Come i brand possono monetizzare il mercato second hand con tracciabilità e passaporto digitale

Il mercato dell’usato cresce rapidamente: capire tecnologie, norme e modelli di business è essenziale per i brand che vogliono recuperare valore

Il mondo della moda sta vivendo una trasformazione in cui moda second hand e sostenibilità diventano leve competitive. Consumatori e istituzioni chiedono sempre più trasparenza e soluzioni per allungare il ciclo di vita dei capi, riducendo gli sprechi. Questo cambiamento non è solo culturale: genera nuove opportunità commerciali per chi sa interpretare il mercato secondario come una risorsa e non come una perdita.

Il fenomeno interessa sia strumenti peer-to-peer sia canali strutturati e presenta numeri rilevanti: in Italia il valore della rivendita supera i 27 miliardi di euro, mentre a livello globale la crescita è stimata a un ritmo tre volte superiore al retail tradizionale, secondo analisi di Boston Consulting Group e Vestiaire Collective. In questo contesto emerge un paradosso: i brand spesso assistono alla circolazione dei propri prodotti senza ricavarne né dati né ricavi.

Il paradosso economico e operativo per i brand

I marketplace dell’usato come Vinted o Subito hanno reso semplice la compravendita, ma hanno anche marginalizzato i produttori originali. Analisi di settore segnalano che il mercato secondario non gestito può assorbire tra il 10% e il 20% del fatturato first hand di un marchio, con punte più alte nel lusso e nell’abbigliamento bambino. Per il brand questo si traduce in perdita di controllo sui prezzi, sulla disponibilità e sulla percezione del valore del prodotto.

Impatto su pricing e posizionamento

Quando molti articoli di un marchio compaiono contemporaneamente sui canali dell’usato a prezzi non allineati, la marginalità sul canale primario rischia di essere erosa. La presenza massiva di stock usati può creare una competizione interna: il prodotto del brand diventa il proprio peggior concorrente. Affrontare questa sfida richiede strategie di governance del mercato secondario e strumenti che rendano controllabile la circolazione delle merci.

Tecnologie abilitanti: tracciabilità e piattaforme proprietarie

Soluzioni tecnologiche avanzate permettono ai brand di riappropriarsi del mercato secondario. La piattaforma 2NDACT, sviluppata dalla startup italiana Dresso, è un esempio: si basa su blockchain e su tag NFC/QR per registrare ogni passaggio di proprietà e creare una cronologia verificabile del capo anche dopo la prima vendita. Questo tipo di infrastruttura abilita l’autenticazione, la gestione dei resi e il controllo delle politiche di prezzo.

Integrazione con l’e-commerce e controllo degli stock

Integrando sistemi di tracciabilità direttamente nei canali e-commerce, le aziende possono recuperare resi, invenduti da vetrina e capi di sfilata, reimmettendoli in un mercato secondario certificato. Il risultato è duplice: riduzione dello spreco e creazione di nuove linee di ricavo basate su un mercato dell’usato tracciato e tutelato dal brand.

Normativa, ESG e nuove opportunità di business

Il quadro regolatorio europeo sta accelerando la transizione: il Regolamento ESPR (UE) 2026/1781 introduce l’obbligo del passaporto digitale per i prodotti e richiede la tracciabilità lungo il ciclo di vita; la norma è già effettiva dal luglio 2026 per alcune categorie e sarà obbligatoria per il tessile dal 2027. Parallelamente, il divieto di distruzione degli invenduti impone che le imprese adottino alternative verificabili e rendicontate: secondo quanto previsto, il divieto è in vigore per le grandi imprese dal 19 luglio 2026 e per le medie imprese entro il 2030. Queste prescrizioni aumentano la pressione su processi e sistemi IT aziendali.

Il rispetto delle regole diventa così un’opportunità: chi implementa subito tracciabilità e passaporto digitale non solo evita sanzioni e rischi reputazionali, ma costruisce un canale secondario di valore, coerente con gli obiettivi ESG e capace di proteggere il posizionamento del brand. In breve, l’innovazione tecnologica apre la strada a modelli di circolarità che coniugano sostenibilità e redditività.

Per i decisori aziendali la sfida è bilanciare investimento tecnologico, compliance normativa e marginalità: integrare sistemi di tracciabilità, ripensare la logistica di resi e invenduti e strutturare politiche commerciali per l’usato certificato sono passi concreti. Solo così il valore di un capo non si esaurirà alla prima vendita, ma diventerà parte di un percorso di economia circolare che premia chi sa innovare con responsabilità e lungimiranza.

Scritto da Elena Marchetti

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