Il terzo rapporto dell’Osservatorio EDUNext è stato presentato il 17 giugno a Roma nella sede dell’Università Luiss Guido Carli, e offre una fotografia dettagliata del rapporto tra intelligenza artificiale sistemi formativi e imprese italiane. A poche ore dalla presentazione, il 18 e 19 giugno mezzo milione di studenti italiani hanno affrontato le prove scritte della maturità, un dato che sottolinea la contemporaneità tra trasformazioni educative e appuntamenti concreti del mondo della scuola.
Diffusione dell’AI nelle aziende italiane e il gap formativo
Lo studio dell’Osservatorio Look4ward, promosso da Intesa Sanpaolo in collaborazione con l’Università Luiss e realizzato dal Centro di Ricerca in Strategic Change “Franco Fontana”, fotografa una crescita netta dell’adozione tecnologica: il 31% delle imprese ha adottato o sta sperimentando soluzioni di AI un salto rispetto al 19% registrato nel 2026. Tuttavia, l’espansione degli strumenti non trova un corrispondente sviluppo delle competenze umane: il 46% dei dipendenti non ha ricevuto alcuna formazione specifica sull’intelligenza artificiale e quasi la metà delle aziende, il 44% non prevede investimenti formativi nei prossimi 12-24 mesi.
Elementi quantitativi dell’indagine
La ricerca, coordinata dalla professoressa Lucia Marchegiani e condotta dal Centro di Ricerca Luiss, ha coinvolto oltre 600 imprese con CEO e HR manager e si inserisce in un percorso che ha analizzato oltre 1.500 aziende dall’avvio dell’Osservatorio. Questi numeri mettono in evidenza un paradosso: l’accesso alla tecnologia cresce, ma il capitale umano rischia di restare indietro se la formazione resta marginale.
Effetti dell’AI sui processi di apprendimento e il modello GENIALE EDUNext
Nell’ambito dello studio è stata condotta anche un’analisi empirica su un campione di 800 partecipanti prevalentemente studenti, per valutare l’impatto dell’AI sui processi cognitivi. I risultati indicano che in attività a bassa complessità l’assenza di supporto tecnologico può favorire maggiore coinvolgimento, motivazione e apprendimento; per compiti ad alta complessità, invece, l’AI si dimostra utile nel ridurre il carico cognitivo e migliorare la qualità delle decisioni. Questa lettura ha portato alla proposta del modello GENIALE EDUNext (Generative Ecosystems for New Intelligent Augmented Learning Education), che suggerisce un uso dell’AI selettivo e coerente con la complessità del compito, mettendo al centro la tutela dell’autonomia cognitiva e della responsabilità individuale.
Prospettive pedagogiche e organizzative emerse a Roma
Alla presentazione sono intervenuti esponenti dell’ecosistema formativo e aziendale: il rettore Paolo Boccardelli ha richiamato la necessità di guidare un cambiamento culturale e manageriale che renda produttivo l’incontro tra tecnologie e professionalità; Enzo Peruffo direttore del Centro di Ricerca Luiss in Strategic Change “Franco Fontana”, ha messo in guardia dal rischio di una delega cognitiva ricordando che l’augmented learning richiede una progettazione consapevole dell’interazione tra tecnologia e capacità umane.
Iniziative aziendali e ruolo delle competenze trasversali
Dal mondo delle imprese emergono esperienze concrete: Intesa Sanpaolo ha investito in percorsi formativi come Academy4Future che nel primo anno ha formato 26mila persone con l’obiettivo di coinvolgere tutti i 90mila dipendenti del Gruppo. Per Giacomo Castri l’elemento chiave è che “il vantaggio competitivo di un’azienda non dipenda solo dalla tecnologia”, mentre Elisa Zambito Marsala ha sottolineato che “l’intelligenza artificiale non sostituisce l’apprendimento” e che le competenze trasversali diventano decisive per accompagnare i giovani nelle trasformazioni in corso.
I dati e le proposte del rapporto EDUNext sollevano un invito chiaro: non basta dotarsi di strumenti digitali, serve una regia formativa e organizzativa che integri la tecnologia con percorsi di apprendimento strutturati e continui, capaci di preservare giudizio critico, autonomia e responsabilità individuale. Solo così l’AI potrà diventare un alleato reale nello studio e nel lavoro senza cancellare la centralità delle competenze umane.



