Perché le telco europee stanno perdendo redditività e cosa serve per invertire la rotta

Analisi delle cause della perdita di redditività delle telco in Europa e delle misure necessarie per sostenere investimenti in fibra, 5G e sicurezza

Il sistema delle comunicazioni europee vive una fase di forte pressione economica che mette a rischio gli investimenti in fibra e 5G. Le ambizioni politiche sulla sovranità digitale si scontrano con una realtà industriale caratterizzata da margini compressi e da regole che spesso non riflettono l’evoluzione tecnologica. In questo contesto, le decisioni regolatorie e fiscali influenzano direttamente la capacità degli operatori di sostenere un piano di sviluppo infrastrutturale necessario per l’intera economia.

Il declino dei margini e il nuovo modello di valore

La crisi di redditività non è un fenomeno temporaneo: è il risultato di una trasformazione strutturale dei flussi di valore. Secondo gli operatori europei, la crescita degli utili si concentra sempre più fuori dai mercati domestici, con i principali gruppi che compensano la debolezza europea con ricavi da Americhe e Africa. Pietro Labriola, amministratore delegato di TIM, ha descritto questo fenomeno come una forma di colonialismo digitale invertito, indicando casi in cui gruppi come Deutsche Telekom, Telefonica, Orange, Vodafone e TIM ottengono la parte rilevante dei profitti dalle attività extra-UE. Il risultato è un mercato europeo incapace di produrre rendimenti sufficienti per attrarre capitali a lungo termine.

Gli effetti sui conti e sugli investimenti

Con un Return on Invested Capital (ROIC) calato dal 6,7% del 2014 al 5,9% del 2026, la percezione di rischio cresce e gli investitori privilegiano le piattaforme digitali ad alto margine. Questo slittamento rende difficile finanziare grandi piani di cablaggio e aggiornamento delle reti, creando un circolo vizioso: meno redditività significa meno investimenti, meno investimenti significano perdita di competitività. In assenza di interventi mirati, molte strategie nazionali per il 2030 rischiano di rimanere lettera morta.

Costi strutturali e asimmetrie normative

Un fattore che pesa sui bilanci è l’onere energetico: le reti richiedono ingenti quantità di elettricità per funzionare 24/7, ma la classificazione normativa non riconosce sempre questo ruolo. Come sottolineato dall’AD di TIM, operatori che consumano energia come grandi industrie non vengono trattati come energivora secondo definizioni europee pensate per settori tradizionali. Questa discrepanza traduce agevolazioni non accessibili e costi operativi più elevati, sottraendo risorse ai piani di potenziamento infrastrutturale e aggravando il problema della redditività.

Burocrazia e regole diseguali rispetto agli OTT

Oltre ai costi, pesa la diversa esposizione regolatoria tra operatori di rete e OTT (over-the-top). Le telco sono soggette a obblighi operativi e di tutela che aumentano l’OPEX, mentre molte piattaforme digitali operano con vincoli minori. Il settore chiede l’applicazione del principio same rules for same services per ridurre distorsioni competitive: dalla profilazione dei clienti alla semplificazione dei processi di vendita, adeguare le regole potrebbe abbattere spese e liberare capitale per investimenti in rete.

Tecnologie emergenti, sicurezza e infrastrutture globali

La tecnologia rappresenta al contempo un’opportunità e una nuova area di rischio. L’integrazione dell’AI nelle reti sta diventando operativa e promette ottimizzazioni di pianificazione e manutenzione, mentre i nuovi indicatori di esperienza cliente basati su Customer Experience Index riformulano il modo di misurare la qualità percepita. Tuttavia, la digitalizzazione accelera anche l’esposizione alle minacce: il Kaspersky Security Bulletin segnala che, nel periodo novembre 2026-ottobre 2026, il settore ha registrato esposizioni a minacce web per il 12,79% degli utenti, minacce sui dispositivi per il 20,76% e attacchi ransomware per il 9,86% delle organizzazioni telco.

Cavi sottomarini e rotte alternative

L’espansione delle dorsali internazionali è un altro capitolo chiave: dopo circa 15 nuovi sistemi avviati nel 2026 per un valore di 3,2 miliardi di dollari, le previsioni indicano quasi 40 cavi in arrivo nel 2026 con un’esposizione di capitale di circa 6 miliardi. Gran parte di queste infrastrutture è finanziata da content provider per uso proprietario, riducendo l’effetto di compressione dei prezzi. Le tensioni geopolitiche hanno inoltre favorito lo sviluppo di rotte terrestri alternative e nuove tratte sottomarine che evitano zone sensibili.

Infine, il caso italiano è emblematico: nonostante sia tra i mercati principali in Europa, ha perso circa 14 miliardi di euro di giro d’affari dal 2010, con una contrazione media annua del 2,7%. La chiamata finale degli attori del settore è chiara: senza una revisione delle regole che ristabilisca margini adeguati e condizioni competitive eque, la sovranità digitale rimarrà un obiettivo difficile da raggiungere. Politiche che riconoscano i costi reali, riequilibrino la competizione con gli OTT e facilitino investimenti in fibra, 5G e sicurezza sono prerequisiti per evitare un ulteriore declino industriale.

Scritto da Sarah Finance

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