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Nelle ultime comunicazioni trimestrali le principali Big Tech — Alphabet, Amazon, Microsoft e Meta — hanno confermato che l’intelligenza artificiale è oggi uno dei principali motori di crescita. Allo stesso tempo, però, è emersa con forza la pressione sui conti legata a spese in conto capitale e all’aumento degli ammortamenti, elementi che stanno ridisegnando la percezione degli investitori.
Il simultaneo rilascio dei risultati ha offerto uno sguardo comparativo sul modo in cui ogni gruppo sta sovrappesando ricavi, investimenti e strategia produttiva: alcune società puntano su una presenza integrata lungo la filiera, altre su partnership e acquisizioni. Di conseguenza il mercato ha reagito diversamente a ogni trimestrale, premiando chi sembra aver scelto la via più efficace per monetizzare l’AI.
Performance e prime reazioni del mercato
Nel breve periodo i risultati hanno mostrato ricavi in forte aumento per tutte le hyperscaler, con differenze significative nei segmenti che guidano la crescita. Alphabet ha riportato ricavi trimestrali intorno a 110 miliardi di dollari, trainati dal search e da un Google Cloud in forte espansione; Amazon ha mantenuto il più grande giro d’affari complessivo, mentre Microsoft ha beneficiato della spinta di Azure. Il mercato ha però messo in luce il tema prevalente: se i ricavi salgono, altresì cresce la necessità di capitali per potenziare infrastrutture e modelli, con stime di spesa aggregate nell’ordine di centinaia di miliardi (stime variano tra circa 600 e 725 miliardi di dollari per l’ecosistema).
Il caso Alphabet e Google Cloud
Alphabet è emersa come esempio di approccio «full stack»: Google ha visto Google Cloud crescere del 63% anno su anno, ha iniziato a commercializzare le proprie TPU e ha accumulato un backlog molto elevato perché la domanda supera la capacità data center. Contestualmente però le spese in conto capitale sono quasi raddoppiate: trimestralmente si sono avvicinate ai 35,6 miliardi di dollari, e il piano annuale è stato portato a circa 180 miliardi. Questo modello punta a controllare l’intera catena del valore dell’AI, ma aumenta la leva degli ammortamenti.
Strategie divergenti: Amazon, Microsoft e la concorrenza
Amazon continua a investire massicciamente, con ricavi trimestrali complessivi molto elevati e una divisione AWS che ha segnato crescita significativa: i ricavi di AWS sono saliti di circa il 28%, a oltre 37 miliardi. L’azienda ha inoltre rafforzato alleanze, ad esempio con OpenAI, e ha introdotto nuove offerte come Bedrock Managed Agents e strumenti per l’agentic computing. Le spese Capex trimestrali hanno raggiunto circa 44,2 miliardi, con un piano 2026 intorno a 200 miliardi.
Microsoft: cloud e accordi multipli
Microsoft ha visto le vendite cloud su Azure crescere di circa il 40%, contribuendo a un aumento generalizzato dei ricavi e degli utili. Negli ultimi mesi ha perso l’esclusività su certi modelli di OpenAI e ha aperto collaborazioni con Anthropic, ma conserva una partecipazione rilevante in OpenAI e diritti d’uso che rafforzano la sua posizione nei prodotti software. Questo mix di integrazione tecnologica e alleanze rende la strategia di Redmond meno dipendente da una singola fonte di modelli e più focalizzata sull’offerta ai clienti enterprise.
Meta: profitti solidi e reazioni negative
Meta ha mostrato ricavi e utili in aumento, ma non è stata risparmiata dal malessere del mercato: le azioni sono scese dopo l’annuncio, penalizzate dalla prospettiva di spese per l’anno ritenute troppo elevate rispetto al breve termine. Tra i motivi di incertezza figurano la flessione nell’utilizzo di alcuni modelli AI e la mancanza di roadmap precise sui tempi di rilascio di nuove versioni, elementi che hanno attenuato la fiducia nonostante i numeri positivi.
Il nodo degli ammortamenti e la sostenibilità
Un tema che ha monopolizzato i commenti è l’effetto degli ammortamenti sui risultati: con cicli di vita di chip e server stimati in 5-6 anni, l’aumento degli investimenti traduce in quote annuali di ammortamento che erodono il free cash flow. Analisi giornalistiche riportano che, in uno scenario di crescita degli asset, la somma degli ammortamenti annui delle hyperscaler potrebbe arrivare a circa 430 miliardi di dollari entro cinque anni, a fronte di profitti da AI che lo scorso anno erano stati stimati in circa 372 miliardi. La domanda cruciale è se la domanda finale dei clienti riuscirà a sostenere questi livelli di costo nel medio termine.
In chiusura, il quadro è duplice: da un lato l’AI sta generando ricavi e spingendo l’innovazione; dall’altro, l’intensità degli investimenti obbliga le aziende a dimostrare capacità di monetizzazione e controllo dei costi. Gli investitori guardano ora non solo alla crescita dei ricavi, ma alla qualità del capitale impiegato e alla tempistica con cui questi giganti trasformeranno le spese in flussi di cassa sostenibili.

