Ridurre la dipendenza dal gas in Italia: strategie per accelerare le rinnovabili

L'alta dipendenza dal gas e il peso del prezzo elettrico espongono l'Italia; accelerare l'installazione di rinnovabili e l'efficienza energetica è la proposta chiave

Negli ultimi anni il tema della sicurezza energetica è tornato al centro del dibattito pubblico. L’Italia resta molto esposta alle importazioni di combustibili fossili: nel 2026 ha importato il 95% del gas consumato e il 91% del petrolio, condizioni che amplificano la fragilità del sistema nazionale di fronte a crisi internazionali.

Questa dipendenza si traduce in effetti concreti per famiglie e imprese: tra gennaio e aprile 2026 il prezzo medio dell’energia elettrica all’ingrosso in Italia è stato di 130,5 €/MWh, il valore più alto tra i principali paesi europei. Per capire le leve di cambiamento servono dati, ma anche scelte politiche e un piano operativo per aumentare resilienza e competitività.

La fotografia della dipendenza: numeri e rischi

Il quadro statistico mette in luce una serie di vulnerabilità strutturali. Nel 2026 il gas importato è arrivato in gran parte da Paesi quali Algeria (23.267 milioni di m³) e Azerbaigian (10.314 milioni di m³), che insieme coprono il 54,2% della domanda nazionale; seguono Qatar (6.902 mln m³), Russia (5.696 mln m³), Libia (1.407 mln m³) e gli Stati Uniti (5.186 mln m³). Il peso crescente del GNL è evidente: dal 6% del 2002 il ruolo del GNL nelle importazioni è salito al 25% nel 2026.

Impatto sui prezzi e sul mix elettrico

Il predominio del gas nella formazione del prezzo elettrico è una delle chiavi del problema: nei primi 69 giorni del 2026 il gas ha determinato il prezzo all’ingrosso per l’89% delle ore. Nel 2026 il gas ha rappresentato il 47,3% della produzione elettrica nazionale, a fronte del 21,5% della Spagna e del 34,8% dell’Olanda, evidenziando quanto il mix elettrico italiano sia ancora legato ai fossili.

Rinnovabili: potenzialità non sfruttate e ostacoli

La crescita delle rinnovabili in Italia è rimasta contenuta: negli ultimi cinque anni la produzione da FER è salita di circa il 10%, mentre Paesi come la Spagna hanno registrato incrementi molto più robusti (circa +41,9%). Sul versante autorizzativo, oltre 1.700 progetti risultano bloccati in attesa di valutazione, e le lentezze burocratiche dipendono da molteplici fattori, dalla Commissione Via Pnrr-Pniec alle overlapping competenze ministeriali.

Il ruolo degli investimenti e delle scelte infrastrutturali

Secondo le osservazioni di associazioni ambientaliste, alcune decisioni recenti rischiano di consolidare ulteriormente la dipendenza dai fossili: nuovi accordi di importazione, progetti di rigassificazione e investimenti in infrastrutture gas. In Italia sono attivi cinque rigassificatori (Panigaglia, Cavarzere, Livorno, Piombino e Ravenna) e sono in progetto altri tre (Taranto, Gioia Tauro, Porto Empedocle). Queste scelte vanno bilanciate con una strategia di espansione delle FER per ridurre il rischio geopolitico e la volatilità dei prezzi.

Azioni prioritarie per accelerare la transizione

Per ridurre l’impatto della dipendenza è indispensabile una combinazione di misure immediate e programmate. Una proposta concreta è l’installazione di 20 GW di rinnovabili all’anno nel periodo 2027-2030, obiettivo che permetterebbe di portare la quota rinnovabile ben oltre l’attuale 41% del mix elettrico e di tagliare drasticamente il consumo di gas nel settore elettrico. Impianti fotovoltaici e eolici di taglia industriale possono entrare in rete in tempi ridotti, spesso entro un anno dall’apertura del cantiere.

Parallelamente servono strumenti normativi e di mercato: rispetto dei tempi autorizzativi, aste pluriennali con contingenti bilanciati tra fotovoltaico e eolico, promozione dello stoccaggio e politiche di efficienza energetica e riqualificazione degli edifici in linea con la direttiva EPBD. Anche il disaccoppiamento delle fonti nel mercato elettrico e l’introduzione del prezzo zonale e dinamico possono ridurre l’influenza del gas sul costo finale dell’energia.

Implicazioni per imprese e cittadini

Una transizione accelerata offre vantaggi concreti: riduzione della volatilità delle bollette, maggiore indipendenza geopolitica e opportunità industriali per le imprese italiane del settore green. Gli investimenti globali mostrano già una tendenza netta verso il pulito: nel 2026 circa l’85% degli investimenti nella produzione elettrica è andato alle fonti rinnovabili, segnale che il capitale segue questa direzione.

Conclusione: cambiare strategia per non pagare il prezzo della dipendenza

L’analisi complessiva indica che senza un cambio di passo l’Italia continuerà a sostenere costi economici e rischi geopolitici rilevanti. Le rinnovabili non sono più un’opzione secondaria ma una condizione necessaria per garantire sicurezza, competitività e stabilità del sistema Paese. Un mix di politiche pubbliche efficaci, aste programmate, rimozione degli ostacoli autorizzativi e investimenti in efficienza rappresentano la strada per trasformare una vulnerabilità cronica in una solida resilienza nazionale.

Scritto da Dr.ssa Anna Vitale

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