Digitalizzazione delle pmi manifatturiere italiane: strategia oltre gli incentivi

Il rinnovamento degli impianti grazie agli incentivi è stato importante, ma le pmi devono adottare una strategia integrata per sfruttare pienamente la digitalizzazione e le opportunità del mercato

Negli ultimi anni numerose piccole e medie imprese del settore manifatturiero hanno avviato processi di rinnovo tecnologico spinti da incentivi pubblici. Il fenomeno ha accelerato il ricambio delle macchine e l’adozione di soluzioni connesse, ma l’intervento è stato spesso di natura tattica: molte aziende hanno agito prevalentemente per sfruttare le agevolazioni, anziché impostare un percorso strutturato di trasformazione. In questa prospettiva è utile distinguere tra aggiornamento puntuale delle attrezzature e una strategia organica di digitalizzazione che coinvolga persone, processi e tecnologie. Marco Santini, ex Deutsche Bank e analista fintech, osserva che chi lavora nel settore sa che la mera sostituzione di macchinari non garantisce miglioramenti sistemici di produttività e compliance; dal punto di vista regolamentare, inoltre, la trasformazione richiede investimenti in competenze e due diligence sui processi. I numeri parlano chiaro: senza un approccio integrato, i benefici a medio termine rischiano di essere limitati, mentre le economie più resilienti adotteranno piani che includono formazione del personale, governance digitale e metriche di performance condivise.

Da incentivi a progetto: cambiare prospettiva

Per superare l’approccio opportunistico le imprese devono passare da singoli acquisti a iniziative strutturate. La semplice sostituzione di macchine non genera valore se non è inserita in obiettivi misurabili, come aumento della produttività, riduzione degli scarti e miglioramento della manutenzione. Per questo il concetto di digital transformation va inteso come roadmap che collega investimenti a risultati concreti, non come elenco di beni strumentali. Coinvolgere il management e le risorse operative fin dalle fasi iniziali riduce il rischio di implementazioni isolate e frammentate. Inoltre è necessario definire indicatori di performance condivisi e piani di formazione per il personale, così da trasformare gli incentivi in progetti replicabili e scalabili. I numeri parlano chiaro: senza metriche e governance i ritorni attesi rimangono marginali;

Pianificazione e misurazione

La pianificazione efficace richiede l’analisi dei processi esistenti, l’identificazione dei punti critici e la definizione di KPI condivisi. Le scelte tecnologiche devono essere proporzionate agli obiettivi aziendali: sensori per il monitoraggio, sistemi di raccolta dati e piattaforme di analisi vanno selezionati in funzione dei risultati attesi. Misurare progressi e impatti consente correzioni tempestive e la dimostrazione del ritorno sugli investimenti. Marco Santini ricorda che, nella sua esperienza in Deutsche Bank, collegare obiettivi operativi e metriche finanziarie è essenziale per trasformare un investimento in un progetto sostenibile. Per le imprese significa integrare governance, strumenti digitali e indicatori chiave in un ciclo di miglioramento continuo.

Integrazione tecnologica e culturale

Per le imprese significa integrare governance, strumenti digitali e indicatori chiave in un ciclo di miglioramento continuo. Nella mia esperienza in Deutsche Bank, l’adozione tecnologica senza una modificazione organizzativa resta inefficace. Chi lavora nel settore sa che la mera installazione di sensori non cambia i processi. Occorre aggiornare ruoli, procedure e sistemi di misurazione.

La manutenzione predittiva e l’analisi avanzata richiedono competenze specifiche. Le aziende devono definire percorsi di formazione mirati e piani di reskilling. Bisogna inoltre favorire la collaborazione interfunzionale, creando figure di raccordo tra produzione e digitale. I numeri parlano chiaro: investimenti in capitale umano riducono tempi di fermo e migliorano l’efficienza operativa.

Dal punto di vista regolamentare, la gestione dei dati impone standard di compliance e protezione. La governance deve prevedere responsabilità chiare su qualità, integrità e accesso ai dati. Chi progetta la trasformazione deve includere misure di due diligence e procedure di controllo continuo per mitigare i rischi.

Resistenze e leve del cambiamento

Alla luce delle misure di due diligence e dei controlli continui, le imprese incontrano spesso resistenze legate alla complessità e ai costi percepiti. Chi lavora nel settore sa che la mancanza di tempo e risorse può rallentare l’adozione.

Le leve più efficaci per superare gli ostacoli sono il coinvolgimento strutturato del personale, la dimostrazione di benefici rapidi e l’adozione di progetti pilota, ossia sperimentazioni limitate nel tempo e nello spazio. Marco Santini osserva che la collaborazione con fornitori e consulenti qualificati riduce la curva di apprendimento e limita il rischio di soluzioni sovradimensionate o mal integrate. La misurazione puntuale dei risultati resta un elemento decisivo per valutare la scalabilità degli interventi.

Ruolo degli incentivi e sostenibilità dell’investimento

La misurazione puntuale dei risultati resta un elemento decisivo per valutare la scalabilità degli interventi. Le agevolazioni fiscali e gli strumenti normativi hanno stimolato il rinnovo del parco macchine e ridotto l’onere finanziario iniziale. Per le imprese ciò rappresenta un’opportunità tecnica e finanziaria, non una garanzia automatica di successo.

Per trasformare l’incentivo in valore duraturo è necessario considerare i costi effettivi oltre il beneficio immediato. Tra questi rientrano i costi di integrazione, le spese per la formazione del personale e gli oneri di manutenzione. Chi lavora nel settore sa che l’assenza di pianificazione su questi aspetti aumenta il rischio di risultati inferiori alle attese.

Una visione di lungo periodo richiede l’adeguamento dei processi gestionali e la definizione di indicatori operativi. Nella mia esperienza in Deutsche Bank, la due diligence post-investimento è spesso decisiva per realizzare il ritorno atteso. Dal punto di vista regolamentare, la compliance continua e la documentazione delle spese restano prerequisiti per mantenere gli incentivi.

I numeri parlano chiaro: investimenti pianificati e misurati migliorano il ritorno sull’investimento. Il prossimo sviluppo atteso riguarda l’armonizzazione delle regole su monitoraggio e reporting, elemento che potrebbe facilitare la valutazione comparativa tra progetti.

Strategie finanziarie e partnership

La necessità di armonizzare regole su monitoraggio e reporting rende strategica la valutazione di opzioni di finanziamento e alleanze commerciali. Leasing tecnologico, contratti di servizio con fornitori e progetti condivisi con altre imprese riducono l’impatto dell’investimento iniziale e facilitano la sperimentazione controllata.

La condivisione di casi di successo tra realtà simili favorisce l’adozione di best practice e diminuisce l’incertezza decisionale degli investitori. Marco Santini, analista fintech ed ex Deutsche Bank, sottolinea che chi lavora nel settore sa che una strategia integrata che combini tecnologia, competenze e processi è condizione necessaria per tradurre incentivi in crescita misurabile. L’ulteriore sviluppo atteso è una maggiore standardizzazione del reporting, elemento che faciliterà la comparabilità dei progetti e l’accesso a capitali per la scala degli interventi.

Scritto da Marco Santini

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