Terapia a distanza: come integrare la psicoterapia online nella pratica clinica

Una panoramica pratica su come la psicoterapia online ha trasformato la relazione terapeutica, le aree in cui è efficace e le attenzioni cliniche da mantenere

La diffusione della psicoterapia online ha segnato un cambiamento significativo nelle modalità di cura, spingendo molti clinici e pazienti ad adottare il colloquio via schermo come alternativa o integrazione al lavoro in studio. Questo articolo contestualizza il fenomeno, riepiloga criticità e punti di forza e propone criteri pratici per scegliere il setting più adeguato, tenendo conto sia degli aspetti tecnici sia di quelli psicodinamici.

Dietro alla scelta di una seduta da remoto ci sono motivazioni diverse: comodità, esigenze logistiche, ma anche una inclinazione culturale verso il digitale. Al contempo, la comunità professionale resta divisa: alcuni vedono nella telepratica opportunità reali, altri mettono in guardia dai rischi legati alla perdita della dimensione corporea e dall’emergere di nuovi modi di idealizzare il terapeuta.

Diffusione, economie e nuovi comportamenti

La pratica a distanza si è radicata in contesti urbani e professionali dove il smartworking è diffuso e in fasce di popolazione che privilegiano rapidità e accessibilità. Il risparmio di tempo e la riduzione dei costi sono elementi concreti: il clinico può ottimizzare gli spazi, il paziente evita spostamenti. Le piattaforme dedicate, come Unobravo e Serenis, hanno amplificato l’offerta e reso possibile incontrare migliaia di professionisti con pochi click. Tuttavia, questa trasformazione determina anche nuove abitudini comunicative e una diversa modalità di fruizione della cura mentale.

Quando il remoto è particolarmente adatto

Esistono situazioni in cui il setting online si rivela particolarmente utile: persone che vivono all’estero e richiedono un clinico di lingua italiana, soggetti con autismo di alto funzionamento per i quali la videochiamata riduce l’ansia di contatto fisico, oppure pazienti con attacchi di panico molto intensi per i quali un primo lavoro a distanza può favorire la fiducia e la stabilizzazione. In questi casi la seduta remota può costituire un preliminare funzionale che, quando possibile, viene progressivamente integrato o sostituito da incontri in presenza.

Criticità cliniche e dimensione teorica

La terapia online modifica alcuni registri fondamentali dell’esperienza analitica. Dal punto di vista lacaniano si può riflettere in termini di immaginario, simbolico e reale. Lo schermo accentua l’immaginario perché espone immagini parziali dei corpi e favorisce fenomeni narcisistici; il simbolico resta operativo quando avviene l’elaborazione linguistica, i lapsus e il racconto dei sogni; il reale, cioè la dimensione pulsionale più privata, può risultare meno presente per l’assenza del contatto fisico. Questa dinamica spiega parte delle preoccupazioni relative a idealizzazione e transfert rivolto agli oggetti digitali.

Il transfert e l’oggetto digitale

Alcuni pazienti sviluppano un vero e proprio transfert sulle macchine, una forma di investimento affettivo rivolta agli strumenti digitali che media la relazione. Qui entra in gioco la nozione di oggetto pulsionale: certe pratiche di consumo e strumenti tecnologici possono funzionare come surrogati di soddisfazione incompleta, generando ripetizione del desiderio. Riconoscere questo fenomeno è fondamentale per evitare fraintendimenti clinici e per modulare le interpretazioni e le contromisure in seduta.

La scrittura e le comunicazioni come strumenti terapeutici

Un elemento che compensa in parte la riduzione del reale è la funzione della scrittura: messaggi via WhatsApp, mail, note inviate prima o dopo l’incontro possono servire a estendere e consolidare il lavoro. Questi strumenti permettono al paziente di «abitare» lo spazio terapeutico anche fuori dalla finestra oraria della seduta e possono facilitare la presa di contatto con materialità che altrimenti resterebbero non dette. Allo stesso tempo il clinico deve riflettere sul proprio controtransfert verso questi scambi e stabilire regole chiare.

Indicazioni pratiche per la routine professionale

In termini operativi è utile adottare una posizione pragmatica: privilegiare il colloquio in presenza quando è possibile, utilizzare la modalità ibrida quando serve flessibilità, e riservare la telepratica a quei casi per i quali offre vantaggi clinici certificabili. È importante inoltre definire confini chiari su aspetti logistici e finanziari e integrare consapevolmente la scrittura come strumento terapeutico. Infine, occorre mantenere attiva una riflessione etica e tecnica sul ruolo delle piattaforme per garantire che la cura rimanga al centro.

Per approfondimenti teorici si rinvia a discussioni su Lacan e la cibernetica; per ulteriori riferimenti cfr. nostro articolo del 14 aprile 2026.

Scritto da Elena Marchetti

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