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18 Maggio 2026

Come l’intelligenza artificiale sta trasformando le imprese italiane e dove restano i limiti

Il rapporto della Fondazione Leonardo mostra un’Italia con risorse preziose e gap strutturali: dal supercalcolo alla carenza di linee guida operative per la diffusione nelle Pmi

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L’Italia si trova a un punto di svolta nella diffusione della Intelligenza artificiale. Presentato dalla Fondazione Leonardo alla Camera dei deputati il 19 marzo 2026, il rapporto offre una mappa che combina numeri significativi e fragilità ancora irrisolte. Il mercato ha raggiunto 1,2 miliardi di euro nel 2026 con una crescita del 58%, e l’adozione nelle imprese con almeno dieci dipendenti è raddoppiata, ma i divari interni restano il vero banco di prova.

Il documento non è solo un inventario: propone anche indicazioni operative per trasformare i punti di forza nazionali in vantaggi competitivi sostenibili. Per farlo sottolinea la necessità di interventi mirati sulle Pmi, sulla formazione, sulle infrastrutture e sulle regole che devono ancora essere tradotte in linee guida applicative.

Un ecosistema disomogeneo e il divario Pmi‑grandi imprese

Nel Paese l’adozione dell’IA presenta due velocità: oltre il 50% nelle grandi imprese, circa il 15,7% nelle Pmi. Questo squilibrio rischia di trasformarsi in una economia a due velocità, dato che le piccole e medie imprese costituiscono la spina dorsale del sistema produttivo italiano. Le ragioni non sono solo di competenze: pesano i costi iniziali, la mancanza di figure tecniche interne come il CTO o il data scientist, l’assenza di dati strutturati e difficoltà a identificare casi d’uso concreti.

Soluzioni pratiche per portare le Pmi a bordo

Il rapporto suggerisce approcci concreti: strumenti settoriali preconfigurati, il ruolo degli EDIH e delle associazioni di categoria come intermediari di fiducia, sandbox a basso rischio e l’adozione di interfacce no-code e low-code. Queste misure servono a ridurre l’asimmetria informativa e i costi fissi che penalizzano le piccole imprese, favorendo la replicabilità delle best practice e contrastando l’AI‑washing attraverso indicatori basati sugli impatti reali.

Infrastrutture, sovranità tecnologica e posizionamento internazionale

Tra i punti di forza dell’Italia c’è la dotazione di supercomputer. Sistemi come Hpc6 di Eni (477,9 petaflop) e Leonardo del Cineca (241,2 petaflop) collocano il Paese tra i leader europei per potenza di calcolo. Progetti come Lisa, It4lia AI factory e il nuovo davinci-2 consolidano questa posizione e offrono un vantaggio strategico per l’addestramento di modelli avanzati.

Il paradosso della sovranità e i limiti hardware

Nonostante il supercalcolo, l’Italia dipende dall’estero per GPU e semiconduttori: il cosiddetto paradosso della sovranità. Il controllo di software e dati è più semplice rispetto all’hardware, e questa dipendenza pone vulnerabilità che la partecipazione al European Chips Act mira a mitigare nel medio periodo. Nel frattempo, la spinta sui modelli linguistici nazionali — come Minerva e Velvet — valorizza la dimensione culturale e linguistica come leva competitiva.

Regole, pubblica amministrazione e priorità operative

Sul fronte normativo l’Italia ha anticipato l’Europa con la Legge 132/2026, che introduce profili distintivi come l’attenzione all’accessibilità e alla sicurezza. Tuttavia, manca ancora il passaggio cruciale: le linee guida attuative non sono state emanate, lasciando incompletezza nella certezza del diritto e potenziali ritardi negli investimenti che pure stanno accelerando.

La Pa come laboratorio e il rischio di non scalare

La pubblica amministrazione ha già sperimentato soluzioni concrete — dall’assistente virtuale dell’Inps ai prototipi della Camera dei deputati — dimostrando che anche con risorse limitate si possono ottenere benefici tangibili in termini di servizio al cittadino e trasparenza. L’obiettivo ora è scalare questi esempi: il rapporto propone la creazione di un repository nazionale dei casi d’uso per favorire la replicabilità e ridurre l’incertezza.

Infine, il documento segnala emergenze sul capitale umano: la fuga dei talenti verso Paesi come Germania e Regno Unito, dove il divario salariale supera il 40%, e la concentrazione geografica degli investimenti, con Milano che attira quasi la metà delle risorse. Per mitigare questi rischi servono investimenti mirati, strumenti per attrarre e trattenere competenze, e una strategia per ridurre il gender gap lungo l’intero percorso professionale.

Autore

Edoardo Vitali

Edoardo Vitali ha coordinato la copertura della ristrutturazione del mercato ittico di Palermo, sostenendo la linea editoriale sulla trasparenza fiscale. Capo redattore economia, porta in redazione un tratto pragmatico e un dettaglio personale: conserva ancora taccuini degli incontri in Sala delle Lapidi.