restino aggiornati sulle evoluzioni normative e sulle tecnologie emergenti per garantire un uso responsabile e efficace dei dati.
