Perché il pacchetto sulla sovranità tecnologica Ue è rinviato e cosa significa per le aziende

La Commissione europea ha rimandato la presentazione del pacchetto sulla sovranità tecnologica: le novità per cloud, AI e semiconduttori influenzeranno procurement e gestione del rischio nelle imprese

La presentazione del Tech Sovereignty Package da parte della Commissione europea è stata rinviata: non uscirà più a marzo ma è fissata per il 15 aprile. Questo slittamento non altera però la portata delle misure annunciate, che puntano a rafforzare l’autonomia digitale dell’Unione mediante interventi su cloud, intelligenza artificiale e semiconduttori. Per le imprese, e in particolare per le PMI, il pacchetto rappresenta un punto di svolta nella gestione del procurement, della compliance e della resilienza operativa.

Cosa comprende il pacchetto e perché conta per le aziende

Il pacchetto riunisce diverse iniziative: la revisione del regolamento sui chip (Chips Act 2.0), una nuova normativa su cloud e AI, una strategia per l’open source e una road map per l’adozione dell’IA nel settore energetico, con possibili misure come l’etichettatura dei data center. L’obiettivo dichiarato è ridurre la dipendenza da tecnologie esterne e aumentare la capacità europea di sviluppare, fornire e controllare infrastrutture critiche. Per il mondo aziendale questo significa che le gare d’appalto, i requisiti contrattuali e i criteri di vendor selection potrebbero mutare rapidamente verso garanzie più stringenti di controllo e portabilità.

Implicazioni pratiche per procurement e vendor selection

Nel nuovo contesto, le funzioni di procurement non si limiteranno più a valutare prezzo e funzionalità: diventerà fondamentale chiedere prove di controllo giuridico, resilienza operativa e auditabilità lungo tutta la catena del dato. Le RFP dovranno includere clausole su giurisdizione applicabile, modelli di governance del dato, strategie di exit e livelli di service continuity. Scelte premature o contratti poco attenti rischiano di generare vendor lock-in e dipendenze difficili da gestire in futuro.

Cloud sovereignty: oltre la semplice localizzazione dei dati

Un equivoco comune è confondere data residency con cloud sovereignty. La prima riguarda dove fisicamente risiedono i server; la seconda è un concetto più ampio che comprende il controllo giuridico effettivo, la governance operativa, l’auditabilità e la capacità di migrare servizi senza impatti sistemici. Un servizio può essere “hosted in EU” senza garantire la sovranità necessaria per le esigenze di compliance o continuità. Per le PMI che gestiscono dati sensibili o servizi critici, questa distinzione è cruciale nelle decisioni di investimento tecnologico.

Rischi giuridici, operativi e strategici

Le imprese affrontano tre categorie principali di rischio: giuridico (accessi extra-territoriali e responsabilità di conformità come il GDPR), operativo (interruzioni di servizio e resilienza dei data center) e strategico (dipendenza da singoli fornitori e difficoltà di switching). Norme come DORA, la direttiva NIS2 e il Data Act ridefiniscono le aspettative di controllo: non basta ottenere conformità formale, occorre dimostrare governance solida e capacità di gestione del rischio lungo tutta la supply chain digitale.

Quali strumenti adottare in azienda

Per prepararsi al nuovo quadro, le organizzazioni possono adottare una serie di misure pratiche: integrare criteri di sovranità nelle RFP, richiedere garanzie verificabili sulla portabilità dei dati e sui piani di continuità, valutare soluzioni cloud “sovrane” o miste che combinano provider europei e architecture multi-cloud, e sviluppare policy interne per l’audit e la gestione dei fornitori. La comunicazione digitale, in particolare, va considerata come elemento chiave di governance: è il punto d’incontro tra dati, processi regolamentati e canali esterni.

Il ruolo della strategia open source e della produzione di chip

La previsione di una strategia open source mira a favorire soluzioni più trasparenti e portabili, riducendo il rischio di dipendenze proprietarie. Allo stesso tempo, il rafforzamento della produzione europea di semiconduttori (Chips Act 2.0) intende aumentare la resilienza dell’industria digitale. Questi elementi sono complementari: un ecosistema dove hardware e software sono più controllabili dalla base europea facilita scelte di procurement più sicure e sostenibili nel tempo.

Lo slittamento della presentazione al 15 aprile non cambia la traiettoria: l’Europa vuole ridurre dipendenze e rafforzare capacità tecnologiche proprie. Per le imprese, il passaggio chiave è trasformare la compliance in una responsabilità strategica concreta, adottando pratiche di procurement e governance che valorizzino la cloud sovereignty come criterio di scelta. Chi saprà integrare questi elementi nelle scelte operative avrà maggiore controllo sui rischi legali, operativi e strategici, posizionandosi in modo più resiliente nell’ecosistema digitale europeo.

Scritto da Max Torriani

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