Cato e la rivoluzione nelle gare d’appalto: dall’automazione alla strategia

Cato è una piattaforma AI che automatizza attività documentali nelle gare d'appalto; fondata da Andrea Zorzetto e Matteo Bossolini, ha raccolto 1,6 milioni in pre-seed e conta già decine di clienti

La routine delle gare d’appalto italiane è fatta di montagne di documenti, scadenze ravvicinate e informazioni disperse. In questo scenario nasce Cato, la startup che applica intelligenza artificiale per trasformare compiti ripetitivi in processi veloci e tracciabili. Dietro al progetto ci sono Andrea Zorzetto e Matteo Bossolini, due profili diversi che hanno deciso di mettere insieme competenze di policy, prodotto e codice per affrontare un mercato vasto e spesso frustrante.

Le stime sul valore del procurement pubblico in Italia variano tra cifre molto alte: si parla di centinaia di miliardi ogni anno, con stime che oscillano tra 250 e 500 miliardi a seconda delle fonti. Ogni giorno vengono pubblicate centinaia, se non migliaia, di bandi che richiedono l’analisi di documenti lunghi e complessi: una situazione ideale per strumenti in grado di leggere, sintetizzare e automatizzare. La proposta di Cato è proprio questa: usare agenti AI per ridurre tempi e rischi operativi e restituire tempo alle attività strategiche.

Perché adesso: contesto e percorso dei fondatori

La scelta del momento non è casuale. Andrea Zorzetto arriva dal mondo delle politiche pubbliche e dell’open innovation, e dopo una prima esperienza imprenditoriale conclusasi con un fallimento ha deciso di riprovarci con un approccio diverso. Incontrato Matteo Bossolini alla fine di giugno 2026, i due hanno deciso di testare l’idea per una settimana e hanno proseguito fino alla costituzione della società il 26 settembre 2026. Questa cronologia mostra come elementi di esperienza precedente, curiosità tecnologica e opportunità di mercato si siano sovrapposti per creare il progetto.

La sfida del mercato

Il mercato del procurement pubblico è frammentato e conservatore: convincere aziende e uffici pubblici a cambiare processi è spesso più difficile che costruire la tecnologia. Tuttavia, l’accesso a dati pubblici e la pressione per maggiore efficienza stanno aprendo spazi di adozione. Per Cato la strategia è stata focalizzarsi subito sulle imprese che partecipano alle gare, dimostrando il valore con risultati concreti e clienti pilota.

Che cosa fa Cato e come funziona

La piattaforma di Cato si propone di coprire l’intero ciclo delle gare: dal monitoraggio dei portali alla compilazione della documentazione finale. Al centro del prodotto c’è un agente AI che legge capitolati, estrae requisiti, compila moduli amministrativi e organizza gli archivi delle gare passate. Questo approccio non solo riduce i tempi operativi, ma crea anche un patrimonio informativo che permette analisi su competitor, esiti e trend di prezzo.

Impatto operativo

Operazioni che prima richiedevano giorni di lavoro vengono trasformate in flussi di pochi minuti: identificare opportunità rilevanti, sintetizzare centinaia di pagine, redigere relazioni tecniche e amministrative. La piattaforma apprende dai dati storici e migliora la precisione delle compilazioni, consentendo alle aziende di concentrare risorse sui ragionamenti strategici per vincere una gara, invece che sulle attività documentali.

Tra finanzamenti, clienti e lezioni apprese

Il progetto ha attratto un pre-seed da 1,6 milioni guidato da IFF (Italian Founder Fund) e con la partecipazione di investitori legati alla precedente avventura dei fondatori, come Heartfelt, Vento, BHeroes e Moonstone. In pochi mesi Cato ha registrato l’interesse di decine di aziende: dispositivi medici, forniture IT, costruzioni e servizi. Alcuni clienti hanno segnalato che, dopo l’introduzione degli agenti, era impensabile tornare ai vecchi metodi di lavoro.

Lezioni dalla prima startup

L’esperienza del fallimento ha lasciato insegnamenti pratici: maggiore orientamento all’azione nel breve termine, un focus deciso sulla velocità di apprendimento e sulla vendita diretta fin dai primi giorni. Gli investitori che avevano già scommesso hanno spesso aumentato il loro impegno, dimostrando fiducia nella capacità dei fondatori di trasformare gli errori passati in vantaggio competitivo. Per Andrea e Matteo il principio è chiaro: nella fase di 0-1 conta fare, iterare e dimostrare valore.

Guardando avanti, Cato si presenta come una startup AI-intensive che vuole cambiare non solo il modo di fare offerte, ma la struttura stessa del mercato delle gare. In un paese con sfide demografiche e burocratiche come l’Italia, soluzioni che aumentano la produttività possono diventare leve decisive per mantenere domanda e offerta competitive. Per i fondatori la parola d’ordine è semplice: ripartire con entusiasmo, attenzione al cliente e la voglia di divertirsi mentre si risolvono problemi concreti.

Scritto da Giulia Fontana

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