Argomenti trattati
- Trasformazione digitale e ambiti chiave
- Creare video con l’intelligenza artificiale: vantaggi e strumenti
- Generative Engine Optimization (GEO): essere citati dalle AI che rispondono
- Strategie operative per la GEO
- Truffe romantiche generate dall’AI: come riconoscerle e prevenirle
- Bilanciare innovazione e sicurezza
Trasformazione digitale e ambiti chiave
La trasformazione digitale pone l’intelligenza artificiale al centro di tre ambiti distinti ma interconnessi: produzione video, visibilità nei motori di ricerca generativi e sicurezza contro le frodi online. Questa centralità riguarda aziende, professionisti e investitori che operano nel mercato digitale. Il fenomeno influisce su comunicazione, discovery dei contenuti e protezione degli utenti.
In apertura l’articolo esamina gli strumenti più rilevanti per generare video con l’AI, le tecniche per comparire come fonte autorevole nelle risposte generate e le contromisure pratiche per contrastare le truffe romantiche, ossia le frodi che sfruttano immagini e testi sintetici per ingannare le vittime. Alessandro Bianchi, ex product manager di Google e founder con esperienza diretta in startup tecnologiche, contribuisce all’analisi privilegiando approcci pragmatici e dati operativi.
Creare video con l’intelligenza artificiale: vantaggi e strumenti
Aziende e professionisti sfruttano piattaforme che consentono di produrre video con rapidità e costi ridotti. Queste soluzioni riducono tempi di produzione e abbattono costi legati a set e troupe.
Il panorama spazia dai generatori di avatar ai sistemi che convertono testo in video, fino a tool per il montaggio automatico. Il vantaggio principale è la scalabilità nella personalizzazione dei contenuti, utile per campagne brandizzate e comunicazione omnicanale.
Dal punto di vista tecnico, alcuni servizi si basano su modelli di machine learning addestrati su dataset estesi. Altri privilegiano asset proprietari e pipeline controllate per migliorare qualità, coerenza visiva e conformità normativa.
La scelta del tool dipende da formato, qualità e budget. Per formati brevi e contenuti dinamici è preferibile un approccio cloud-native con template e automazioni. Per produzioni di alto livello resta consigliabile integrare risorse umane specializzate nella post-produzione.
Occorre valutare anche rischi e compliance: diritti d’autore, tutela dell’immagine e potenziali usi impropri come i deepfake. Le policy di licenza e i processi di verifica dei dataset sono fattori determinanti nella selezione del fornitore.
In ambito B2B, l’integrazione con pipeline esistenti e la possibilità di esportare asset in formati professionali rappresentano criteri decisivi. L’interoperabilità con sistemi di gestione dei contenuti e con tool di analytics facilita la misurazione delle performance.
Per le startup e gli investitori la valutazione dovrebbe considerare sostenibilità economica e maturità tecnologica del fornitore. Chi opera nel settore valuta metriche come tempo medio di produzione, costo per minuto e garanzie sulla provenienza dei dati.
Il prossimo sviluppo atteso riguarda una maggiore integrazione tra strumenti generativi e workflow editoriali aziendali, con miglioramenti sulla tracciabilità degli asset e sulle funzioni di controllo qualità.
Come scegliere il tool giusto
Dopo i miglioramenti sulla tracciabilità degli asset e sulle funzioni di controllo qualità, la scelta del tool richiede criteri operativi chiari. I decisori aziendali devono valutare chi utilizzerà lo strumento, quali output servono e come si integra nel workflow esistente.
Tre elementi determinano la scelta: la resa visiva, le opzioni di personalizzazione e il costo totale di produzione. La resa visiva comprende qualità del frame, coerenza cromatica e fedeltà ai materiali di partenza.
Le opzioni di personalizzazione riguardano template, parametri di stile e possibilità di scripting per pipeline automatizzate. Per personalizzazione si intende la capacità del tool di adattare output e metadata alle esigenze editoriali.
Il costo totale di produzione include licenze, risorse computazionali, ore di editing e spese per storage. Le soluzioni orientate al marketing offrono integrazioni con sistemi di advertising e template per campagne.
Le soluzioni enterprise privilegiano la sicurezza dei dati e il controllo della proprietà intellettuale. In contesti regolamentati, questi aspetti possono ridurre il rischio legale e i costi di compliance.
È consigliabile verificare demo o versioni gratuite per valutare facilità d’uso, tempo di output e compatibilità con formati multipli. Occorre inoltre controllare le integrazioni con piattaforme social per massimizzare la distribuzione dei contenuti.
L’adozione finale deve essere guidata da metriche di business: riduzione del time to market, variazione del churn rate dei contenuti e rapporto tra LTV e CAC delle campagne multimediali. Il prossimo sviluppo atteso è l’aumento delle API per integrazioni native con sistemi di advertising e DAM aziendali.
Generative Engine Optimization (GEO): essere citati dalle AI che rispondono
Chi gestisce contenuti digitali per aziende e piattaforme B2B sta ripensando le priorità di visibilità. Con l’affermazione delle AI Overviews e dei motori generativi come ChatGPT e Gemini, l’obiettivo non è più solo il posizionamento tradizionale sui motori di ricerca, ma l’inclusione nelle sintesi che le AI offrono agli utenti. Il Generative Engine Optimization (GEO) raggruppa pratiche tecniche e editoriali finalizzate a rendere il contenuto facilmente interpretabile e citabile da questi sistemi.
