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Il Politecnico di Milano ha pubblicato la prima cartografia completa dei data center nell’area della Città metropolitana di Milano. Il progetto ProdAction, promosso dal CRAFT del Dipartimento DAStU, descrive localizzazione, potenze elettriche e superfici impiegate. Questo contributo offre una prima lettura dettagliata di un fenomeno che sta rimodellando lo spazio produttivo e infrastrutturale della regione.
Il lavoro nasce per colmare la carenza di database pubblici affidabili. Senza mappe e statistiche aggiornate risulta difficile valutare effetti territoriali come l’impatto energetico, il consumo di suolo e le procedure ambientali e urbanistiche. Dal punto di vista ESG, la disponibilità di questi dati facilita analisi LCA e pianificazioni che integrano esigenze produttive e sostenibilità.
Un quadro di numeri: concentrazione e crescita delle potenze
La mappatura rileva che nell’area metropolitana di Milano sono attivi 33 data center su 49 presenti in Lombardia, distribuiti su 32 comuni. A livello nazionale si contano circa 200 strutture; ciò conferma che la Lombardia ospita una quota rilevante dell’infrastruttura digitale italiana. Le strutture dell’area milanese concentrano circa il 68% della capacità nazionale, pari a circa 414 MW. Dal punto di vista ESG, la disponibilità di questi dati favorisce analisi di valutazione del ciclo di vita (LCA) e pianificazioni che integrano esigenze produttive e sostenibilità. La sostenibilità è un business case: la conoscenza puntuale di localizzazione e potenza facilita interventi di efficienza energetica, riduzione degli scope 1-2-3 e strategie di resilienza infrastrutturale, elementi che possono guidare futuri investimenti nel settore.
Tendenze in cantiere
La dimensione media degli impianti registra un aumento significativo rispetto al parco esistente. I data center attivi hanno potenze generalmente inferiori a 10 MW. Gli impianti in costruzione si collocano tra 20 e 60 MW, con una media intorno ai 30 MW. I progetti in fase di valutazione spaziano tra 24 e 300 MW e mostrano una media prossima agli 80 MW. Il dato conferma la diffusione dei Campus Data Center, ovvero complessi multi-edificio ad alta potenza pensati per concentrare servizi e resilienza.
Se tutti i cantieri con previsione di apertura entro il 2028 saranno completati, la capacità aggiuntiva prevista è di circa 318 MW, quasi il doppio rispetto all’esistente. Considerando anche i progetti sottoposti a Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), la crescita potenziale potrebbe aggiungere altri 600 MW entro il 2030. In tale scenario l’aumento complessivo si avvicinerebbe a un incremento di circa 1 GW, con impatti rilevanti su domanda energetica e strategie di decarbonizzazione.
Distribuzione geografica e disparità territoriali
La mappatura evidenzia una forte concentrazione nell’area milanese e una presenza più limitata in molte altre regioni. Attorno a Roma si osservano segnali di sviluppo, con circa una ventina di impianti, ma i numeri restano inferiori rispetto all’area lombarda. Questa distribuzione asimmetrica genera una disparità tecnologica tra territori, con ricadute sulla competitività e sull’accesso ai servizi digitali.
Dal punto di vista ESG, la concentrazione geografica comporta rischi e opportunità distinti. La focalizzazione degli investimenti può ridurre i costi di scala ma aumenta la vulnerabilità a interruzioni locali e a pressioni ambientali. Per le aziende e gli investitori si profila un business case volto a diversificare la collocazione degli impianti, bilanciando efficienza operativa e resilienza della rete. In prospettiva, la riorganizzazione degli investimenti e le politiche infrastrutturali regionali rappresentano lo sviluppo atteso per attenuare le disparità.
Implicazioni per reti ed energia
La crescita della capacità e la concentrazione geografica richiedono una riprogrammazione delle reti elettriche e una verifica della disponibilità di energia. Dal punto di vista ESG, la strategia deve integrare resilienza e pianificazione per ridurre il rischio di colli di bottiglia infrastrutturali.
