Costruzione di Venture in Italia: Opportunità e Sfide Attuali da Conoscere

Esplora il dinamico panorama del venture building in Italia e le sue evoluzioni incessanti.

Il venture building in Italia sta attraversando una fase di profonda trasformazione, caratterizzata da cambiamenti significativi nel profilo degli imprenditori e nelle modalità di investimento. Durante la presentazione del Report Incubatori e Acceleratori 2026, realizzato dal Politecnico di Torino, Diyala D’Aveni, CEO di Vento, ha illustrato le attuali tendenze del settore e le sfide che rimangono da affrontare.

Il ruolo di Vento nel panorama italiano

Vento è un fondo di venture capital focalizzato sulle startup in fase iniziale, supportato da Exor. La sua strategia di investimento si distingue per un approccio sector-agnostic e geography-independent, con l’obiettivo di scoprire talenti imprenditoriali ovunque si trovino. Con un investimento iniziale tipico di 150.000 euro e possibilità di follow-on fino a 1 milione, Vento si propone non solo di finanziare, ma anche di costruire un ecosistema favorevole all’innovazione.

Iniziative ecosistemiche e progetti futuri

Dal 2026, Vento ha già investito in oltre 100 startup e punta a raggiungere un totale di 375 investimenti nei prossimi cinque anni. Tra le iniziative di supporto, spicca la Italian Tech Week, un evento che promuove l’incontro tra innovatori e investitori. La visione di D’Aveni è duplice: da un lato, quella di chi costruisce nuove realtà imprenditoriali e, dall’altro, quella di un osservatore privilegiato del flusso di capitale e talento a livello globale.

Un nuovo profilo di imprenditore

La figura dell’imprenditore italiano sta cambiando. Secondo D’Aveni, le competenze dei founder sono notevolmente migliorate negli ultimi anni. Molti di loro provengono da esperienze significative in scaleup o startup, spesso in contesti internazionali. Questo ha creato un circolo virtuoso che alimenta ambizioni crescenti e spinge le startup a guardare oltre i confini nazionali.

Il ritorno dei talenti dall’estero

Il rientro di professionisti che, dopo aver accumulato esperienze all’estero, decidono di tornare in Italia rappresenta un fenomeno significativo. Questi individui portano con sé un know-how tecnico e manageriale che arricchisce l’ecosistema locale. La strategia di investimento di Vento si basa su questo nuovo slancio, puntando su founder italiani in fase early stage, indipendentemente dalla loro posizione geografica.

Interazione con hub globali e criticità locali

Un segnale importante della maturità dell’ecosistema è la crescente presenza di italiani in incubatori prestigiosi come Y Combinator. Questo non rappresenta solo un traguardo simbolico, ma ha portato a 16 investimenti in founder italiani che hanno partecipato a programmi di accelerazione di alto livello. Tuttavia, nonostante questi successi, il mercato nazionale non può essere trascurato.

Strutture nazionali e loro importanza

Le strutture di supporto nazionali, sebbene in crescita, devono affrontare la sfida di mantenere la loro rilevanza. D’Aveni sottolinea che, nonostante gli investimenti totali siano ancora limitati, la loro presenza è fondamentale per il sostegno all’innovazione. La differenza tra ecosistemi maturi e quelli emergenti è evidente, e le startup italiane devono apprendere a pensare in grande, ispirandosi a contesti di successo come quello israeliano.

Le sfide del scaling e delle exit

Un tema critico emerso dall’analisi è la questione delle exit. D’Aveni evidenzia che, sebbene le startup italiane possano essere di buona qualità, la mancanza di sbocchi chiari per le exit rappresenta un problema ancora irrisolto. Numerose realtà imprenditoriali tendono a focalizzarsi esclusivamente sul mercato nazionale, limitando così le opportunità di acquisizione.

La necessità di un pensiero globale

Per superare questo stallo, è essenziale che i founder adottino fin dal principio una visione globale. Senza questa mentalità, la probabilità di attrarre investitori e partner internazionali diminuisce notevolmente. Inoltre, durante la fase di scaling, emerge una carenza di figure executive capaci di gestire la crescita, in particolare per startup che superano i 100 dipendenti e i 10 milioni di fatturato.

Le implicazioni delle scelte normative

Le recenti scelte normative e fiscali pongono sfide significative all’ecosistema imprenditoriale italiano. D’Aveni ha espresso preoccupazione per la rimozione della capital gain exemption per investimenti sotto i 500.000 euro. Questa decisione penalizza le startup in fase iniziale, limitando le opportunità di crescita e sviluppo.

Interventi necessari per l’innovazione

La CEO di Vento ha sottolineato l’importanza di un intervento pubblico più incisivo per favorire l’innovazione. È fondamentale che le politiche adottate stimolino la crescita, affinché l’ecosistema imprenditoriale italiano possa diventare competitivo a livello internazionale.

Prospettive di crescita per le startup

Per superare le attuali sfide, è essenziale che i fondatori delle startup sviluppino una visione globale. Senza una mentalità orientata all’internazionalizzazione, risulta difficile attrarre investimenti e affrontare la concorrenza globale.

La necessità di leadership adeguata

Inoltre, emerge una carenza di figure executive capaci di gestire la crescita, soprattutto per le startup che superano i 100 dipendenti e i 10 milioni di fatturato. È cruciale formare e attrarre talenti in grado di guidare queste aziende verso il successo.

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