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Negli ultimi anni l’Italia ha accelerato la posa di fibra ottica e oggi mostra una presenza infrastrutturale che non era scontata fino a pochi anni fa. I dati dell’ultimo report IDATE, presentato con il FTTH Council, fotografano un Paese che ha quasi raggiunto la media europea in termini di copertura: la FTTH ora copre il 72% delle unità immobiliari, contro la media EU27+UK del 76,8%. Tuttavia, la conversione della disponibilità in utilizzo effettivo è il vero banco di prova per trasformare gli investimenti in valore reale per cittadini e imprese.
Il termine take-up diventa centrale in questo contesto: indica la percentuale di utenti che effettivamente sottoscrivono servizi su rete 100% fibra. Al 30 settembre 2026 il tasso italiano si è attestato al 30%, distante dalla media europea del 54,9%, e questo divario è il cuore delle preoccupazioni degli operatori e delle istituzioni che hanno investito nel cablaggio nazionale.
Open Fiber: il motore della trasformazione infrastrutturale
Nel panorama nazionale il ruolo di Open Fiber è risultante e strutturale: l’azienda è il principale attore non incumbent nel segmento FTTH e opera con un modello wholesale-only che ha contribuito a diffondere rapidamente la rete. Dall’ingresso sul mercato nel 2017 la copertura nazionale è passata dal 22% al 72%, un balzo che testimonia la velocità del piano di cablaggio. Al centro della strategia ci sono numeri rilevanti: 17,2 milioni di unità immobiliari raggiunte, circa 3,9 milioni di clienti attivi e una infrastruttura estesa per 165.000 chilometri, corrispondente a 36 milioni di chilometri di fibra posata.
Numeri, scala e investimenti
Questi traguardi non sono casuali ma il frutto di scelte industriali e finanziarie: gli investimenti complessivi che hanno sostenuto l’espansione ammontano a circa 11 miliardi di euro. Il risultato è che oggi oltre la metà degli utenti FTTH italiani (54%) utilizza la rete realizzata da Open Fiber, confermando la posizione dell’azienda come primo player nazionale nel segmento in cui opera. La scala raggiunta posiziona inoltre l’Italia in alto nelle classifiche europee per incremento di unità cablate e per crescita degli abbonati.
Il nodo del take-up e il confronto con l’Europa
Nonostante la maturità dell’offerta infrastrutturale, la domanda fatica a tenere il passo. Il gap tra copertura e utilizzo espone il sistema paese a rischi sia economici sia di competitività digitale: restare ancorati al rame limita l’accesso a servizi e applicazioni avanzate che la fibra abilita. Secondo la leadership di settore, il problema non è solo la sostenibilità finanziaria degli investimenti ma anche il freno alla digitalizzazione di imprese e pubblica amministrazione.
Switch-off e Paesi di riferimento
L’esperienza europea mostra che la transizione verso la fibra accelera quando è accompagnata da politiche di dismissione del rame. Paesi come Francia, Spagna e Regno Unito, che hanno già avviato processi di switch-off, registrano i maggiori incrementi di linee attive. Il quadro regolatorio europeo, con il Digital Networks Act, individua il 2035 come orizzonte realistico per il superamento definitivo delle tecnologie legacy: la migrazione completa verso la FTTH è vista come leva per aumentare il take-up e allineare il Paese agli obiettivi comunitari.
Impatto energetico e nuove opportunità applicative
La modernizzazione della rete porta benefici oltre la velocità di connessione. Secondo stime fornite dagli operatori, lo switch-off del rame determinerebbe una riduzione significativa dei consumi: una rete interamente in fibra consumerebbe solo il 14% dell’energia richiesta da una rete su rame, con una contrazione dei consumi dell’ordine dell’86%. Questo aspetto assume peso in un contesto internazionale segnato da tensioni sui costi energetici e dalla spinta alla transizione ecologica.
Applicazioni ad alto valore aggiunto
Oltre al risparmio energetico, la FTTH abilita soluzioni ad alto valore per imprese e servizi pubblici: dalla gestione intelligente delle reti elettriche con smart grid a servizi avanzati per l’industria 4.0, fino alle applicazioni per la sanità e la pubblica amministrazione. Per trasformare queste opportunità in realtà occorre però incidere sul comportamento di adozione degli utenti attraverso incentivi, campagne di informazione e offerte commerciali mirate.
Il quadro tratteggiato dal report rende evidente che l’Italia ha costruito una base solida ma ora deve completare la transizione facendo lavorare insieme operatori, istituzioni e industria per aumentare il take-up. Solo con una strategia coordinata che includa anche misure regolatorie verso lo switch-off e azioni per rimuovere barriere culturali ed economiche, la rete potrà diventare un vero volano di competitività e innovazione per tutto il Paese.

