Risultati 2026 di Inwit: margini in miglioramento, dividendo in aumento e rischio contrattuale con Fastweb+Vodafone e Tim

Inwit archivia l’esercizio 2026 con risultati finanziari positivi e propone un dividendo in aumento; tuttavia la decisione di Fastweb+Vodafone e Tim sui Master Service Agreement introduce incertezza sulla guidance futura

Il gruppo Inwit ha chiuso l’esercizio 2026 confermando una traiettoria di crescita: i ricavi si sono attestati a 1,1 miliardi di euro, con un aumento del 4% rispetto al 2026, mentre l’utile netto ha raggiunto 360,8 milioni, in crescita del 2%. Il margine operativo lordo è salito del 4% a 984,4 milioni e il principale indicatore industriale, l’Ebitda – Lease cost, si è portato a 785,9 milioni (+4,8%). Questi dati riflettono un modello di business centrato sulle infrastrutture passive e sull’efficienza operativa.

Il consiglio di amministrazione ha inoltre deliberato di proporre all’assemblea degli azionisti convocata per il 30 aprile il pagamento di un dividendo relativo al 2026 pari a 0,5543 euro per azione, un incremento del 7,5% rispetto all’anno precedente. Sul fronte degli investimenti industriali il gruppo ha mantenuto la continuità rispetto al 2026: sono stati impiegati 313,8 milioni per sviluppare il parco siti e i servizi associati, con l’obiettivo di sostenere la crescita di lungo periodo.

Investimenti e sviluppo della rete

Nel 2026 Inwit ha focalizzato gli investimenti su ampliamento e consolidamento della rete: il parco siti è stato incrementato di circa 800 nuove torri, arrivando a un totale di circa 26mila strutture, e sono state registrate oltre 2.500 nuove ospitalità nel corso dell’anno. Il gruppo ha anche esteso le coperture indoor con oltre 150 nuove soluzioni Das per location ad alta frequentazione, portando a circa 800 coperture Das attive alla fine del 2026. Queste iniziative supportano la capacità di offrire servizi multi-operatore e di migliorare la qualità dell’esperienza utente.

Crescita della tenancy e ottimizzazione immobiliare

La strategia di miglioramento dell’efficienza include la rinegoziazione dei contratti di affitto e un piano di acquisizione dei terreni che ha portato a circa 1.600 transazioni real estate. Il risultato operativo è visibile anche nel tenancy ratio, ovvero il numero medio di operatori per sito, che è salito a 2,38 dal 2,32 di fine 2026, posizionando Inwit tra i leader del settore in termini di monetizzazione degli asset. Questi elementi contribuiscono a una maggiore resilienza economica del portafoglio impianti.

Performance del quarto trimestre e revisione delle stime

Nel quarto trimestre del 2026 i ricavi sono aumentati del 2,6% su base annua, sostenuti dalla crescita delle ospitalità con i principali clienti, dallo sviluppo delle coperture indoor e dall’effetto dell’inflazione sui prezzi. L’espansione dell’EbitadaL è stata di 0,7 punti percentuali, portando il rapporto sul fatturato dal 72,2% al 72,9%. Nonostante i risultati operativi positivi, il gruppo ha rivisto al ribasso le stime per il periodo 2026-2030 a seguito dell’aumento delle tensioni contrattuali con gli anchor operator.

Nuova guidance e politica del dividendo

La guidance per il 2026 prevede ricavi compresi nel range di 1.050-1.090 milioni di euro, un Ebitda margin intorno al 90% e un EbitadaL margin vicino al 72%. La società ha inoltre indicato che il dividendo per azione dovrebbe restare almeno pari al livello del 2026 (0,55 euro per azione), compatibilmente con l’evoluzione negoziale e giudiziale del contenzioso in corso.

Il contenzioso sui Master Service Agreement

Il nodo principale che ha portato alla revisione delle previsioni è la decisione di Fastweb+Vodafone e di Tim di recedere dai Master Service Agreement (Msa). Fastweb+Vodafone ha notificato la disdetta sostenendo che, in base ai termini contrattuali, il rapporto potrà formalmente terminare alla fine di marzo 2028 piuttosto che nel 2038, proponendo l’avvio di un piano di migrazione pluriennale che prevede accordi con fornitori terzi di infrastrutture passive. A breve distanza, anche Tim ha formalizzato la disdetta legata a specifiche clausole e al riferimento alla scadenza di agosto 2030, lasciando aperta la possibilità che la scadenza possa anticiparsi a 31 marzo 2028 se rilevante fosse il cambio di controllo del dicembre 2026.

La risposta di Inwit e gli scenari futuri

Inwit ha annunciato l’intenzione di tutelare i propri diritti in sede giudiziale e, come sottolineato dall’a.d. Diego Galli, la disputa è innanzitutto di natura industriale. La rete del gruppo, costruita negli anni, conta circa 26mila siti, con il 35% situato in posizioni particolarmente strategiche e circa il 75% non facilmente replicabile. Secondo la società, uscire dalla rete comporterebbe la necessità di realizzare almeno 15mila nuove torri, un roll-out medio di 500 torri l’anno che implicherebbe decenni di lavoro, costi aggiuntivi stimati in circa 2 miliardi e un impatto ambientale elevato, valutato in oltre 500mila tonnellate di CO2.

Galli ha inoltre difeso la politica dei prezzi di Inwit, affermando che i canoni sono allineati o inferiori ai benchmark europei se si considerano i diritti esclusivi e le condizioni contrattuali offerte agli anchor, come il diritto di veto e spazi riservati. L’esecutivo ha richiamato l’attenzione sul fatto che la duplicazione delle infrastrutture non sarebbe sensata dal punto di vista industriale, economico e ambientale, lasciando sul tavolo un confronto che si svolgerà tra perizie, negoziati e possibili esiti giudiziari.

Gli sviluppi da monitorare nelle prossime settimane sono l’assemblea del 30 aprile, l’esito delle azioni legali e le eventuali negoziazioni tra le parti, elementi che determineranno la traiettoria futura di Inwit e le possibili ricadute sul mercato delle infrastrutture passive in Italia.

Scritto da Giulia Fontana

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