Ecosistema delle Startup e Scaleup in Italia: Analisi Approfondita delle Opportunità e Sfide

Analisi approfondita dell'ecosistema startup italiano: sfide attuali e opportunità di crescita.

Per comprendere l’ecosistema delle startup e delle scaleup in Italia, è fondamentale adottare una visione che trascenda il mero focus annuale. Questo approccio è stato presentato da Antonio Ghezzi, Direttore dell’Osservatorio Startup & Scaleup Hi-tech e docente al Politecnico di Milano, in occasione del convegno Digital & Open Innovation, tenutosi il 2 dicembre. Durante l’evento, Ghezzi ha condiviso i risultati di una ricerca annuale che analizza il panorama delle startup italiane.

Il lavoro, che si sviluppa da 14 anni, si basa su un monitoraggio costante degli investimenti in capitale di rischio destinati a startup e scaleup italiane, sia da parte di investitori locali che internazionali. Ghezzi ha aperto il suo intervento con una dichiarazione provocatoria: “Io sono Direttore di un Osservatorio morto”, evidenziando l’urgenza di un cambiamento.

Investimenti nel 2026: un quadro stabile ma distante dai picchi

Nel 2026, gli investimenti complessivi in startup e scaleup hi-tech in Italia hanno raggiunto circa 1,456 miliardi di euro. Questo dato indica una certa stabilità rispetto all’anno precedente, ma è ancora lontano dai livelli record. Ghezzi ha sottolineato che “non siamo tornati ai fasti in termini assoluti”, notando come il rimbalzo non abbia portato a una nuova fase di crescita strutturale.

Composizione degli investimenti e ruolo del capitale internazionale

Analizzando la tipologia di investimenti, Ghezzi ha evidenziato il predominio dei fondi di Venture Capital, che hanno rappresentato il 64% del totale, con investimenti superiori al milione di euro. Un aspetto significativo è l’aumento del capitale internazionale, che nel 2026 ha costituito circa il 40% degli investimenti. “Questo è un dato certamente positivo”, ha affermato Ghezzi, sottolineando che l’afflusso di capitali esteri può fornire “aria, linfa, benzina” all’ecosistema. La maggior parte di questi investimenti proviene dall’Europa e dagli Stati Uniti, con un incremento degli investitori americani e una diminuzione da parte della Germania.

Confronto con altri Paesi europei e sfide interne

Il confronto con altri ecosistemi europei rivela che l’Italia è ancora in una posizione di svantaggio, con volumi di investimento inferiori rispetto a Francia e Germania, e leggermente dietro alla Spagna. Ghezzi ha specificato che non si tratta solo di dati quantitativi, ma della capacità dell’intero sistema di sostenere la crescita delle imprese nel lungo periodo.

Il ruolo delle corporate e le difficoltà di exit

Un altro aspetto critico è il coinvolgimento delle grandi aziende nel settore startup. Le acquisizioni di startup da parte di corporate rimangono limitate, con circa 20 operazioni. Questo fatto ostacola non solo il numero di exit, ma riduce anche la capacità del mercato di reinvestire i capitali generati, un passaggio cruciale per la sostenibilità dell’ecosistema imprenditoriale.

Emergenza del deep tech e prospettive di crescita

Tra i dati più promettenti, Ghezzi ha notato l’emergere del deep tech. Undici delle quindici startup più finanziate appartengono a questo settore, caratterizzato da tecnologie che richiedono tempo e investimenti considerevoli per svilupparsi. Tuttavia, Ghezzi ha chiarito che il deep tech non è sinonimo di scaleup; alcune aziende possono attrarre capitali significativi senza rispettare i parametri di crescita tradizionali.

“Questo è un segnale molto positivo per l’ecosistema”, ha affermato, aggiungendo che è fondamentale spostare l’attenzione dalla quantità alla crescita. “Se vogliamo svilupparci come ecosistema, dobbiamo concentrarci su chi già sta performando bene”, ha spiegato, sottolineando l’importanza di investire in scaleup consolidate, in particolare nei settori dello space, del cleantech e del biotech.

Il numero ridotto di exit continua a rappresentare una delle principali barriere per lo sviluppo dell’ecosistema startup e scaleup in Italia. Senza un flusso costante di uscite, i capitali faticano a rientrare nel sistema, limitando le opportunità per nuovi cicli di investimento e ostacolando la creazione di un ecosistema più maturo.

Ghezzi ha ribadito l’importanza dell’Osservatorio, affermando che la disponibilità di dati non è più il principale problema. Il valore risiede nella capacità di interpretare tali dati e relazionarli alle dinamiche industriali e finanziarie. “Lunga vita all’Osservatorio, lunga vita all’ecosistema”, ha concluso, richiamando l’attenzione sulla necessità di continuare a monitorare e analizzare un sistema in continua evoluzione.

Scritto da Sofia Rossi

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