Euro digitale, stablecoin e geopolitica dei pagamenti: cosa cambia per l’Europa

Un quadro sintetico delle tensioni tra stablecoin, grandi network di pagamento e l'iniziativa europea sull'euro digitale, con riflessioni su startup, banche e IA

Il settore dei pagamenti internazionali sta assumendo una dimensione sempre più strategica, dove la tecnologia e la geopolitica si intrecciano. Al convegno “Innovative Payments: nuovi orizzonti digitali” del 12 marzo 2026 il professor Umberto Bertelé ha richiamato l’attenzione sul fatto che l’euro digitale non è solo un progetto tecnico ma un elemento di sovranità monetaria capace di influenzare flussi globali di liquidità e rapporti di potere valutari.

La competizione globale ha spinto diversi attori a ripensare infrastrutture e modelli di intermediazione: dalle stablecoin alle grandi reti di carte, fino ai nuovi servizi bancari digitali. Questo articolo ricompone i nodi principali del dibattito, mettendo in relazione dati di mercato, iniziative industriali e le possibili conseguenze per le banche e le startup fintech europee.

Il nuovo equilibrio dei pagamenti: vincitori e perdenti

Negli ultimi anni alcune piattaforme nate sul fronte digitale hanno visto una forte volatilità nella valutazione: un esempio emblematico è PayPal, passata da una capitalizzazione superiore a 350 miliardi di dollari a circa 42 miliardi, una perdita di valore che illustra la fragilità di certi modelli. Al contrario, i network consolidati come Visa e Mastercard hanno mostrato resilienza, con Visa che ha oscillato tra 700 e 600 miliardi di capitalizzazione, mantenendo una posizione dominante sulle emissioni di carte. Tra le eccezioni figura Stripe, non quotata ma valutata intorno a 159 miliardi di dollari, la cui struttura somiglia per solidità a quella dei grandi operatori tradizionali.

Le stablecoin e il ruolo degli Stati Uniti

Un fattore dirompente è rappresentato dall’ascesa delle stablecoin, strumenti che mantengono un ancoraggio al dollaro e favoriscono la persistenza della valuta americana come riserva. Sul mercato dominano Tether (USDT) con circa 183 miliardi di capitalizzazione e USDC con 77 miliardi. È interessante notare come la struttura di Tether presenti legami con investitori italiani, con stime non ufficiali che attribuiscono quote rilevanti a Giancarlo Devasini e Paolo Ardoino. L’impossibilità, per autorità centrali statunitensi, di emettere un “dollaro digitale” diretto spinge l’ecosistema privato a colmare il vuoto, con ripercussioni sui mercati asiatici e sui flussi transnazionali.

L’euro digitale come risposta politica e tecnica

Di fronte a questa pressione transatlantica, l’Unione Europea accelera il percorso verso un euro digitale emesso dalla banca centrale, concepito come moneta digitale della banca centrale in grado di tutelare la sovranità monetaria. L’approccio europeo privilegia regole più stringenti sulla privacy e l’integrazione con il sistema bancario tradizionale, ma incontra resistenze: le banche temono che la nuova moneta possa sottrarre depositi e ruolo intermedio, ridisegnando il loro business model.

Iniziative bancarie e gestione della liquidità

Per contenere la fuga di depositi verso soluzioni private è nata Qivalis, un’alleanza che coinvolge grandi istituti come UniCredit, BNP Paribas, Sella e principali banche spagnole, tedesche e olandesi, con l’obiettivo di offrire servizi competitivi che mantengano la liquidità in Europa. Le stime citate a livello internazionale, tra cui proiezioni di istituzioni come JPMorgan, indicano che negli Stati Uniti potrebbero esserci fino a 6,6 trilioni di dollari potenzialmente spostabili verso nuove strutture monetarie, una misura del rischio di disintermediazione cui le banche devono prepararsi.

Tecnologia, startup e il futuro dei servizi di pagamento

La trasformazione passa anche per l’innovazione: in Italia il mercato fintech sta vivendo una fase di consolidamento. Al termine del 2026 risultavano attive 596 startup, in lieve calo rispetto alle 622 del 2026, ma con una maggiore propensione a collaborazioni industriali. I finanziamenti sono aumentati del 44% raggiungendo circa 250 milioni di euro e i ricavi sono cresciuti del 29%, segnali di maturazione verso modelli sostenibili.

Dal punto di vista tecnologico, il 70% delle startup adotta API, il 43% utilizza Artificial Intelligence e il 26% ha iniziato a sperimentare la Generative AI, spesso per ottimizzare processi di back‑office. L’Open Banking, nato dalla PSD2, sta evolvendo verso l’Open Finance e nel primo semestre 2026 quasi il 49,2% degli utenti italiani aveva almeno un conto connesso, aprendo scenari nuovi per servizi personalizzati e integrazione tra attori tradizionali e nuovi entranti.

Infine, il settore assicurativo mostra come i pagamenti digitali stiano ridefinendo relazioni con i clienti: nel 2026 il valore transato con strumenti digitali ha raggiunto 481 miliardi di euro (43% del totale) e gli incassi nei punti vendita fisici sono stati 385 miliardi, in crescita del 7% rispetto al 2026. Le preferenze delle nuove generazioni e la centralità di temi come rischio climatico e cybersecurity indicano che innovazione tecnologica e adattamento normativo saranno decisivi nei prossimi anni.

Scritto da Marco Santini

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