Cosa cambierà nel 2026 per i cavi sottomarini e le infrastrutture digitali

Un quadro sintetico delle nuove rotte, degli investimenti e delle conseguenze per prezzi, data center ed energia

Il panorama dei cavi sottomarini entra in una fase di svolta: per il 2026 è prevista l’attivazione di circa quaranta nuovi sistemi, con un valore che potrebbe superare i 6 miliardi di dollari nell’anno e superare i 14 miliardi nel triennio 2026-2027. Il rapporto State of the Network 2026 di TeleGeography dipinge un mercato con investimenti ai livelli più alti dai tempi del boom internet del 2000-2001, mentre la proprietà delle reti sta subendo profonde trasformazioni.

Questa ondata nasce da una pipeline post-pandemia che si è consolidata negli ultimi anni e dall’attivismo dei grandi operatori cloud. Dopo quasi un decennio con investimenti medi intorno ai due miliardi annui, la curva degli investimenti è salita, spinta soprattutto da Google, Meta, Microsoft e Amazon, che stanno finanziando progetti su vasta scala per ottimizzare la propria infrastruttura globale.

La domanda globale di banda e i numeri che contano

Tra il 2026 e il 2026 la richiesta internazionale di banda è aumentata in modo significativo: si è passati da circa 2.100 Tbps a oltre 6.400 Tbps, con un tasso composto annuo attorno al 32%. Sebbene la velocità di crescita sia scesa dal 45% annuo del 2026 al 29% del 2026, l’accumulo in termini assoluti resta sostanziale. I dati del 2026 hanno registrato un’ulteriore crescita del 23%, portando la banda globale a un totale indicato di 1.835 Terabit per secondo, con aumenti particolarmente marcati in aree come l’Africa e il Medio Oriente.

Geografia degli investimenti: il Pacifico al centro

La distribuzione territoriale degli investimenti mostra spostamenti netti. Nel triennio 2026-2026 le rotte intra-asiatiche hanno raccolto la fetta maggiore di nuovi capitali, con circa 1,2 miliardi di dollari, mentre il Sud America ha ricevuto circa 200 milioni. Guardando al periodo 2026-2027 il focus si sposta sul corridoio transpacifico, che attirerà oltre 3 miliardi di dollari in nuovi sistemi, seguito da rotte intra-asiatiche, asse Europa-Asia, Oceania e l’Atlantico. Anche l’America Latina dovrebbe registrare una crescita relativa rispetto al triennio precedente.

Rotte e priorità tecniche

La natura dei progetti è mutata: oggi molte tratte sono pensate per collegare data center e supportare architetture cloud distribuite, con requisiti diversi rispetto ai tradizionali cavi wholesale. Il controllo delle reti sta passando sempre più nelle mani degli hyperscalers, che nel 2026 hanno assorbito quasi tre quarti della domanda internazionale di banda e oltre l’80% sulle grandi rotte transoceaniche. Tra i progetti di maggiore impatto si segnalano la Pacific Connect Initiative di Google, con investimenti superiori al miliardo, e il Project Waterworth di Meta, un’iniziativa che prevede oltre 50.000 chilometri di dorsali per collegare Africa, America Latina e Asia.

Prezzi, mercato e nuova logica energetica

Nonostante l’afflusso di nuovi sistemi, i prezzi all’ingrosso non sono crollati come alcuni attendevano. Secondo TeleGeography, le connessioni a 100 Gbps sulle principali rotte hanno visto una riduzione media dell’11% annuo tra il 2026 e il 2026. Tuttavia, una quota crescente della nuova capacità è destinata a un uso proprietario: molti hyperscalers costruiscono cavi per esigenze interne di ridondanza, traffico AI e ottimizzazione dei data center, mettendo sul mercato solo parte della capacità attraverso accordi a lungo termine e contratti privati.

Nuove mappe digitali e implicazioni per i paesi

La crescente predominanza dei cloud provider sta modificando anche i criteri di scelta dei punti di atterraggio: si cercano territori con energia a basso costo, disponibilità di rinnovabili e condizioni climatiche favorevoli al raffreddamento naturale. Di conseguenza i data center e i cavi si influenzano a vicenda: dove arriva energia conveniente nascono hub digitali, e dove ci sono hub nascono nuove rotte sottomarine. Questo circolo virtuoso può generare centri digitali policentrici, mentre i Paesi incapaci di offrire condizioni competitive rischiano di restare marginali nella nuova mappa delle infrastrutture.

Scritto da Luca Montini

Come il made in Italy può crescere puntando sulle persone e sulla massa critica