Copia privata nel cloud, il settore chiede chiarimenti e minaccia ricorso

Le principali associazioni della filiera digitale chiedono spiegazioni dopo la risposta del Ministero alla Camera: il rischio di doppia imposizione tra dispositivi e servizi cloud e le accuse sul metodo spingono verso un possibile ricorso amministrativo

La tensione tra Governo e industria digitale si è riaccesa in seguito alla pubblicazione del decreto ministeriale che aggiorna le tariffe per il compenso per copia privata. Il provvedimento del Ministero della Cultura del 23 febbraio 2026 include espressamente la memoria in cloud fra gli ambiti soggetti al prelievo, una scelta che ha scatenato reazioni congiunte da parte di Anitec-Assinform, AIIP, Andec, Asmi e Assintel.

La questione è emersa con forza durante il question time alla Camera del 24 marzo 2026, quando l’onorevole Pastorella ha sollevato dubbi sull’opportunità della misura in un contesto dominato dallo streaming. Il sottosegretario Gianmarco Mazzi ha difeso il testo, richiamando la giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea del 2026 e la documentazione istruttoria. Le associazioni però parlano di risposte insufficienti e di punti cruciali ancora aperti.

Il nodo del cloud e la posizione delle associazioni

Al centro del dissenso c’è l’estensione del compenso ai servizi di archiviazione online: per le sigle di settore l’applicazione del prelievo sia sui dispositivi sia sul cloud genera un problema di doppia imposizione. Le associazioni riconoscono la legittima esigenza di garantire una giusta remunerazione ad autori e produttori, ma chiedono che il meccanismo sia proporzionato e coerente con l’evoluzione delle abitudini di consumo digitale.

Doppia imposizione: argomenti e preoccupazioni

Secondo Anitec-Assinform e partner, il sistema attuale già remunera la copia privata attraverso i supporti fisici e l’aggiunta di un ulteriore contributo sul cloud rischierebbe di sovraccaricare produttori, importatori e, di riflesso, i consumatori finali. È sottolineata la possibilità che oneri maggiori favoriscano pratiche di importazione parallela o forme di elusione, con impatti negativi sulla raccolta delle risorse destinate a SIAE e agli autori.

Critiche sul metodo: consultazione e trasparenza

Le accuse non riguardano solo il merito della scelta normativa, ma anche il metodo seguito dal Ministero. Le associazioni evidenziano che il testo finale del decreto coincide «esattamente» con la bozza sottoposta a consultazione, nonostante le osservazioni pervenute. Questa situazione alimenta il sospetto che il confronto con il settore sia stato formale piuttosto che sostanziale, lasciando molte osservazioni senza risposta.

Consistenza dell’istruttoria e dati a supporto

Il Ministero ha richiamato tre indagini di mercato e il contributo del comitato consultivo permanente per il diritto d’autore; tuttavia, per le associazioni manca un’analisi chiara dei dati economici che giustifichi l’ampliamento del perimetro del compenso. La critica si concentra anche sulle esenzioni: secondo i rappresentanti del settore non è sufficientemente chiaro come siano trattati i servizi business to business e quali siano i criteri per evitare duplicazioni.

Impatto su imprese, consumatori e possibili scenari

Le preoccupazioni spaziano oltre il singolo prelievo: le sigle temono effetti di competitività per le imprese italiane, soprattutto le più piccole, che operano nel cloud e nella filiera dei dispositivi. Un aumento non bilanciato delle tariffe potrebbe ridurre la capacità di competere sul mercato globale, ridurre la raccolta effettiva del compenso a causa di fenomeni di evasione e aumentare i prezzi al consumo.

Alla luce delle risposte ritenute insufficienti e dell’assenza di modifiche sostanziali al testo, le associazioni hanno annunciato l’intenzione di valutare un ricorso al TAR come strada possibile per ottenere chiarimenti o modifiche. Sul piano politico resta aperto il confronto in Parlamento, mentre sul piano industriale cresce la pressione per una soluzione che coniughi tutela del diritto d’autore e sostenibilità economica del settore digitale.

In assenza di ulteriori chiarimenti, la controversia sembra destinata a proseguire tra argomentazioni tecniche, ricorsi amministrativi e un dibattito pubblico che dovrà fare i conti con la transizione digitale in corso e con la necessità di tutelare al tempo stesso creatività, imprese e consumatori.

Scritto da Elena Rossi

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