Registro unico SPID e ANPR: perché le regioni spingono per più trasparenza

Le regioni chiedono di creare un registro unico delle identità SPID e di integrare un servizio dedicato in ANPR per offrire maggiore trasparenza e strumenti di verifica ai cittadini

Negli ultimi anni la diffusione delle identità digitali ha trasformato l’accesso ai servizi pubblici, ma ha anche creato nuovi rischi: tra questi emerge la fenomenologia del cosiddetto doppio SPID, che espone in particolare le fasce più vulnerabili come gli anziani a truffe e usi impropri delle credenziali. Di fronte a questa situazione la Conferenza delle Regioni ha formulato raccomandazioni precise per rafforzare la tutela dei cittadini, chiedendo interventi che vadano oltre soluzioni tecniche episodiche e puntino a una governance più trasparente del sistema.

Al centro della proposta c’è l’idea di un registro unico nazionale delle identità SPID, accompagnato dall’attivazione di un nuovo servizio all’interno dell’ANPR (Anagrafe nazionale della popolazione residente). L’obiettivo dichiarato è offrire ai cittadini la possibilità di conoscere in ogni momento quali gestori — gli Identity Provider — detengono le loro identità digitali e di disporre di strumenti per verificare e gestire queste informazioni in modo sicuro.

Perché serve un registro centralizzato

La proposta delle Regioni parte dall’analisi di una criticità strutturale: oggi ogni cittadino può attivare più SPID presso diversi operatori senza che esista un quadro nazionale unificato. Questa frammentazione rende difficile tracciare e monitorare la distribuzione delle identità digitali e facilita pratiche fraudolente come il doppio SPID. Un registro unico consentirebbe di creare un elenco verificabile delle identità associate a ciascun soggetto, migliorando la trasparenza nella gestione e offrendo basi più solide per interventi preventivi e reattivi.

Vantaggi per i cittadini

Dal punto di vista dell’utente, un archivio centralizzato significherebbe potersi informare in tempo reale su quali Identity Provider gestiscono le proprie credenziali e avere la possibilità di revocarne o limitarne l’uso in caso di sospetti. Questo strumento opererebbe come una sorta di cruscotto personale per la gestione delle identità digitali, aumentando la consapevolezza e riducendo la vulnerabilità alle frodi, specialmente per le categorie a minor alfabetizzazione digitale.

Integrazione con ANPR e collaborazione istituzionale

Le Regioni suggeriscono che il registro venga inserito come servizio all’interno dell’ANPR, sfruttando l’infrastruttura anagrafica nazionale per creare un collegamento affidabile tra persona fisica e identità digitale. Questa integrazione garantirebbe una base dati unica e aggiornata, con procedure di verifica e controllo conformi alle normative sulla protezione dei dati personali. Inoltre, la proposta contempla la necessità di un confronto operativo con il Dipartimento della Trasformazione digitale e l’AgID (Agenzia per l’Italia Digitale) per definire ruoli, responsabilità e standard tecnici condivisi.

Ruoli e interlocuzioni

Secondo quanto espresso nel position paper, le Regioni sono disponibili a collaborare con il governo centrale e con le agenzie competenti per realizzare il registro unico e le funzionalità di ANPR. Questo approccio mira a preservare le competenze sviluppate a livello territoriale, come quelle dei Punti digitale facile, e a mantenere attive le iniziative di supporto alla cittadinanza che hanno contribuito a diffondere l’alfabetizzazione digitale.

Misure complementari: formazione e tutela delle fasce fragili

Oltre alla componente tecnologica, la strategia proposta include un piano di rafforzamento delle attività di informazione e formazione digitale rivolte ai cittadini. Le Regioni sottolineano l’importanza di mantenere e valorizzare i Punti digitale facile e altri servizi di assistenza locale, ritenuti fondamentali per ridurre il divario digitale e per offrire supporto concreto alle persone più a rischio di frode.

Azioni preventive

Le azioni suggerite comprendono campagne di sensibilizzazione dedicate al riconoscimento dei tentativi di truffa, percorsi formativi mirati per gli operatori dei servizi di facilitazione e linee guida per la gestione dei casi sospetti. L’intento è combinare strumenti tecnici — come il registro unico e l’integrazione con ANPR — con interventi di educazione digitale che aumentino la resilienza della popolazione rispetto alle minacce informatiche.

Conclusione

La richiesta delle Regioni rappresenta una proposta articolata che punta a mettere ordine in un ecosistema declinato su più operatori e responsabilità. L’istituzione di un registro unico SPID integrato in ANPR, affiancata da iniziative di formazione e da una collaborazione istituzionale stretta con il governo e con l’AgID, potrebbe offrire una risposta concreta al deterioramento della fiducia nell’uso delle identità digitali e migliorare la protezione dei cittadini contro le frodi.

Scritto da Elena Marchetti

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