Il 26 febbraio un gruppo di realtà europee — tra cui Hellas Sat, CNES, Thales Alenia Space e Safran — ha siglato un accordo per installare sul prossimo geostazionario Hellas Sat 5 un sistema di comunicazioni ottiche. L’obiettivo è chiaro: dimostrare collegamenti laser tra orbita e terra capaci di trasferire enormi volumi di dati con maggiore velocità, sicurezza e resilienza rispetto alle tecnologie radio tradizionali.
Cosa prevede l’intesa Le parti hanno definito ruoli e responsabilità tecniche e commerciali. Thales Alenia Space si occuperà del payload ottico che volerà su Hellas Sat 5; Safran costruirà una stazione di terra pilota presso il teleporto di Hellas Sat a Cipro (CyOGS); la stazione pilota dialogherà con FROGS, la stazione del CNES operativa sulla Costa Azzurra. L’accordo include prove di integrazione tra infrastrutture di volo e di terra e una serie di test per verificare affidabilità e interoperabilità.
Perché il laser in spazio libero è rilevante Le comunicazioni ottiche nello spazio libero offrono direttività molto maggiore e un throughput potenzialmente superiore rispetto ai link RF: si parla di capacità nell’ordine del terabit al secondo. I fasci laser, essendo stretti e puntiformi, riducono il rischio di intercettazione e interferenze rispetto alle trasmissioni radio. Inoltre, questi collegamenti possono garantire bassa latenza e una disponibilità che si presta a usi critici, dallo streaming in tempo reale dei dati satellitari alle linee private per infrastrutture sensibili.
Implicazioni operative e tecnologiche Portare laser su un satellite geostazionario cambia alcune logiche di progettazione delle reti. Occorreranno sistemi di puntamento più precisi, soluzioni per la gestione termica dei payload e terminali a terra robusti in grado di mantenere il link anche in presenza di turbolenze atmosferiche. I test previsti serviranno a mettere a punto i protocolli necessari per integrare i canali ottici nelle reti terrestri esistenti e a valutare la compatibilità con i payload di comunicazione già operativi.
Vantaggi strategici e scenari d’uso Da un punto di vista strategico, la soluzione valorizza la posizione orbitale di Hellas Sat a 39° Est: un singolo satellite geostazionario può coprire vaste aree in modo continuativo, senza la complessità e il numero di unità richiesti da molte costellazioni LEO. Questo approccio può ridurre la dipendenza dalle reti terrestri o sottomarine, offrendo un canale alternativo nei casi di interruzione e fungendo da backup per servizi essenziali. Tra le applicazioni concrete ci sono l’accesso a internet in aree remote, il downlink continuo di grandi flussi da satelliti di osservazione e collegamenti privati per infrastrutture critiche.
Sovranità, sostenibilità e gestione dello spazio Grecia e Cipro, tra gli attori più interessati, vedono in questa iniziativa un modo per rafforzare la sovranità delle comunicazioni sulle tratte critiche. L’architettura proposta promette inoltre una minore congestione orbitale: se si possono ottenere grandi capacità con un numero ridotto di geostazionari, si riducono anche i rischi di collisione e l’impatto ambientale legato al lancio e alla gestione di ampie costellazioni.
Interoperabilità e percorso di validazione Il progetto si innesta su esperienze europee pregresse, come i programmi VERTIGO e Co-Op, e punta a trasformare prove sperimentali in servizi operativi. Le fasi successive prevedono campagne di test estese per valutare affidabilità, resilienza e standard operativi; sulla base dei risultati si decideranno i passi commerciali e industriali successivi. L’accordo è stato firmato a Nicosia in un evento con la DG DEFIS della Commissione Europea, a sottolineare il carattere europeo e cooperativo dell’iniziativa.
Cosa aspettarsi ora Le società coinvolte comunicheranno a breve maggiori dettagli tecnici e tempistiche. Se le dimostrazioni confermeranno le attese, potremmo vedere un’accelerazione verso standard ottici nelle reti spaziali, con ricadute sia commerciali — per fornitori di infrastrutture e servizi — sia strategiche, in termini di autonomia tecnologica e protezione dei flussi dati. Se funzionerà come previsto, cambierà il modo in cui pensiamo la connettività spazio-terra, con vantaggi concreti per capacità, sicurezza e resilienza delle comunicazioni critiche.

