Semplificare la compliance NIS 2: certificazione e armonizzazione UE

Una guida pratica per capire come la certificazione della cyber posture e l'armonizzazione tecnica possono ridurre i costi di compliance e trasformare la sicurezza in vantaggio competitivo

La crescente sofisticazione degli attacchi informatici e l’uso massivo dell’intelligenza artificiale da parte di attori ostili hanno reso la protezione dei settori critici una priorità strategica. In questo contesto la NIS 2 e il Cybersecurity Act sono al centro di una proposta di riforma pensata per ridurre la complessità normativa e rendere più coerente l’applicazione delle regole in tutta la Unione Europea. Il risultato atteso è una minore frammentazione tra legislazioni nazionali e una compliance più lineare per le aziende con operatività transfrontaliera.

Le imprese che operano in più Stati membri si sono spesso trovate a seguire richieste divergenti da autorità diverse, con un impatto operativo e amministrativo rilevante. La proposta di revisione interviene soprattuto sulla Direttiva NIS 2 recepita in Italia dal D.Lgs. 138/2026, mirando a introdurre strumenti pratici come la certificazione della cyber posture e un maggior potere della Commissione Europea nell’adozione di atti esecutivi armonizzati per i requisiti tecnici.

Certificazione della cyber posture: cosa cambia

Un punto chiave della riforma è l’introduzione della possibilità di dimostrare la conformità tramite certificati riconosciuti a livello europeo. Lo schema di certificazione organizzativa rientra nel European Cybersecurity Certification Framework (ECCF) e punta a rendere la compliance misurabile e trasferibile tra Stati membri. In particolare viene previsto che uno schema europeo possa coprire la postura cyber complessiva di un soggetto, consentendo alle autorità nazionali di evitare ulteriori misure post-audit sui requisiti già certificati. Questo cambiamento mira a offrire alle aziende un’unica prova di conformità valida dove operano.

Il ruolo dell’EUCC e riferimenti normativi

Dal punto di vista pratico, il primo schema comune europeo, il EUCC, è stato adottato con il Regolamento di esecuzione UE 2026/482 e sostituisce gli schemi nazionali a partire dal 27 febbraio 2026. Per i compliance officer significa mappare da subito le attività rispetto alle categorie coperte dagli schemi in sviluppo e pianificare l’iter di certificazione, poiché possedere un certificato europeo può alleggerire gli obblighi imposti dalle autorità di controllo nazionali.

Armonizzazione tecnica e supervisione transfrontaliera

Un altro snodo della proposta riguarda la massima armonizzazione degli atti esecutivi adottati dalla Commissione su requisiti tecnici, metodologici e settoriali. Dove la Commissione interviene, gli Stati membri non potranno imporre ulteriori requisiti nello stesso ambito, riducendo l’effetto patchwork che oggi grava sulle imprese. Questo approccio crea un benchmark tecnico unico per tutta la Unione Europea, utile soprattutto per i fornitori di servizi digitali e gli operatori cloud che affrontano richieste provenienti da più autorità nazionali.

Supervisione congiunta e ruolo dell’ENISA

Per migliorare il coordinamento nella vigilanza dei soggetti transfrontalieri la riforma rafforza il ruolo dell’ENISA. L’Agenzia sarà incaricata di supportare i controlli congiunti, facilitare l’assistenza reciproca fra Stati membri e integrare informazioni nel registro europeo dei soggetti NIS 2. Questo significa che grandi operatori, piattaforme e fornitori gestiti dovranno prepararsi a una visibilità europea più elevata e a processi di esame coordinati, con impatti sui flussi informativi richiesti ai CISO e ai team di compliance.

Impatto operativo, supply chain e opportunità

Sul piano operativo la riforma tenta di ridurre le inefficienze legate alla vigilanza della supply chain. La frammentazione delle richieste ai fornitori, spesso espresse con questionari e template differenti, ha creato un onere amministrativo significativo. La proposta invita la Commissione a definire linee guida standard per il dettaglio, la struttura e il formato delle informazioni richieste, limitando duplicazioni e prevenendo il trasferimento indebito di obblighi su soggetti non soggetti alla NIS 2.

In prospettiva, le imprese che anticipano l’adeguamento agli atti esecutivi e avviano per tempo il percorso di certificazione della loro cyber posture potranno trasformare la compliance in una leva di vantaggio competitivo. La conformità smette così di essere soltanto un onere burocratico e diventa uno strumento di governance del rischio, reputazione e fiducia verso clienti e partner.

Scritto da Fabio Rinaldi

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