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Sim, la piattaforma presentata dal Mase, è stata illustrata come uno strumento operativo per guidare la transizione ambientale. Alla presentazione, Pietro Labriola, amministratore delegato di TIM e delegato del presidente di Confindustria per la transizione digitale, ha sottolineato che le tecnologie non sono concetti astratti ma funzionano come sensori territoriali in grado di raccogliere dati utili a prevedere trend e orientare decisioni. Gli esperti del settore confermano che misurazione e monitoraggio sono prerequisiti per politiche di sostenibilità efficaci.
Nel modello delineato, le reti e gli ecosistemi digitali — dal 5G al cloud, fino all’AI — assumono il ruolo di elementi abilitanti. Queste tecnologie permettono di trasformare obiettivi di sostenibilità in azioni operative e verificabili, riducendo il rischio che rimangano dichiarazioni di principio e aumentando la capacità di rendicontazione e controllo.
Perché il digitale è centrale nella transizione
La proposta illustrata da Labriola sottolinea che la misurabilità è condizione necessaria per trasformare obiettivi ambientali in risultati documentabili. Senza infrastrutture di rete adeguate e capacità analitiche avanzate non si possono implementare sistemi di monitoraggio efficaci. Ciò riduce la possibilità di valutare l’impatto delle politiche e limita la rendicontazione verso soggetti regolatori e investitori.
Reti e piattaforme come strumenti di governance
Tecnologie come il 5G e le piattaforme cloud forniscono connettività e potenza di calcolo per raccogliere grandi volumi di dati. L’analisi predittiva consente di anticipare criticità e ottimizzare l’impiego delle risorse. In tal modo il dato diventa strumento operativo per le decisioni di policy e per il controllo delle performance ambientali.
Coinvolgere tutto il tessuto produttivo
Proseguendo dall’analisi precedente, Labriola evidenzia che la transizione digitale interessa l’intero ecosistema produttivo e non solo le grandi imprese. Tutte le aziende, comprese le piccole e medie imprese, devono integrare processi digitali per migliorare la efficienza energetica, la tracciabilità delle filiere e la gestione delle infrastrutture. L’obiettivo è ridurre sprechi, contenere rischi operativi e rendere confrontabili le prestazioni ambientali lungo l’intera catena del valore.
Digitalizzazione per pmi e supply chain
Gli esperti del settore confermano che l’adozione di soluzioni digitali nelle PMI è una leva di competitività oltre che di innovazione. Sistemi di monitoraggio e processi automatizzati consentono di ottimizzare i consumi, abbattere i costi operativi e rispettare requisiti normativi. Questo approccio facilita inoltre la rendicontazione ambientale e rende più efficiente la gestione dei fornitori, favorendo una transizione sostenibile che coinvolge l’intera supply chain.
Realismo industriale: energia, sovranità e collaborazione
Nel discorso rivolto al mondo produttivo, Pietro Labriola ha richiamato l’attenzione sulle condizioni necessarie per una transizione tecnologica efficace. Ha indicato la priorità di garantire energia competitiva, definire la sovranità del dato e rafforzare la sicurezza. Ha inoltre sottolineato la necessità di regole chiare e di rapporti stabili tra pubblico e privato per sostenere investimenti continui e programmati. Questa impostazione privilegia soluzioni pragmatiche e misurabili, coerenti con gli obiettivi economici e sociali del paese.
La proposta mira a integrare politiche industriali e innovazione tecnologica per costruire una transizione resiliente. Per sovranità del dato si intende il controllo nazionale sulle infrastrutture e sulle regole che governano l’uso dei dati strategici. Gli esperti del settore confermano che un quadro normativo stabile riduce il rischio di discontinuità negli investimenti e facilita la collaborazione tra fornitori, piattaforme cloud e imprese clienti.
Il modello delineato punta a rendere la supply chain più efficiente e sostenibile, con impatti diretti sulla competitività delle imprese. I prossimi sviluppi attesi riguardano l’allineamento delle norme e la definizione di incentivi per progetti infrastrutturali a lungo termine.
Iniziative pratiche di TIM
Dall’allineamento normativo e dalla definizione di incentivi attesi, TIM ha delineato misure operative mirate alla riduzione dei consumi. Per rafforzare l’impegno aziendale il gruppo ha aderito alla XXII edizione di M’Illumino di meno, la campagna di Rai Radio2 dedicata al risparmio energetico. In occasione della giornata nazionale del risparmio energetico le sedi principali saranno interessate dallo spegnimento delle luci e saranno realizzate iniziative informative rivolte a dipendenti e clienti. Le azioni puntano a trasferire prassi sostenibili anche nella rete di fornitori.
Coinvolgimento dei dipendenti e dei clienti
TIM coinvolgerà circa 17 mila dipendenti invitandoli ad adottare pratiche di uso responsabile delle risorse. Saranno promossi interventi formativi e linee guida interne per ottimizzare consumi e efficienza. Ai clienti sarà inviato un SMS informativo per favorire l’adesione alla campagna e per diffondere indicazioni concrete sui comportamenti sostenibili. L’iniziativa rappresenta una fase operativa del piano di sostenibilità del gruppo e anticipa ulteriori misure monitorabili nei prossimi aggiornamenti aziendali.
La partecipazione all’evento si colloca nell’ambito della strategia ESG del gruppo e prosegue l’operatività delineata nei precedenti interventi. L’iniziativa mira a ridurre emissioni e consumi e a valorizzare le infrastrutture sul territorio. Gli esperti del settore confermano che tali progetti facilitano l’integrazione tra reti digitali e servizi locali. L’intervento di Rozzano rappresenta una fase operativa del piano di sostenibilità e anticipa ulteriori misure monitorabili nei prossimi aggiornamenti aziendali.
Il progetto di Rozzano: integrazione tra data center e territorio
Nel progetto di Rozzano il calore recuperato da un data center di TIM viene impiegato per il teleriscaldamento di circa 5.000 abitazioni del quartiere ALER. Il recupero termico consente una stima di risparmio equivalente a circa 3.500 tonnellate di CO₂ all’anno.
Questo modello dimostra che le infrastrutture digitali possono svolgere una funzione estesa rispetto al solo servizio IT. I benefici includono riduzione delle emissioni locali, ottimizzazione delle risorse e creazione di valore condiviso tra azienda e comunità. I brand più innovativi puntano su soluzioni analoghe per ampliare l’impatto socioeconomico degli investimenti infrastrutturali.
Dopo gli interventi infrastrutturali, TIM estende l’azione verso iniziative a rilevanza sociale come #LaParitàNonPuòAspettare e il progetto #RompiLaBolla. Le iniziative promuovono la parità e l’educazione digitale nelle scuole, con percorsi che integrano competenze tecnologiche e obiettivi di inclusione e formazione.
Secondo Maria Enrica Danese, direttrice corporate communication & sustainability di TIM, la sostenibilità è un impegno quotidiano che orienta scelte industriali e organizzative. La strategia coinvolge infrastrutture, i data center e le risorse umane, con monitoraggio degli esiti formativi e ampliamento delle attività sul territorio nazionale.
