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Un consorzio composto da Edison Next, ENGIE, Renovit e Veolia, con il supporto tecnico di Bain & Company Italia, ha sintetizzato lo stato attuale e le prospettive del comparto dei servizi energetici in Italia. Lo studio, nato dal confronto con 70 realtà produttive e con numerosi stakeholder istituzionali, disegna un quadro fatto di dati concreti, gap di domanda e opportunità di sviluppo per operatori e Pubbliche Amministrazioni.
La ricerca mette in rilievo come il settore sia già rilevante per la competitività nazionale, ma allo stesso tempo presenti ampi margini di crescita. I risultati evidenziano dinamiche diverse tra grandi imprese, PMI, terziario e Pubblica Amministrazione, suggerendo interventi mirati per convertire la transizione energetica in valore economico e occupazionale.
Stato del mercato e ripartizione della spesa
Nel 2026 la spesa complessiva per i servizi energetici in Italia è stata stimata intorno a 17 miliardi di euro. La Pubblica Amministrazione è risultata l’area più rilevante con circa 8 miliardi, in gran parte riconducibili a attività di gestione e manutenzione e progetti legati alle smart cities. Il settore industriale ha generato circa 5 miliardi, trainato da investimenti in generazione distribuita e interventi sugli impianti, mentre il terziario ha assorbito intorno a 4 miliardi, concentrati prevalentemente su interventi sugli edifici.
Aree tecnologiche e modelli d’intervento
Il mercato è sostenuto da un mix di soluzioni che vanno dall’efficienza energetica alla generazione distribuita, fino ai servizi di operation & maintenance. Tra le tecnologie chiave si segnalano pompe di calore, sistemi di ottimizzazione dei consumi e installazioni fotovoltaiche on-site. Il ruolo delle ESCo e degli strumenti contrattuali come gli Energy Performance Contract emerge come leva per trasferire rischi e assicurare risultati nel tempo.
Domanda, readiness delle imprese e gap settoriali
Dall’analisi emerge una domanda frammentata: le grandi industrie stanno percorrendo la strada dell’efficientamento in modo strutturato, mentre il terziario e le imprese meno energivore sono ancora in ritardo. Il 53% delle aziende industriali ha già avviato interventi, contro il 18% del terziario; inoltre il 75% delle grandi imprese dispone di piani pluriennali rispetto al 60% delle PMI. Sul fronte della propensione all’investimento, tra il 40% e il 50% delle imprese industriali si dichiara pronta a finanziare interventi, con circa il 30% nel terziario. Complessivamente solo il 45% delle aziende industriali e circa il 30% del terziario ritengono oggi di possedere le competenze necessarie.
Percezione del valore strategico
Nonostante i gap, cresce la consapevolezza del potenziale strategico dei servizi energetici: l’80% delle imprese ad alto consumo di gas e il 60% di quelle con consumi elettrici o bilanciati riconoscono queste soluzioni come leve di competitività. Questo indica che la domanda esiste ma necessita di modelli contrattuali, strumenti finanziari e operatori capaci di offrire soluzioni integrate e scalabili.
Prospettive di crescita, impatti economici e raccomandazioni
In uno scenario di accelerazione, il mercato potrebbe salire fino a circa 39 miliardi di euro entro il 2030, con un tasso di crescita annuo composto potenziale fino al 18%. L’espansione comporterebbe effetti significativi su PIL e occupazione: il contributo al PIL potrebbe triplicare e si stima la creazione di oltre 70 mila posti di lavoro diretti e circa 220 mila indiretti lungo la filiera. Per le imprese sono attesi risparmi energetici annuali tra 4 e 6 miliardi e incrementi di fatturato fino a 3-5 miliardi.
Le tre leve per sbloccare il potenziale
Lo studio individua tre priorità operative: 1) un nuovo paradigma per gli operatori con modelli scalabili che riducano i rischi e facilitino gli investimenti privati; 2) un market design chiaro e stabile e un procurement pubblico orientato ai risultati; 3) una maggiore convergenza tra domanda e offerta, favorita da reti e partenariati tra imprese, filiere e istituzioni. Inoltre la capacità di attrarre capitale privato — stimata tra 10 e 20 miliardi l’anno nel periodo 2026-2030 — può amplificare la velocità degli interventi pubblici e privati.
Per cogliere queste opportunità gli operatori dovranno evolvere da fornitori a partner strategici in grado di offrire portafogli integrati e attrarre investimenti. Un quadro regolatorio di lungo periodo e un dialogo strutturato tra istituzioni e mercato risultano essenziali per trasformare la transizione energetica in una concreta leva di crescita territoriale e industriale.

