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23 Giugno 2026

Ridurre la dipendenza dal gas in Italia: strategie per accelerare le rinnovabili

L'alta dipendenza dal gas e il peso del prezzo elettrico espongono l'Italia; accelerare l'installazione di rinnovabili e l'efficienza energetica è la proposta chiave

Ridurre la dipendenza dal gas in Italia: strategie per accelerare le rinnovabili

Negli ultimi anni il tema della sicurezza energetica è tornato al centro del dibattito pubblico. L’Italia resta molto esposta alle importazioni di combustibili fossili: nel 2026 ha importato il 95% del gas consumato e il 91% del petrolio, condizioni che amplificano la fragilità del sistema nazionale di fronte a crisi internazionali.

Questa dipendenza si traduce in effetti concreti per famiglie e imprese: tra gennaio e aprile 2026 il prezzo medio dell’energia elettrica all’ingrosso in Italia è stato di 130,5 €/MWh, il valore più alto tra i principali paesi europei. Per capire le leve di cambiamento servono dati, ma anche scelte politiche e un piano operativo per aumentare resilienza e competitività.

La fotografia della dipendenza: numeri e rischi

Il quadro statistico mette in luce una serie di vulnerabilità strutturali. Nel 2026 il gas importato è arrivato in gran parte da Paesi quali Algeria (23.267 milioni di m³) e Azerbaigian (10.314 milioni di m³), che insieme coprono il 54,2% della domanda nazionale; seguono Qatar (6.902 mln m³), Russia (5.696 mln m³), Libia (1.407 mln m³) e gli Stati Uniti (5.186 mln m³). Il peso crescente del GNL è evidente: dal 6% del 2002 il ruolo del GNL nelle importazioni è salito al 25% nel 2026.

Impatto sui prezzi e sul mix elettrico

Il predominio del gas nella formazione del prezzo elettrico è una delle chiavi del problema: nei primi 69 giorni del 2026 il gas ha determinato il prezzo all’ingrosso per l’89% delle ore. Nel 2026 il gas ha rappresentato il 47,3% della produzione elettrica nazionale, a fronte del 21,5% della Spagna e del 34,8% dell’Olanda, evidenziando quanto il mix elettrico italiano sia ancora legato ai fossili.

Rinnovabili: potenzialità non sfruttate e ostacoli

La crescita delle rinnovabili in Italia è rimasta contenuta: negli ultimi cinque anni la produzione da FER è salita di circa il 10%, mentre Paesi come la Spagna hanno registrato incrementi molto più robusti (circa +41,9%). Sul versante autorizzativo, oltre 1.700 progetti risultano bloccati in attesa di valutazione, e le lentezze burocratiche dipendono da molteplici fattori, dalla Commissione Via Pnrr-Pniec alle overlapping competenze ministeriali.

Il ruolo degli investimenti e delle scelte infrastrutturali

Secondo le osservazioni di associazioni ambientaliste, alcune decisioni recenti rischiano di consolidare ulteriormente la dipendenza dai fossili: nuovi accordi di importazione, progetti di rigassificazione e investimenti in infrastrutture gas. In Italia sono attivi cinque rigassificatori (Panigaglia, Cavarzere, Livorno, Piombino e Ravenna) e sono in progetto altri tre (Taranto, Gioia Tauro, Porto Empedocle). Queste scelte vanno bilanciate con una strategia di espansione delle FER per ridurre il rischio geopolitico e la volatilità dei prezzi.

Azioni prioritarie per accelerare la transizione

Per ridurre l’impatto della dipendenza è indispensabile una combinazione di misure immediate e programmate. Una proposta concreta è l’installazione di 20 GW di rinnovabili all’anno nel periodo 2027-2030, obiettivo che permetterebbe di portare la quota rinnovabile ben oltre l’attuale 41% del mix elettrico e di tagliare drasticamente il consumo di gas nel settore elettrico. Impianti fotovoltaici e eolici di taglia industriale possono entrare in rete in tempi ridotti, spesso entro un anno dall’apertura del cantiere.

Parallelamente servono strumenti normativi e di mercato: rispetto dei tempi autorizzativi, aste pluriennali con contingenti bilanciati tra fotovoltaico e eolico, promozione dello stoccaggio e politiche di efficienza energetica e riqualificazione degli edifici in linea con la direttiva EPBD. Anche il disaccoppiamento delle fonti nel mercato elettrico e l’introduzione del prezzo zonale e dinamico possono ridurre l’influenza del gas sul costo finale dell’energia.

Implicazioni per imprese e cittadini

Una transizione accelerata offre vantaggi concreti: riduzione della volatilità delle bollette, maggiore indipendenza geopolitica e opportunità industriali per le imprese italiane del settore green. Gli investimenti globali mostrano già una tendenza netta verso il pulito: nel 2026 circa l’85% degli investimenti nella produzione elettrica è andato alle fonti rinnovabili, segnale che il capitale segue questa direzione.

Conclusione: cambiare strategia per non pagare il prezzo della dipendenza

L’analisi complessiva indica che senza un cambio di passo l’Italia continuerà a sostenere costi economici e rischi geopolitici rilevanti. Le rinnovabili non sono più un’opzione secondaria ma una condizione necessaria per garantire sicurezza, competitività e stabilità del sistema Paese. Un mix di politiche pubbliche efficaci, aste programmate, rimozione degli ostacoli autorizzativi e investimenti in efficienza rappresentano la strada per trasformare una vulnerabilità cronica in una solida resilienza nazionale.

Autore

Luca Bellini

Luca Bellini proviene dalle cucine torinesi: dopo una decisione professionale presa davanti al mercato di Porta Palazzo ha lasciato il lavoro in brigata per il giornalismo gastronomico. In redazione difende ricette tradotte in chiave contemporanea, porta la firma su inchieste su mercati rionali e conserva la collezione di ricettari della nonna.