Digital twin integrale di San Pietro: come Eni e la Fabbrica innovano la tutela

Un progetto nato dalla collaborazione tra Eni e la Fabbrica di San Pietro che usa il digital twin per leggere sotto la superficie e migliorare la tutela del complesso monumentale

La conservazione della basilica di San Pietro entra in una fase di innovazione grazie al progetto “Oltre il visibile”, nato dalla collaborazione tra Eni e la Fabbrica di San Pietro in occasione del IV Centenario della Dedicazione della basilica. L’iniziativa si propone di costruire una conoscenza approfondita del complesso monumentale attraverso un modello digitale dinamico che mette in relazione l’architettura visibile, le fondazioni e il contesto geologico sottostante, offrendo uno strumento operativo per la tutela a lungo termine.

La campagna di rilievi e monitoraggi è stata intensa: circa 4.500 ore di lavoro in meno di due mesi su un’area di circa 80.000 metri quadrati. Le attività, condotte da team multidisciplinari di geofisici, ingegneri, fisici e topografi insieme agli esperti della Fabbrica, hanno impiegato tecnologie come laser scanning, fotogrammetria da drone, mobile mapping e indagini geofisiche per raccogliere dati puntuali e continui.

Un modello digitale integrale per leggere il monumento

Al centro del progetto c’è il digital twin: un modello tridimensionale dinamico che integra tre livelli informativi. Il primo livello è il rilievo metrico ad alta definizione dell’epigeo e degli spazi ipogei; il secondo ricostruisce il quadro idrogeologico del sottosuolo, con la caratterizzazione dei terreni alluvionali, della falda e delle marne vaticane; il terzo è il monitoraggio strutturale continuo, basato su reti di sensori distribuiti nelle zone critiche della basilica. Questa integrazione consente di interrogare il sistema e di correlare fenomeni che prima erano studiati separatamente.

Tre livelli di rappresentazione

La metodologia prevede la georeferenziazione accurata dei dati tramite una rete di capisaldi topografici definita con GPS e stazioni totali a precisione millimetrica. La combinazione di nuvole di punti ad alta densità con modelli geofisici e dati sensoristici rende possibile simulare scenari di comportamento strutturale e seguire l’evoluzione nel tempo con dettagli impensabili nelle indagini tradizionali.

Indagini, storia e tecniche: un approccio areale

Il progetto inaugura un cambio di scala rispetto alle analisi storiche, spesso focalizzate su porzioni isolate. L’approccio è areale: si considerano la parte epigea, la componente ipogea, la geologia e l’elemento strutturale in modo coordinato. I rilievi sono stati integrati con documentazione storica dell’Archivio della Fabbrica databile tra il XVI e il XVIII secolo, dati del restauro della facciata eseguito tra il 1997 e il 1999 e successive prove geotecniche, creando così una linea di continuità tra conoscenze antiche e strumenti moderni.

Rilievi e risultati operativi

Le indagini hanno evidenziato una fondazione complessa, particolarmente nella zona meridionale dove sono presenti terreni alluvionali e antropici e una falda attiva a circa 11,5 metri dal piano del portico. Criticità note già in epoca storica — con interventi come palificazioni e drenaggi adottati da Carlo Maderno — oggi vengono ricontestualizzate alla luce dei nuovi dati, permettendo scelte conservative più mirate.

Monitoraggio continuo e azione preventiva

Un risultato chiave è la validazione di un sistema di monitoraggio strutturale in continuo, capace di registrare spostamenti, rotazioni e accelerazioni in tempo reale. Sensori sono stati installati sulla facciata, sul tamburo della cupola e su elementi sensibili come il pilone di Santa Veronica e la parasta attribuita a Papa Alessandro VIII. I dati consentono di analizzare correlazioni con fattori esterni come variazioni stagionali di temperatura, oscillazioni della falda, effetti della città e l’intensa frequentazione turistica.

La piattaforma digitale non è solo una foto statica della basilica: è una piattaforma di conoscenza pensata per uso continuativo, che supporta studi, approfondimenti archeologici e interventi conservativi futuri. Trasformando rilievi, misurazioni e archivi storici in uno strumento interrogabile, la Fabbrica di San Pietro ottiene un supporto operativo per prevenire criticità e orientare scelte basate su evidenze tecniche.

In sintesi, “Oltre il visibile” dimostra come l’integrazione tra tecnologia, storia e competenze scientifiche possa offrire nuove possibilità di tutela per un patrimonio di valore universale: conoscere il sottosuolo e monitorare nel tempo significa aumentare la capacità di proteggere uno dei complessi religiosi e architettonici più significativi al mondo.

Scritto da Roberto Conti

Come interpretare il metaverso e il caos del tracciamento nei siti B2B