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23 Giugno 2026

Perché collegare l’INRIS alla tassa può compromettere l’inclusione in Zambia

Un'analisi critica su come l'integrazione tra INRIS e autorità fiscali possa ridurre l'adozione dell'identità digitale e penalizzare l'economia informale

Perché collegare l'INRIS alla tassa può compromettere l'inclusione in Zambia

La proposta di collegare il sistema nazionale di identità digitale INRIS con le banche dati dell’amministrazione fiscale è presentata come una strategia per aumentare entrate e trasparenza. Tuttavia, questa integrazione nasconde rischi concreti: quando la registrazione digitale viene percepita come un meccanismo di controllo, l’adozione cala drasticamente. In Zambia gran parte della popolazione lavora fuori dai registri ufficiali e la fiducia nelle istituzioni rimane fragile; per questo motivo è essenziale valutare non solo l’efficienza tecnica ma anche le conseguenze sociali di una mossa del genere.

Perché la fiducia è il nodo centrale

Qualsiasi programma di identità digitale funziona se le persone lo considerano uno strumento di accesso, non una trappola. La letteratura sul tema evidenzia che la protezione della privacy e la governance dei dati sono determinanti. Quando i dati personali circolano fra agenzie, in particolare per scopi fiscali, la percezione pubblica tende a trasformare il sistema in uno strumento di sorveglianza. Questo fenomeno è stato osservato in diversi Paesi africani dove, nonostante investimenti e infrastrutture, i timori su uso improprio dei dati hanno rallentato l’adozione.

La percezione come sorveglianza

Per molti cittadini il punto di svolta è la correlazione tra registrazione e obbligo fiscale: il messaggio implicito «ti troviamo per tassarti» genera rifiuto. In Zambia circa il 71% della forza lavoro opera nell’economia informale, una scelta spesso razionale per evitare costi e rischi legati alla formalizzazione. Aggiungere un collegamento diretto tra INRIS e autorità fiscali, senza garanzie di trasparenza, rischia di indurre un comportamento di evitamento che annulla i benefici attesi in termini di gettito.

L’impatto sull’economia informale e sull’inclusione

L’ampia quota di attività informali non è un’anomalia casuale: è il risultato di rapporti costo-beneficio tra cittadini e Stato. Quando la formalizzazione non produce servizi tangibili, per molte persone l’iscrizione a strumenti ufficiali appare svantaggiosa. In Zambia l’economia informale contribuisce a circa il 40% del PIL; qualsiasi politica che ne scoraggi l’inclusione digitale può avere effetti contrari all’obiettivo di ampliamento della base fiscale e di accesso ai servizi.

Barriere digitali e disparità

Le condizioni infrastrutturali amplificano i rischi: l’utilizzo di internet in Zambia è stimato intorno al 25% (11% nelle aree rurali), e la alfabetizzazione digitale rimane bassa. Queste limitazioni colpiscono in modo sproporzionato donne, giovani e residenti rurali, che diventano i più vulnerabili all’esclusione. Anche sistemi fiscali digitali obbligatori in altri contesti hanno mostrato come l’adozione forzata si traduca in disparità di accesso e in un aumento della marginalizzazione di gruppi già svantaggiati.

Lezioni regionali e alternative praticabili

I casi di Ghana, Uganda, Nigeria e Kenya, spesso citati come esempi, evidenziano percorsi irregolari: all’iniziale entusiasmo sono seguiti scetticismo e preoccupazioni su gestione dei dati. In Uganda la condivisione tra anagrafe e fisco ha funzionato ma il sistema si è trovato vincolato a fornitori esterni, limitando scala e interoperabilità. In Etiopia grandi investimenti digitali non hanno sempre prodotto copertura diffusa: l’accesso e la fiducia restano determinanti. Anche l’esperienza indiana con Aadhaar mostra come il ricorso massiccio all’identità digitale possa sollevare contestazioni legali e timori di mission creep.

Una strategia alternativa: sequenza e garanzie

Non si tratta di rinunciare a INRIS o alla mobilitazione delle risorse interne, ma di scegliere una sequenza diversa: prima costruire fiducia offrendo benefici tangibili ai cittadini — accesso semplificato a servizi sanitari, bancari e trasferimenti sociali — poi considerare integrazioni con sistemi fiscali. È fondamentale adottare prima solide regole di data governance, trasparenza e protezione dei dati, come indicato nelle migliori pratiche per le trasformazioni digitali. In Zambia la National Digital Transformation Strategy (2026-2027) identifica l’identità digitale come abilitatore; ora la sfida è non compromettere gli obiettivi di inclusione privilegiando misure di breve termine focalizzate sulla fiscalità.

Autore

Massimiliano Cardinale

Massimiliano Cardinale di Catania iniziò condividendo una ricetta di famiglia durante una sagra di paese, attirando una comunità di follower: quel gesto lo spinse in redazione con tono informale. Propone contenuti social e porta appunti con nomi di produttori locali e mosse di cucina.