La sostenibilità è un business case: la valutazione degli interventi pubblici e privati va letta in chiave di integrazione territoriale, ossia coordinamento tra reti, sistemi di generazione e politiche locali. Le aziende leader hanno capito che investimenti mirati e piani regionali di coordinamento sono necessari per mitigare impatti ambientali e garantire continuità operativa.
Suolo, compensazioni e lacune normative
La ricerca mette in evidenza il consumo di suolo dovuto all’espansione dei data center, con implicazioni ambientali e regulatorie. Il tema prosegue la discussione sulle reti e sull’energia, evidenziando la necessità di coordinamento tra pianificazione territoriale e politica energetica.
Nell’area milanese si contano circa una ventina di siti tra cantieri e progetti in valutazione. Diverse iniziative riguardano aree dismesse, ma non mancano interventi su greenfield, cioè su terreni non urbanizzati.
In termini percentuali sono 13 i progetti su greenfield, equivalenti a circa il 39% del totale in costruzione o valutazione. Questi progetti occupano però il 53% dell’area complessiva destinata a nuovi data center, per una superficie pari a circa 120 ettari.
La concentrazione di impianti di grandi dimensioni su suolo ancora verde accentua la necessità di misure di compensazione ambientale e di standard normativi chiari. Dal punto di vista ESG, la sostenibilità è un business case che richiede criteri di compensazione, monitoraggio e trasparenza.
Le autorità regionali e gli operatori devono concordare criteri di pianificazione e strumenti di mitigazione, come il ripristino ecologico, la conservazione di corridoi naturali e metriche di offset verificabili. Le aziende leader hanno capito che integrare tali misure facilita l’accettazione sociale e riduce il rischio regolatorio.
Per continuare la coerenza con la politica di rete ed energia, servono piani regionali di coordinamento e investimenti mirati in infrastrutture di rete e soluzioni a minore impatto territoriale. Uno sviluppo normativo coordinato rimane il fattore chiave per mitigare gli impatti e garantire continuità operativa.
Criticità delle compensazioni
Dal punto di vista operativo, le procedure di compensazione manifestano limiti strutturali che incidono sull’efficacia ambientale dei progetti. Le pratiche si sono diffuse con l’aumento delle dimensioni dei cantieri, ma permane l’assenza di una normativa organica che stabilisca metodi, criteri di quantificazione e standard minimi.
La scarsità di regole uniforme alimenta inoltre un’asimmetria negoziale tra soggetti privati e amministrazioni locali. In molte situazioni gli enti locali dispongono di scarsa capacità tecnica e finanziaria per negoziare condizioni vantaggiose o per valutare correttamente i progetti compensativi.
Questa frammentazione riduce il potenziale di recupero di aree degradate e limita il perseguimento di obiettivi landscape‑scale riconosciuti nelle migliori pratiche di conservazione.
Dal punto di vista ESG, la sostenibilità è un business case: le aziende leader hanno capito che compensazioni adeguate richiedono metriche comparabili e governance trasparente. Perciò resta fondamentale un intervento normativo coordinato a livello nazionale e regionale per uniformare criteri, rafforzare la capacità degli enti locali e orientare i contributi verso azioni ad elevato valore ecologico.
Verso regole condivise e strumenti per le politiche
ProdAction intende tradurre evidenze empiriche e il confronto con gli stakeholder in raccomandazioni operative per legislatori e amministrazioni. L’obiettivo è dotare decisori pubblici e enti locali di strumenti di policy che favoriscano decisioni informate. Le proposte mirano a una regolazione che coniughi sviluppo digitale, tutela dei territori e sostenibilità energetica.
All’interno del DAStU operano gruppi di ricerca dedicati al tema dei data center. I risultati della ricerca sono stati presentati e discussi durante la conferenza “Datascapes. Exploring the Spatiality of Digital Infrastructures”, promossa dal CRAFT con il contributo del Datascapes Honours Programme e di Techbau. Dal punto di vista ESG, la ricerca sottolinea la necessità di criteri comuni a livello nazionale e regionale per uniformare valutazioni, rafforzare la capacità degli enti locali e orientare i contributi verso interventi ad elevato valore ecologico.
