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27 Giugno 2026

Come le aziende affrontano la sicurezza cloud-native tra incidenti, AI e automazione

Il report 2026 mette in luce incidenti diffusi, lacune di governance e la necessità di investire in automazione e controlli sulla supply chain

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La rapida evoluzione del cloud ibrido ha trasformato la sicurezza in una sfida sistemica per le imprese. Secondo il Red Hat State of Cloud-Native Security 2026, basato su circa 600 interviste globali, il 97% delle organizzazioni ha sperimentato almeno un incidente cloud-native nell’ultimo anno, dimostrando che gli eventi di sicurezza sono diventati parte integrante delle architetture distribuite. Questa nuova realtà richiede di ripensare non solo gli strumenti, ma anche la governance e i processi organizzativi.

Incidenze rilevanti e conseguenze operative

Gli incidenti non sono quasi mai dovuti a minacce esotiche, ma piuttosto a problemi operativi ricorrenti: le misconfigurazioni rappresentano la prima causa, con il 78% dei casi segnalati, seguite da workload che contengono vulnerabilità note e da accessi non autorizzati. Le ricadute sul business sono concrete: il 74% delle aziende ha rallentato o posticipato rilasci applicativi per ragioni di sicurezza, mentre il 92% registra impatti significativi che vanno dall’aumento del tempo speso per la remediation (52%) al calo di produttività degli sviluppatori (43%) e alla perdita di fiducia dei clienti (32%). In pratica, la sicurezza influenza direttamente la capacità competitiva.

Il paradosso della percezione

Nonostante molti team si dichiarino proattivi, il dato sulla maturità strategica è meno confortante: il 56% afferma di operare in modo molto proattivo, ma solo il 39% dispone di una strategia di sicurezza cloud-native realmente strutturata, mentre circa il 22% non ha alcuna strategia formale. Controlli base come Identity and Access Management vengono adottati diffusamente (intorno al 75%), ma pratiche fondamentali quali la firma delle immagini container o la protezione a runtime rimangono frammentarie. Le organizzazioni più mature, che integrano controlli avanzati, dichiarano una maggiore fiducia nella sicurezza della supply chain software: il 61% di chi ha governance evoluta si sente molto sicuro rispetto alla catena di fornitura.

Verso investimenti mirati: automazione e filiera

La risposta delle aziende agli allarmi è orientata a ridurre la frammentazione degli strumenti e a inserire la sicurezza by design nelle piattaforme. Oltre il 60% delle organizzazioni prevede investimenti in automazione DevSecOps, cioè l’integrazione automatica dei controlli nelle pipeline CI/CD per ridurre l’errore umano e standardizzare le verifiche. Il 56% indicherà come priorità la protezione della supply chain con strumenti quali SBOM e firme digitali delle immagini, mentre il 54% investirà in soluzioni di runtime protection per bloccare comportamenti anomali in tempo reale. Anche la compliance pesa: il Cyber Resilience Act è considerato un driver strategico dal 64% del campione.

Azioni tecnologiche prioritarie

Applicare guardrail automatizzati sulla piattaforma, adottare security as code nelle pipeline e introdurre verifiche continue sulla provenienza delle componenti sono scelte ricorrenti. Il passaggio da strumenti isolati a soluzioni integrate consente di unificare policy, telemetria e remediation automatica, rendendo la security observability capace di trasformare il rilevamento in azioni preventive e non solo reattive.

AI: opportunità e nuovo vettore di rischio

L’intelligenza artificiale aggiunge un livello di complessità: il 58% delle imprese considera AI un elemento chiave nella pianificazione della sicurezza, ma la governance fatica a tenere il passo. Il 96% degli intervistati esprime timori legati all’uso della generative AI in ambienti cloud, citando rischi quali l’esposizione di dati sensibili e l’adozione di strumenti non autorizzati. Inoltre, il 59% delle organizzazioni non ha ancora policy documentate sull’uso dell’AI, situazione che favorisce il fenomeno della shadow AI e la possibilità che modelli esterni influenzino configurazioni, processi o codice senza i necessari controlli.

Raccomandazioni pratiche per colmare il divario

Per recuperare terreno le aziende devono seguire un piano chiaro: definire una strategia formale per la sicurezza cloud-native, integrare guardrail e automazione nella piattaforma, e rafforzare l’integrità della supply chain adottando pratiche come la firma obbligatoria delle immagini e la generazione di SBOM. È fondamentale collegare osservabilità e sicurezza per chiudere il ciclo di feedback e trasformare gli alert in interventi preventivi. Infine, occorre stabilire regole aziendali sull’uso dell’AI, con policy trasversali che tutelino dati e processi e consentano un’adozione sicura e responsabile.

Autore

Edoardo Vitali

Edoardo Vitali ha coordinato la copertura della ristrutturazione del mercato ittico di Palermo, sostenendo la linea editoriale sulla trasparenza fiscale. Capo redattore economia, porta in redazione un tratto pragmatico e un dettaglio personale: conserva ancora taccuini degli incontri in Sala delle Lapidi.