Algorithmiq a Milano: come Sabrina Maniscalco porta il quantum computing in Italia

Sabrina Maniscalco guida Algorithmiq a Milano per trasformare il quantum computing in strumenti concreti per la farmacologia.

Un telescopio regalato da adolescente in Sicilia è il piccolo filo che unisce le prime osservazioni del cielo all’ambizione scientifica che ha portato Sabrina Maniscalco a fondare Algorithmiq. Quella curiosità per le galassie si è trasformata in interesse per il mondo subatomico e, più avanti, in uno sforzo imprenditoriale che oggi vede la startup trasferirsi a Milano dopo aver chiuso un round di 18 milioni e aver stretto partnership commerciali con realtà come IBM e Microsoft.

La vicenda assume molte valenze: è la storia di una donna che avanza in un campo storicamente dominato dagli uomini, di una ricercatrice che attraversa il confine tra accademia e impresa e di una startup che sceglie di tornare in Italia in un momento cruciale per la sovranità digitale. Questo racconto mette in luce come competenze, strategie di finanziamento e politiche pubbliche si intreccino nella crescita del settore.

Dalla stella al qubit: un percorso transnazionale

La formazione di Maniscalco è cominciata a Palermo, dove ha ottenuto laurea e dottorato in fisica teorica, e proseguita con esperienze di ricerca internazionali: un postdoc a Sofia nel 2004, periodi a Durban, Turku e poi un incarico a Edimburgo. Nel tempo ha diretto l’Istituto di Fisica Teorica a Turku e si è stabilita ad Helsinki, dove nel 2026 ha co-fondato Algorithmiq e ha ricoperto la cattedra in Quantum Information, Computing and Logic. Durante questo cammino ha interpretato la fisica come una metafora della propria vita, sostenendo che una persona, come una particella, può trovarsi in stati diversi contemporaneamente: il concetto di dualità ha accompagnato le sue scelte.

La transizione verso l’impresa

La scossa imprenditoriale è arrivata grazie all’accesso pubblico ai primi computer quantistici via cloud di IBM nel 2016: macchine con pochi qubit che però hanno stimolato sperimentazione. Da quegli esperimenti sono nati brevetti legati alla mitigazione del rumore, problema centrale del calcolo quantistico: il cosiddetto rumore quantistico è la perdita di coerenza delle informazioni dovuta a perturbazioni esterne. Assieme a tre co-fondatori — Guillermo García Pérez, Matteo Rossi e Boris Sokolov — Maniscalco ha trasformato risultati accademici in una proposta commerciale, supportata inizialmente da un investitore privato.

Algorithmiq: tecnologia, risultati e rete di partnership

Algorithmiq sviluppa algoritmi pensati per rendere i computer quantistici utili in scenari reali, con un focus particolare sulla simulazione molecolare applicata alla farmacologia e alle scienze della vita. L’azienda è cresciuta fino a oltre cinquanta dipendenti distribuiti in Europa e ha scelto Milano come quartier generale globale. Il round guidato da United Ventures e CDP Venture Capital è il più importante investimento di venture capital finora realizzato in Italia in una startup quantistica.

Risultati concreti e riconoscimenti

Nel 2026 Algorithmiq ha ottenuto il primo quantum advantage su un problema scientifico concreto sfruttando hardware IBM, e nello stesso anno ha vinto il premio di 2 milioni di dollari della Wellcome Leap Q4Bio Challenge, superando università come Harvard, Oxford e Stanford. Questi successi hanno favorito accordi commerciali con grandi player tecnologici — tra cui Google, Microsoft, AWS e Rigetti — oltre a collaborazioni con istituzioni come la Cleveland Clinic e il CERN.

Applicazioni pratiche e impatto sulla farmacologia

Il nucleo dell’offerta di Algorithmiq è la possibilità di simulare il comportamento delle molecole in modo più fedele rispetto ai metodi classici: invece di testare miliardi di combinazioni in laboratorio, la simulazione molecolare permette di partire da principi primi per progettare e valutare potenziali terapie. Questo approccio può accelerare la scoperta di farmaci e aprire nuove strade anche per malattie complesse come il cancro. L’immagine evocata dal mondo della ricerca — quella dell’alchimista che trasforma la materia — è stata ripresa anche da esponenti del settore come Simone Severini, oggi in Google, e approvata dalla stessa Maniscalco per la sua attinenza alle attività di Algorithmiq.

Perché tornare in Italia adesso

La decisione di trasferire l’attività in Italia risponde a ragioni strategiche di mercato e di ecosistema. Mentre la Finlandia ha scelto di concentrare risorse pubbliche su un campione hardware nazionale, IQM, l’Italia ha avviato una fase istituzionale nuova: nell’estate del 2026 è stata approvata la Strategia Nazionale per le Tecnologie Quantistiche, coordinata dal professor Tommaso Calarco, e a dicembre 2026 si sono svolti a Roma gli Stati Generali del Quantum con la partecipazione di quattro ministri. Il messaggio è chiaro: il quantum richiede impegno pubblico e privato.

In più, portare Algorithmiq a Milano significa offrire opportunità ai talenti italiani della fisica quantistica — già prima del trasferimento l’azienda contava cinque ricercatori basati in Italia operanti da remoto — e posizionarsi per sfruttare i futuri strumenti europei: l’Unione Europea ha destinato oltre 11 miliardi alla ricerca quantistica e il Quantum Act è atteso nel 2026. In questo contesto il ritorno assume il valore di un investimento sul lungo periodo e sulla costruzione di un campione nazionale.

La vicenda di Sabrina Maniscalco unisce due mondi che spesso vengono presentati come opposti: la concretezza operativa dell’impresa e il rigore dell’accademia, la logica nordica e la creatività mediterranea. Dal telescopio della sua giovinezza alla guida di una realtà che vuole rendere il quantum computing uno strumento utile per la medicina, la storia mostra come visione e capacità esecutiva possano convergere per creare opportunità nazionali e internazionali.

Scritto da Emanuele Tassinari

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