L’Italia è al centro di una trasformazione digitale senza precedenti, con i data center che diventano sempre più cruciali per sostenere l’economia digitale. Tuttavia, la vera sfida non è solo la capacità di calcolo, ma l’infrastruttura energetica necessaria per alimentare queste fabriche di calcolo. Vincenzo Velardi, Infrastructure & Data Center Segment Manager di ABB Electrification Italia, spiega come l’aumento della domanda di potenza elaborativa, soprattutto con l’avvento dell’AI, stia ridefinendo il panorama energetico del Paese.
Con oltre 110.000 dipendenti e una presenza consolidata nei settori dell’energia, delle infrastrutture, dei trasporti e dell’industria, ABB Electrification Italia è un attore chiave in questo processo di trasformazione. Velardi sottolinea che l’Italia dovrà alimentare vere e proprie fabbriche di calcolo per l’AI capaci di sostenere carichi di lavoro senza precedenti. Nel 2026, sono stati installati 609 MW di capacità per data center, con investimenti stimati nel triennio 2026-2026 di oltre 10 miliardi di euro. Entro il 2028, la previsione supera il gigawatt di potenza IT installata.
Le infrastrutture digitali della PA: un’eredità da modernizzare
Le sale server della pubblica amministrazione locale e centrale sono spesso il risultato di decenni di informatizzazione progressiva e non sono progettate per le esigenze attuali dell’AI economy. Velardi osserva che questi data center sono spesso piccoli, inefficienti dal punto di vista energetico e incapaci di supportare i carichi di lavoro richiesti dalla digitalizzazione. Molti di questi progetti sono finanziati all’interno di programmi più ampi, come il PNRR, dove la voce infrastruttura IT è nascosta tra altre voci di spesa e non viene valutata con i criteri di un investimento industriale.
Questa situazione porta a sale server sottodimensionate e inefficienti, incapaci di sostenere l’evoluzione digitale. La rete elettrica locale spesso non dispone della capacità necessaria per rispondere alle variazioni rapide della domanda di energia dei data center, aumentando i tempi di attesa per le richieste di connessione.
L’importanza della ridondanza energetica e della resilienza
Velardi sottolinea che nessun servizio digitale può essere disponibile, sicuro o resiliente se non lo è anche l’infrastruttura energetica che lo alimenta. In un’economia digitale, un’interruzione non pianificata non è un inconveniente tecnico, ma un’interruzione di servizio pubblico. Nei data center, la ridondanza energetica è un aspetto fondante: ci sono sempre due rami di alimentazione, poi la ridondanza dei due rami e poi la ridondanza delle ridondanze.
Tutti i sistemi sono sensorizzati e integrati, dialogano tra loro e monitorano continuamente assorbimenti energetici, condizioni operative e stato di usura delle apparecchiature. I servizi di telemetria consentono di individuare tempestivamente anomalie e segnali di degrado, realizzando modelli di manutenzione predittiva e protocolli di intervento che allungano il ciclo di vita degli apparati.
La nuova geografia dei data center e l’importanza della modularità
Lo sviluppo dei data center in Italia è anche una questione territoriale. Nelle aree dove si concentra la domanda di capacità elaborativa, la disponibilità di spazi edificabili sta progressivamente diminuendo. Se fino a pochi anni fa era possibile realizzare nuove infrastrutture su aree libere, oggi sempre più progetti nascono dalla riconversione di aree industriali e urbane esistenti.
Velardi osserva che negli Stati Uniti il problema è meno evidente grazie alla maggiore disponibilità di spazio. In Italia, invece, si concentra sempre più potenza all’interno di spazi ridotti, mentre all’esterno cresce la necessità di infrastrutture dedicate all’alimentazione elettrica, al raffreddamento e alla gestione di questi carichi.
La crescita dei data center in Italia sta orientandosi verso modelli basati su sistemi prefabbricati, preingegnerizzati e modulari, in grado di ridurre i tempi di installazione, standardizzare i processi e rendere più prevedibili costi e tempistiche di progetto. Per i grandi impianti, ABB sviluppa sistemi di alimentazione modulari assemblati e collaudati in fabbrica e installabili in modalità plug and play. Per i contesti brownfield e per chi deve modernizzare infrastrutture esistenti, propone soluzioni containerizzate che integrano alimentazione, connettività e raffreddamento in spazi contenuti.
Le architetture elettriche come prerequisito dell’AI economy
Dal punto di vista tecnico, la conversione tra corrente alternata e continua comporta perdite energetiche, produzione di calore e componenti aggiuntivi che occupano spazio. ABB investe circa il 40% delle proprie risorse di ricerca e sviluppo nell’elettrificazione dei data center di nuova generazione, con l’obiettivo di ripensare il modo in cui l’energia viene distribuita dal grid al chip.
Insieme a NVIDIA, ABB sta lavorando su architetture di alimentazione in corrente continua ad alta tensione per ridurre il numero di conversioni elettriche necessarie per alimentare i carichi AI, migliorare l’efficienza energetica e rendere più semplice la distribuzione di grandi quantità di potenza. Le architetture a 800 VDC rappresentano il passo successivo, consentendo di trasportare più potenza con minori perdite e di ottimizzare l’utilizzo dello spazio disponibile.
Velardi conclude sottolineando che la competizione per attrarre investimenti nei data center non si gioca sulla qualità delle tecnologie disponibili, ma sulla capacità del sistema Paese di creare le condizioni necessarie. Oggi, i nostri vicini, in particolare la Spagna, sono molto più competitivi di noi grazie a scelte di sistema sulla disponibilità energetica, sulla velocità autorizzativa e sulla certezza dei tempi. A noi manca ancora una politica industriale capace di creare le condizioni necessarie per attrarre e realizzare nuovi investimenti infrastrutturali.



