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Negli ultimi anni, il concetto di sovranità digitale ha acquisito un’importanza crescente, non limitandosi a un dibattito tra tecnici, ma diventando un tema centrale per le aziende e le istituzioni. Antonio Neri, CEO di Hewlett Packard Enterprise, ha sottolineato come le crescenti tensioni geopolitiche e la vulnerabilità delle catene di approvvigionamento rendano essenziale il controllo sulle tecnologie critiche per garantire la prosperità.
Definizione e necessità della sovranità digitale
La sovranità digitale non si limita alla semplice residenza dei dati, ma implica la capacità di gestire i nodi strategici, come le piattaforme cloud e le reti di comunicazione. In questo contesto, la connettività gioca un ruolo fondamentale: una rete robusta e sicura è la chiave per trasformare il concetto di sovranità in una leva industriale piuttosto che in una mera definizione teorica.
Costi e sfide delle misure adottate
Neri evidenzia come le misure intraprese per proteggere la sovranità digitale, sebbene necessarie, abbiano spesso comportato costi aggiuntivi e complicazioni. Regole di conformità e politiche di acquisto locale possono, in effetti, limitare l’accesso a piattaforme globali e ridurre la competitività delle aziende locali, portando a una paradossale autosufficienza tecnologica che compromette l’innovazione e la crescita.
Il panorama del cloud in Europa
Un aspetto significativo riguarda la concentrazione del mercato del cloud computing: nei prossimi anni, la quota di fornitori locali è prevista in calo, passando dal 29% al 15%, mentre i principali hyperscaler statunitensi occupano una fetta consistente del mercato. Questa tendenza non solo influisce sulla strategia di approvvigionamento, ma aumenta anche i punti di vulnerabilità per le aziende.
Implicazioni per le istituzioni e il settore pubblico
Per le pubbliche amministrazioni, la situazione è complessa: devono bilanciare l’innovazione con requisiti rigorosi di riservatezza e sicurezza. Inoltre, la centralizzazione dei carichi di lavoro influisce sulle scelte tecnologiche e sugli investimenti necessari per garantire un’infrastruttura adeguata. La pressione aumenta quando si considera l’importanza cruciale dell’intelligenza artificiale, che necessita di investimenti in data center di grande capacità.
Verso un’intelligenza artificiale distribuita
Il lancio di modelli linguistici avanzati, come ChatGPT, ha dato il via a una fase di rapida sperimentazione nell’uso dell’intelligenza artificiale. Tuttavia, gran parte degli investimenti si è concentrata sull’addestramento di modelli sempre più complessi, spesso in strutture centralizzate. Secondo recenti studi, solo una frazione dei progetti pilota ha prodotto risultati misurabili, suggerendo che il valore competitivo deriva dalla gestione del dato.
Agentic AI: un nuovo paradigma
In risposta a queste sfide, emerge la nozione di agentic AI: un approccio che non prevede un’unica soluzione centralizzata, ma una rete di agenti autonomi in grado di operare localmente. Questo approccio richiede una ristrutturazione architetturale, dove l’intelligenza artificiale diventa una combinazione di addestramento centralizzato e inferenza locale, aumentando così la resilienza e l’efficienza.
Ristrutturare l’equazione della sovranità
Neri suggerisce che la fase attuale dell’intelligenza artificiale possa riallineare le dinamiche di sovranità e competitività. L’architettura distribuita non è solo una questione tecnica, ma ha un impatto diretto sulle opportunità economiche e geopolitiche. I dati utilizzati in applicazioni sensibili richiedono di essere gestiti in ambienti controllati, riducendo così le dipendenze e consentendo la personalizzazione dei protocolli di sicurezza.
Il ruolo cruciale delle telecomunicazioni
In questo contesto, la connettività diventa un elemento fondamentale per garantire l’efficacia dell’intelligenza distribuita. Senza reti sicure e ad alte prestazioni, non è possibile sostenere i processi critici richiesti dalle nuove tecnologie. L’adeguamento delle infrastrutture di telecomunicazione risulta quindi essenziale per il successo dell’ecosistema digitale.
Strategie per le imprese e i governi
In un panorama così complesso, le aziende devono concentrarsi sull’orchestrazione di vari componenti, piuttosto che sul controllo di una singola piattaforma. La competitività dipenderà dalla capacità di integrazione e dalla flessibilità operativa. Le istituzioni, da parte loro, dovrebbero promuovere un ecosistema che valorizzi le competenze locali, evitando di duplicare interamente le infrastrutture tecnologiche.
Infine, la sfida per l’Europa non consiste nel replicare modelli esistenti, ma nel presidiare i punti chiave dove il valore viene generato, sfruttando le proprie reti e infrastrutture per garantire una sovranità digitale che si traduca in un reale investimento per il futuro.

