Il Disaster Recovery: che cos’è e perché è importante?

Sappiamo tutti che i sistemi informatici oggi governano le nostre vite o quantomeno  ne rappresentano una componente essenziale. I sistemi informatici funzionano perché elaborano, con efficienza e velocità crescenti, una sempre maggiore massa di dati.

Ma che cosa succede se una causa, una qualunque causa, umana o naturale, ne interrompe il funzionamento? Un disastro, per l’appunto, un grosso danno cui si dovrà cercare di rimediare quanto prima.

A seconda della gravità occorreranno maggiore spesa e maggiore efficienza. Al momento la soluzione più affidabile individuata ed adottata da ormai un decennio si chiama “cloud computing”, ovvero una “nuvola” di servizi informatici che possono essere erogati in tempi rapidissimi ed in qualunque momento.

Non fosse chiara l’importanza di un sollecito recupero del disastro forniamo un semplice dato chiarificatore: il 60% delle aziende colpite da un crash del sistema informatico fallisce entro 6 mesi. Per non parlare del danno alla reputazione aziendale.

 

Il Disaster Recovery Plan

La prima cosa da fare quando si verifica un’emergenza è pianificare gli interventi per affrontarla e gestirla. Il piano per affrontare un Disaster Recovery si chiama Disasyter Recovery Plan ed è solitamente racchiuso dentro un documento più esaustivo, denominato Business Continuity Plan (o BCP).

L’obiettivo del BCP è quello di definire tutte le modalità di risposta efficaci a rispondere ai danni provocati da un disastro o da un’emergenza, in modo tale da minimizzarne gli effetti negativi sul business. Servirà inoltre a ridurre al minimo l’interruzione dell’operatività, limitare il danno e il suo impatto economico sull’impresa, definire modalità operative alternative, educare il personale in merito alle corrette misure di emergenza, offrire modalità di rapida ristorazione del servizio.

 

Le cause del disastro

 Si è portati a pensare che il principale nemico da fronteggiare sia un attacco informatico. Non si tratta certo di una convinzione infondata, e tuttavia andrà ricordato che vi sono molte altre minacce da contrastare, sia di origine naturale sia di origine umana.

Ecco un elenco delle principali:

 

  • eventi naturali di seria gravità, come incendi, terremoti, alluvioni;
  • attacchi informatici (cybercrime);
  • attacchi fisici, come furti e rapine;
  • incidenti causati da errori umani di vario tipo;
  • malfunzionamenti e danni generali.

 

Sappiamo benissimo che la continuità della produttività è un elemento prioritario per il buon andamento dell’azienda e pertanto ripristinarla prima possibile sarà una necessità assoluta. Non a caso si stima che la maggior parte delle grandi imprese spendano fra il 2% ed il 4% del proprio budget IT nella pianificazione della gestione dei Disaster Recovery, allo scopo di evitare perdite maggiori nel caso in cui l’attività non possa continuare a seguito della perdita di dati ed infrastrutture IT.

 

Cloud e backup: le nostre principali armi di difesa

Il Disaster Recovery protegge dati contenuti su server, network e workstation e il cloud, in questo senso, consente di incrementare significativamente la possibilità che la continuità operativa possa essere mantenuta anche in caso di incidenti molto gravi. Questo perché in caso di disastro sarà possibile utilizzare l’infrastruttura in cloud per consentire la continuità dei servizi aziendali.

Se a questo si uniscono caratteristiche come scalabilità, versatilità e risparmio in termini di acquisto di infrastrutture fisiche, non stupisce certo scoprire che sia il cloud-based backup sia il Disaster Recovery su cloud siano sempre più popolari.