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Il panorama delle startup e scaleup in Italia rappresenta un tema di grande rilevanza, che richiede uno sguardo lungo e non limitato a singoli anni. Durante il convegno “Digital & Open Innovation 2026”, Antonio Ghezzi, Direttore dell’Osservatorio Startup & Scaleup Hi-tech e professore al Politecnico di Milano, ha presentato un’analisi sui risultati della ricerca annuale, sottolineando l’importanza di interpretare i dati in un contesto più ampio.
Nell’ambito di un lavoro che si protrae da oltre 14 anni, l’Osservatorio ha monitorato incessantemente gli investimenti in capitale di rischio per le startup e scaleup italiane, sia da parte di investitori locali che internazionali. Ghezzi ha aperto il suo intervento con una provocazione: “Io sono Direttore di un Osservatorio morto”, per stimolare una riflessione sulla vitalità del settore.
Investimenti e trend del 2026
Nel 2026, gli investimenti totali nel settore hi-tech italiano ammontano a circa 1,456 miliardi di euro. Questo dato mostra una stabilità rispetto all’anno precedente, sebbene non raggiunga i picchi del 2026. Ghezzi ha osservato che, nonostante un rimbalzo nel 2026, non si è ancora assistito a una nuova fase di crescita strutturale.
Composizione degli investimenti
Analizzando in dettaglio la composizione degli investimenti, Ghezzi ha evidenziato il ruolo predominante dei fondi di Venture Capital, che rappresentano il 64% delle operazioni, con ticket superiori al milione di euro. Un dato significativo è l’aumento del capitale internazionale, che nel 2026 ha raggiunto circa il 40% degli investimenti totali. Questo è un segnale positivo, poiché l’afflusso di capitali dall’estero può apportare nuova vitalità all’ecosistema, soprattutto da investitori europei e statunitensi, sebbene si noti un calo di investimenti dalla Germania.
Una sfida comparativa con l’Europa
Confrontando l’Italia con altri Paesi europei, emerge un ecosistema di startup ancora sottodimensionato. Gli investimenti italiani sono significativamente inferiori rispetto a Francia e Germania, e solo leggermente superiori a quelli della Spagna. Ghezzi sottolinea che il problema non è solo di natura quantitativa, ma riguarda la capacità complessiva del sistema di supportare la crescita delle aziende nel lungo periodo.
Il ruolo delle corporate
Un altro aspetto critico riguarda la scarsa partecipazione delle grandi aziende nel processo di acquisizione di startup. Nel 2026 sono state registrate circa 20 operazioni di acquisizione, limitando così le exit e riducendo le opportunità di reinvestimento del capitale generato, un elemento chiave per la sostenibilità dell’ecosistema.
Il futuro del deep tech
Un aspetto interessante emerso dalla ricerca è l’importanza crescente del deep tech, settore in cui undici delle quindici startup più finanziate operano. Queste tecnologie richiedono investimenti a lungo termine e un periodo di incubazione significativo. Tuttavia, Ghezzi avverte che deep tech e scaleup non sono necessariamente sinonimi; alcune imprese possono raccogliere capitali notevoli senza rispettare i criteri di crescita tradizionali, come il numero di dipendenti o il fatturato. Questo trend è considerato un indicativo positivo per l’ecosistema.
Ghezzi insiste sull’importanza di spostare l’attenzione dalla mera quantità alla crescita sostenibile. “Per far avanzare l’ecosistema, è fondamentale concentrarsi su chi già opera con successo”, afferma, suggerendo che è più produttivo investire nelle scaleup esistenti piuttosto che ampliare indiscriminatamente il numero di nuove iniziative.
Le aree di interesse, come lo space, il cleantech e il biotech, offrono basi solide su cui costruire. La mancanza di un numero consistente di exit rimane un freno allo sviluppo dell’ecosistema. Senza un flusso di operazioni di uscita, il capitale fatica a rientrare nel mercato e a sostenere nuovi investimenti.
Prospettive future
Al termine del suo intervento, Ghezzi ha ribadito il ruolo cruciale dell’Osservatorio, affermando che il vero valore non risiede solo nella disponibilità di dati, ma nella loro interpretazione e connessione con le dinamiche industriali e finanziarie. “Lunga vita all’Osservatorio, lunga vita all’ecosistema”, ha concluso, sottolineando la necessità di continuare a monitorare e comprendere un sistema in costante evoluzione.