Le pratiche operative comprendono contenuti in formato answer-first, l’adozione di schema markup avanzati e una semantica pensata per interazioni conversazionali. Tali interventi possono incidere su metriche di business rilevanti, come la percezione di autorevolezza, il tasso di conversione e indicatori di prodotto quali churn rate e LTV, se integrati in una strategia di distribuzione misurabile. Il passaggio successivo nel mercato riguarda l’integrazione nativa tra API generative, sistemi pubblicitari e DAM aziendali, elemento che influirà sulla capacità delle aziende di controllare fonti e attributi nelle risposte AI.
Strategie operative per la GEO
Per le aziende B2B e le piattaforme digitali, implementare la GEO richiede una ridefinizione delle pratiche di visibilità. In primo luogo occorre integrare le attività tradizionali di SEO con interventi specifici volti a far emergere contenuti nelle risposte generate dalle AI.
Le azioni operative includono l’ottimizzazione delle pagine per risposte dirette, la strutturazione di blocchi Q&A e l’uso sistematico di citazioni e riferimenti verificabili. Parallelamente deve essere curato il brand authority management per garantire informazioni aggiornate sulle entità aziendali.
Sul piano tecnico risulta fondamentale garantire l’accesso dei motori generativi ai contenuti. I dati strutturati e la crawlability per gli AI bot sono prerequisiti: senza questi elementi i sistemi non possono attribuire correttamente fonti né citare l’azienda.
È altresì necessario implementare un monitoraggio continuo della presenza del brand nelle risposte AI. Analizzare le percentuali di citazione rispetto ai competitor e osservare le variazioni nel tempo permettono di correggere la strategia editoriale e tecnica.
Secondo Alessandro Bianchi, ex product manager di Google e founder di tre startup, molte iniziative falliscono per mancata integrazione tra contenuto e infrastruttura tecnica. Perciò le aziende devono sincronizzare produzione editoriale, sistemi di indicizzazione e repository aziendali.
Per l’operatività quotidiana si raccomanda una roadmap che preveda audit periodici dei markup, verifica della crawlability e report su share of voice nelle risposte AI. Queste misure consentono aggiustamenti tempestivi e una maggiore capacità di controllo delle fonti citate.
Truffe romantiche generate dall’AI: come riconoscerle e prevenirle
Le piattaforme digitali registrano forme crescenti di frode affettiva messe in atto con strumenti di AI. I truffatori creano profili falsi e inviano messaggi persuasivi su app di dating e social network. Le romance scam sfruttano immagini sintetiche e risposte automatizzate per instaurare fiducia emotiva e poi richiedere denaro o veicolare link malevoli. Le vittime sono spesso persone con vulnerabilità emotive o con scarsa alfabetizzazione digitale, ma l’attacco può riguardare qualsiasi utente. Il meccanismo tipico prevede conversazioni prolungate finalizzate a consolidare un rapporto e, successivamente, richieste finanziarie o trasferimenti su piattaforme esterne. A valle, le aziende devono potenziare i controlli di identità e i sistemi di rilevazione dei pattern per ridurre esposizione e frodi; gli esperti segnalano un aumento della sofisticazione degli attacchi e raccomandano monitoraggi continui.
Misure pratiche di difesa
In continuità con la necessità di monitoraggi continui, le contromisure devono combinare procedure operative e tecnologie specifiche. Le organizzazioni dovrebbero adottare protocolli di verifica incrociata dell’identità, includendo videochiamate e controlli sui metadati.
È raccomandato diffidare di richieste di denaro non sollecitate e considerare segnali ripetuti come messaggi con frasi ricorrenti o link sospetti. Gli algoritmi possono supportare l’analisi dei pattern, ma le decisioni devono integrare valutazioni umane.
Le piattaforme digitali hanno responsabilità operative: devono predisporre strumenti di segnalazione rapida, flussi chiari per la gestione dei report e meccanismi tecnici per rilevare immagini generate da AI. Questi strumenti vanno aggiornati periodicamente in base alla sofisticazione degli attacchi.
Per gli utenti professionali, bloccare e segnalare profili sospetti e non condividere dati sensibili sono pratiche imprescindibili. Le imprese possono rafforzare la resilienza con policy interne, formazione del personale e procedure di escalation per verifiche di alto rischio.
A livello istituzionale e aziendale, le campagne di sensibilizzazione devono rivolgersi in modo mirato alle categorie più vulnerabili. Gli esperti sottolineano che monitoraggi, aggiornamenti tecnologici e formazione rimangono passi necessari per ridurre esposizione e frodi.
Bilanciare innovazione e sicurezza
Per ridurre il rischio residuo dopo i monitoraggi continui, le organizzazioni devono integrare misure tecniche e operative.
Occorre sfruttare il potenziale degli strumenti di produzione di contenuti e della GEO senza sottovalutare gli abusi dell’AI.
Serve investimento in processi, formazione del personale e in tecnologie di verifica dei contenuti.
Procedure standardizzate e controlli automatizzati migliorano la resilienza contro frodi e manipolazioni.
Un approccio combinato limiterà l’esposizione e il rischio operativo, consentendo un’adozione responsabile delle tecnologie nel medio termine.

