In una cerimonia tenutasi a Bruxelles, i rappresentanti dei 27 Stati membri dell’Unione europea, insieme alla Banca europea per gli investimenti (BEI) e a un ventaglio di investitori istituzionali e privati, hanno presentato la seconda fase della European Tech Champions Initiative (ETCI 2.0). L’obiettivo è creare una piattaforma paneuropea di investimento capace di raccogliere capitali sufficienti per trasformare circa 1 500 imprese tecnologiche emergenti in veri e propri leader di mercato a livello globale.
La spinta proviene da un accordo pubblico-privato che prevede di mobilitare fino a 80 miliardi di euro in nuove risorse finanziarie. Questa cifra, stimata per la fase finale dell’iniziativa, supera di gran lunga il valore del primo round lanciato nel 2023, segnalando la volontà dell’UE di colmare il divario di finanziamento che ancora limita la crescita delle scale-up nel continente.
Obiettivi economici e meccanismo di finanziamento
ETCI 2.0 punta a raccogliere almeno 15 miliardi di euro nel “first closing” previsto nella seconda metà del 2026, con l’impegno diretto della BEI pari a 1,25 miliardi di euro. Una volta consolidati i primi apporti, il fondo di fondi potrà indirizzare fino a 80 miliardi di euro verso investimenti late-stage, ovvero le fasi più avanzate di sviluppo delle imprese target, grazie alla partecipazione di investitori pubblici, nazionali e privati.
Primo closing e patrimonio target
Il primo closing segnerà la definizione delle quote di tutti gli attori coinvolti, consentendo di attivare i migliori mega-fondi europei. Si prevede che almeno 45 di questi mega-fondi possano assegnare ticket medio-alto (circa 200 milioni di euro per impresa), favorendo così la nascita di nuovi “unicorni” europei e rafforzando la capacità competitiva del continente sul panorama globale.
Investitori di spicco e prime adesioni
Il primo segnale concreto è arrivato da Azimut Holding gruppo italiano di asset e wealth management, che ha sottoscritto il primo investimento nella nuova iniziativa. A seguirne sono stati completati gli accordi con Green Arrow Capitalla Fondazione Compagnia di San Paolo le banche spagnole BBVABanco Santander e AltamarCAM e la banca danese Danske Bank. La varietà dei partecipanti dimostra la capacità dell’ETCI di attrarre capitali da diverse realtà, sia pubbliche sia private, e di integrare le competenze di gestione patrimoniale con obiettivi di sviluppo industriale.
Il ruolo di Azimut Holding
Secondo il CEO Giorgio Medda, la partecipazione di Azimut “rappresenta una naturale evoluzione” della strategia di lungo periodo del gruppo, che dal 2014 indirizza il risparmio privato verso l’economia reale. L’ingresso in ETCI 2.0 conferma l’impegno del gruppo a sostenere le tecnologie dirompenti e a favorire un ecosistema di innovazione più solido e competitivo a livello europeo.
Impatto sul panorama italiano e sulle scale-up europee
Per l’Italia, l’iniziativa è particolarmente rilevante perché potrà rinforzare il mercato nazionale del private equity e del venture capital ancora limitato nelle fasi di crescita avanzata. L’ETCI 2.0 fornirà un canale di finanziamento capace di superare le barriere tradizionali, consentendo alle imprese emergenti di restare in Europa invece di ricercare capitale altrove.
Coordinamento con iniziative nazionali
L’iniziativa si inserisce in un più ampio contesto di programmi nazionali, come il progetto francese “Tibi” e la piattaforma tedesca “WIN”. Queste sinergie favoriranno la creazione di una rete di sostegno integrata, capace di guidare le startup verso la fase di quotazione o di espansione internazionale, garantendo al contempo che il capitale, i talenti e le ambizioni rimangano radicati nel territorio europeo.



