Mercato unico: verso il completamento dell’integrazione europea con una strategia politica condivisa

Un nuovo slancio politico mette al centro il completamento del mercato unico, con proposte per un 28esimo regime, misure per la sovranità tecnologica e l'uso della cooperazione rafforzata per superare i veti

Unità economica europea al centro del ritiro Ue
Al castello di Alden Biesen i leader europei hanno rilanciato l’idea di completare l’unità economica dell’Unione. L’incontro, informale ma ricco di stimoli politici e tecnici, ha messo il mercato unico al centro dell’agenda: l’obiettivo è fissare scadenze concrete e strumenti operativi per portare a termine un’architettura partita nel 1992 e rimasta in gran parte incompiuta.

Obiettivi politici e scadenze
Tra le proposte più nette è emersa quella dell’ex primo ministro Enrico Letta, che punta a completare l’integrazione economica entro il 2028. Il presidente del Consiglio europeo António Costa ha indicato invece il biennio 2026-2027 come finestra utile per avviare le riforme più urgenti. In sostanza, si cerca di tradurre in fatti quello che per troppo tempo è rimasto sulla carta: servono tappe misurabili e responsabilità precise per evitare ulteriori rinvii.

Questioni tecniche e controlli
Più d’uno ha richiamato l’attenzione sulle procedure tecniche indispensabili: due diligence, compliance regolamentare e meccanismi di controllo saranno centrali perché le riforme funzionino davvero. Marco Santini, analista fintech con esperienza in Deutsche Bank, ha sottolineato la necessità di superare i veti nazionali con procedure più decise e prevedibili, altrimenti gli sforzi rischiano di impantanarsi.

Chi ha partecipato e cosa si è detto
All’incontro erano presenti figure di primo piano come Mario Draghi ed Enrico Letta, che hanno offerto letture sulla nuova geoeconomia globale e proposto misure per ridurre dipendenze critiche dall’esterno. Il filo comune dei dibattiti è stato la protezione delle filiere strategiche e la valorizzazione della resilienza industriale, intervenendo dove le vulnerabilità minano capacità produttive e sicurezza degli approvvigionamenti.

Proposte operative: cooperazione rafforzata e regimi mirati
Tra gli strumenti più discussi c’è la cooperazione rafforzata, che consente ad almeno nove Stati membri di procedere insieme su dossier sensibili senza attendere l’unanimità. È vista come una soluzione pragmatica per sbloccare decisioni quando la negoziazione a 27 rallenta. Si è parlato anche di un nuovo regime regolatorio per imprese in settori strategici, con screening sugli investimenti e misure per rendere le catene del valore meno vulnerabili.

L’idea di “EU Inc.”
La Commissione sta inoltre valutando una proposta informale denominata “EU Inc.”: un quadro giuridico pensato per semplificare la vita delle imprese innovative che operano tra Stati membri. L’obiettivo è ridurre ostacoli normativi che oggi trasformano l’attività transfrontaliera in un percorso a ostacoli, facilitando accesso al mercato e scalabilità su scala europea.

Impatto su startup e Pmi
Per startup e Pmi orientate all’internazionalizzazione il cosiddetto “28esimo regime” promette procedure più snelle, meno oneri amministrativi e condizioni di accesso al capitale più omogenee. Resta però decisiva la capacità di tradurre i principi in regole operative condivise e la volontà politica di superare resistenze nazionali. Senza solidi controlli di due diligence e sistemi di compliance, la semplificazione rischia di rimanere teorica.

Sovranità tecnologica e politica commerciale
Ursula von der Leyen ha chiesto un’accelerazione sulle misure di sovranità tecnologica per dare all’UE maggiore autonomia nelle forniture e nello sviluppo di tecnologie critiche. Il pacchetto primaverile annunciato mira a rafforzare le capacità industriali europee e a mettere al sicuro le catene di approvvigionamento ritenute più sensibili.

Coerenza normativa e rischio della velocità differenziata
Un tema ricorrente è stato il rischio di un’Europa a velocità diverse: una maggiore integrazione economica può avvantaggiare chi è pronto ad accelerare, ma rischia di lasciare indietro Paesi meno pronti o riluttanti. Serve quindi un bilanciamento tra flessibilità per chi vuole procedere e garanzie di coesione per l’intero blocco.

Prossimi passi
Nei mesi prossimi si attende un piano d’attuazione dettagliato — con strumenti finanziari, tempistiche e regole di governance — che chiarisca come mettere in pratica le proposte. Le decisioni che verranno prese nel biennio 2026-2027 saranno decisive per capire se l’ambizione di arrivare all’unità economica entro il 2028 è realistico o solo un obiettivo simbolico.

Scritto da Marco Santini

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