verso il 6g in europa: perché lo spettro è la priorità strategica

la consultazione del Radio Spectrum Policy Group traccia le linee guida per il 6G in europa, mettendo lo spettro al centro delle scelte industriali e regolamentari

L’Unione europea ha avviato un percorso per definire le condizioni necessarie al decollo del 6G. Il processo è centrato sullo spettro radio. Il Radio Spectrum Policy Group (Rspg) ha lanciato una consultazione pubblica rivolta al mercato. L’obiettivo è identificare priorità e compromessi tecnici utili all’avvio operativo dei servizi della prossima generazione di comunicazioni.

La scelta delle frequenze richiede coordinamento internazionale e tempi prolungati. Le decisioni prese in questa fase condizioneranno l’adozione tecnologica, la competitività industriale europea e la posizione dell’Unione nei tavoli globali di armonizzazione. La consultazione intende raccogliere contributi del settore su priorità, vincoli normativi e scelte di armonizzazione.

Perché lo spettro è un tema di politica industriale

La consultazione europea, rivolta a operatori e stakeholder, intende raccogliere contributi su priorità, vincoli normativi e scelte di armonizzazione. Il documento del Rspg sposta il dibattito oltre la mera velocità, indicando il 6G come piattaforma di trasformazione digitale con impatti su filiere produttive, sicurezza e sostenibilità.

Per rendere operativa questa visione servono decisioni sul spettro che favoriscano copertura capillare, capacità nelle aree urbane ad alta densità e architetture di rete ibride. Le scelte tecniche e regolamentari sullo spettro determineranno l’effettiva capacità del 6G di integrare applicazioni industriali, logistica e servizi critici, nonché l’adeguamento degli investimenti infrastrutturali e dei modelli di business.

Ecosistema e stakeholder

La consultazione coinvolge istituti di ricerca, produttori di apparati e operatori mobili e satellitari. Dall’interazione emerge che il 6G sarà un ecosistema ibrido. Lo spettro viene considerato non solo una risorsa da assegnare, ma uno strumento che orienta investimenti e modelli di business. Ciò aumenta la competizione per risorse limitate e accelera la richiesta di soluzioni locali e verticali. Elena Marchetti osserva che “il palato non mente mai” e che dietro ogni scelta tecnologica vi è una storia di filiera e valore territoriale.

Le bande in gioco: sotto 1 GHz, 6 GHz e 7-15 GHz

Il report segnala un equilibrio difficile tra copertura capillare e capacità elevata nelle aree urbane. Molti stakeholder ritengono che lo spettro a bassa frequenza (sotto 1 GHz) sia fondamentale per garantire una copertura nazionale affidabile. Le bande più alte sono invece indicate per aumentare la capacità nei centri urbani e suburbani. La scelta delle bande influenzerà investimenti infrastrutturali, modelli di business e priorità di intervento pubblico e privato.

Alternative di spettro

La scelta delle bande completerà l’impatto sugli investimenti infrastrutturali, sui modelli di business e sulle priorità pubbliche e private. Tra le opzioni considerate figura l’inclusione dell’upper 6 GHz. Viene altresì valutata l’esplorazione di porzioni di spettro tra 7 e 15 GHz. L’approccio suggerito non prevede una singola banda predominante, ma un portafoglio di frequenze con profili di propagazione differenti. Ciò richiede che i produttori progettino radio e chipset scalabili su più gamme. I regolatori dovranno pianificare operazioni di refarming e strategie di compatibilità tra servizi.

Sostenibilità, sicurezza e integrazione satellitare

Il Rspg considera la sostenibilità e la resilienza vincoli trasversali che devono guidare le scelte di rete e spettro. Questi requisiti non sono capitoli separati, ma criteri operativi. Limitare i consumi energetici e gestire l’impatto di infrastrutture più dense influisce sui costi operativi e sul ritorno degli investimenti. Prolungare la vita degli apparati rappresenta una leva economica e ambientale significativa. Inoltre si sottolinea la necessità di integrare capacità terrestri e satellitari per garantire coperture estese e resilienza dei servizi.

Satelliti e reti terrestri

Prosegue l’analisi sulla necessità di integrare capacità terrestri e satellitari per estendere la copertura e aumentare la resilienza dei servizi. Il Rspg ribadisce che la componente satellitare deve essere incorporata nell’architettura 6G per garantire accesso nelle aree remote e continuità operativa in caso di emergenze. Questo approccio trasforma gli operatori satellitari da attori marginali in stakeholder strutturali nelle decisioni sullo spettro.

Condivisione dello spettro, licenze locali e armonizzazione

La disponibilità dello spettro è sottoposta a crescenti pressioni dovute a nuovi servizi e attori. Il documento esamina meccanismi di sharing, incluso lo inter-service spectrum sharing, che consente a porzioni di spettro di ospitare servizi differenti mediante regole tecniche e giuridiche. Tali regole mirano a evitare interferenze e a garantire livelli minimi di qualità del servizio.

Il quadro evidenzia la necessità di armonizzazione normativa a livello nazionale ed europeo. Le licenze locali possono rispondere a esigenze territoriali specifiche, ma richiedono coordinamento per evitare frammentazioni e inefficienze nello spettro. La combinazione di regole centralizzate e flessibilità locale è indicata come strada percorribile per bilanciare domanda e ordine tecnico.

Tra gli sviluppi attesi vi sono linee guida tecniche per il coordinamento tra operatori terrestri e satellitari e modelli di licenza che prevedano clausole di condivisione dinamica. Queste soluzioni sono concepite per sostenere la crescita dei servizi digitali senza compromettere la stabilità delle reti esistenti.

Licenze locali e consultazione europea

Parallelamente si discute delle licenze locali per le vertical industries, opzione che nel 5G ha già prodotto approcci diversi tra gli Stati membri. Il rischio è una frammentazione che contrasta con l’obiettivo europeo di un mercato unico per reti e apparati. Per questo il Rspg propone una roadmap dello spettro 6G per individuare le bande prioritarie per il mercato di massa e per i mercati verticali.

La consultazione aperta mira a raccogliere dati concreti su costi, benefici e trade-off. Le evidenze raccolte dovranno consentire di formulare una posizione europea coesa nei negoziati internazionali e di ridurre il rischio di dover recepire decisioni adottate al di fuori dell’Europa. Il risultato atteso è una roadmap che guidi l’armonizzazione dello spettro e fissi priorità tecniche e commerciali per i prossimi cicli tecnologici.

Scritto da Elena Marchetti

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