Digital Commons Edic: nuove adesioni, direttore e progetti per la sovranità digitale

Digital Commons Edic si consolida con nuovi membri, la nomina di Laurent Rojey e iniziative su sovranità digitale e open source

Il consorzio europeo conosciuto come Digital Commons Edic sta entrando in una fase operativa più matura: dopo la costituzione formale avvenuta nell’ottobre 2026, l’organizzazione amplia la sua rete di partecipanti, definisce una leadership esecutiva e avvia i primi progetti concreti. L’obiettivo dichiarato è sostenere gli Stati membri nella costruzione di infrastrutture digitali aperte e nel rafforzamento della sovranità digitale europea, promuovendo il riuso e la cooperazione fra pubblica amministrazione, imprese e comunità open source.

Questo passaggio operativo si concretizza attraverso strumenti di governance, sportelli di supporto e iniziative tecniche che favoriscono l’accesso a risorse, finanziamenti e competenze. In pratica, Digital Commons mira a trasformare principi politici in risorse condivise, abbattendo la frammentazione e creando economie di scala per soluzioni digitali strategiche.

Obiettivi e ambito d’intervento

Il consorzio si colloca nel contesto del Decennio digitale dell’Unione europea e agisce come piattaforma per progettare, mantenere e diffondere beni digitali comuni. Tra le funzioni principali vi sono la creazione di una comunità paneuropea di attori pubblici, privati e civici, la facilitazione dell’accesso ai finanziamenti tramite uno sportello unico e il supporto tecnico e legale per la vita dei progetti. L’approccio punta a favorire il riuso delle componenti certificate e a promuovere la consapevolezza istituzionale sul valore dei digital commons come bene strategico per la resilienza digitale.

Cosa si intende per digital commons

Per digital commons si intendono risorse digitali progettate per essere condivise e gestite collettivamente: software open source, API riutilizzabili, piattaforme di interoperabilità e componenti infrastrutturali critiche. Queste risorse sono pensate non solo come codice, ma come ecosistemi che comprendono governance, documentazione e percorsi di manutenzione. Lo scopo è evitare duplicazioni, abbattere i costi di sviluppo e creare soluzioni interoperabili che possano essere adottate da più amministrazioni e imprese in modalità coordinata.

Composizione, governance e nomine

Il consorzio, con sede a Parigi, è nato su iniziativa di Francia, Germania, Paesi Bassi, Italia e Lussemburgo; successivamente hanno assunto ruolo di osservatori Slovenia, Polonia, Ungheria, Danimarca, Austria, Finlandia e la regione belga delle Fiandre, portando a dodici i partecipanti coinvolti. La governance vede alla presidenza dell’assemblea Art de Blaauw, Chief Information Officer del governo dei Paesi Bassi, con due vicepresidenti: Serafino Sorrenti per l’Italia e Luise Hölscher per la Germania. L’assetto è pensato per bilanciare rappresentanza politica, competenze tecniche e legami con le comunità open source.

La direzione esecutiva

È stata ufficializzata la nomina di Laurent Rojey come direttore operativo del consorzio a partire dal 1º aprile 2026. Rojey arriva dall’Agenzia nazionale francese per la coesione territoriale (ANCT), dove ha ricoperto il ruolo di vicedirettore generale per gli affari digitali e ha guidato programmi oggi utilizzati da circa 27mila amministrazioni locali. Con quasi 25 anni di esperienza nel settore digitale, Rojey sarà responsabile della costituzione dei gruppi di lavoro, della definizione del primo piano operativo e del coordinamento tra Stati, imprese e comunità open source.

Progetti iniziali e collaborazioni strategiche

Tra le prime iniziative lanciate dal consorzio ci sono una 100 Day Challenge per sviluppare componenti open source sovrani e interoperabili e un progetto pilota per la creazione di un Fondo europeo per le tecnologie sovrane (Eu-Stf). Quest’ultimo è sviluppato in collaborazione con la Sovereign Tech Agency tedesca, che mette a disposizione capacità operative e competenze per replicare in Europa il modello tedesco di supporto alle infrastrutture digitali aperte e critiche.

Parallelamente, resta attivo il fronte dell’interoperabilità: a dicembre 2026 la Commissione europea ha dato vita a Impacts-Edic, un consorzio con sede ad Atene dedicato a soluzioni di interoperabilità per le pubbliche amministrazioni e operativo nel quadro dell’Interoperable Europe Act. La Strategic Roadmap identifica sette filoni prioritari — come scambio sicuro dei dati, identità digitale, API catalogate, sandbox regolatorie, policy digital-ready, sicurezza e competenze — con l’obiettivo di «build once, share everywhere» e ridurre la frammentazione tecnologica.

Nel complesso, l’avvio operativo di Digital Commons Edic segna un passaggio dal piano delle intenzioni a quello dell’attuazione: la sfida nei prossimi mesi sarà tradurre la cooperazione politica in risultati tecnici e servizi riutilizzabili, capaci di aumentare la resilienza digitale dell’Unione e di offrire modelli di governance sostenibili per risorse condivise.

Scritto da Dr.ssa Anna Vitale

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