Provate a digitare nella barra di ricerca di TikTok «candidati consiglio» e vi troverete davanti a una sequenza di reel che sembrano non finire mai: giovani aspiranti consiglieri, volti noti e profili meno canonici che provano a raccontarsi in pochi secondi. Questo fenomeno non è un mero fenomeno di format: è la manifestazione di una nuova strategia di contatto diretto con l’elettore, dove la viralità e la capacità di generare visualizzazioni diventano proxy per ottenere preferenze personali, soprattutto nelle elezioni locali come le elezioni amministrative 2026 (primo turno domenica 24 e lunedì 25 maggio).
Domenico Giordano — consulente di comunicazione, editorialista e formatore che monitora da anni la politica online — osserva quotidianamente questi cambiamenti e suggerisce che non si tratta solo di una moda passeggera. Secondo la sua esperienza le campagne elettorali si stanno spostando dove sta il pubblico: piattaforme visuali e audio che consentono di costruire relazioni a bassa barriera d’ingresso. Qui il candidato parla in prima persona, spesso con mezzi semplici e contenuti non filtrati: una strategia che abbassa i costi e aumenta la possibilità di essere notati dall’algoritmo.
Perché TikTok funziona come spazio elettorale
La forza di TikTok sta nella combinazione tra formato e meccanica di distribuzione: brevi video, ritmo accelerato e un algoritmo che premia il coinvolgimento. I contenuti prodotti in prima persona — il tipico video del consigliere che si presenta o spiega una proposta — risultano efficaci perché trasformano il politico in una figura riconoscibile e accessibile. Questa dinamica non è limitata ai più giovani: la piattaforma sta amplificando profili di età diversa, specialmente quando chi parla riesce a generare empatia e condivisione. La logica dominante è che la visibilità si traduca in attenzione, e l’attenzione può poi essere convertita in preferenze alle urne.
Il formato e il pubblico
Il formato breve favorisce un linguaggio diretto, spesso informale, che rompe i codici della comunicazione istituzionale. Il risultato è duplice: da un lato si crea una relazione più personale con l’utente, dall’altro si genera un flusso di contenuti che gli utenti stessi amplificano. In questo scenario il ruolo del creator o del candidato è quello di essere credibile in pochi secondi e di stimolare interazioni che l’algoritmo valorizza. Per i consiglieri comunali, che si giocano la preferenza personale, questo meccanismo è particolarmente rilevante.
Il podcast come infrastruttura della discussione politica
Accanto ai video corti, emerge un altro spazio che riequilibra i tempi e la profondità del discorso: il podcast. Non si tratta soltanto di una piattaforma alternativa ma di un vero e proprio ambiente comunicativo dove il linguaggio informale, i tempi dilatati e la conversazione creano attenzione e partecipazione. Episodi con ospiti di alto profilo hanno dimostrato che il podcast può attrarre pubblici che non frequentano i canali tradizionali: l’esperienza italiana con programmi come Pulp ha evidenziato questa trasformazione, mostrando come la forma lunga possa calamitare ascolti e discussioni.
Un episodio che ha cambiato il paradigma
L’ospitata di Giorgia Meloni su Pulp, condotto da Fedez, è stata indicativa: il contatore delle reaction ha superato i 10 milioni e si sono registrati 13,3 milioni di views solo su Instagram per quell’episodio, numeri che hanno catalizzato l’attenzione dei media tradizionali e digitali. Altre puntate con Matteo Renzi e Roberto Vannacci (del 20 aprile) e più tardi con Angelo Bonelli e Michele Boldrin hanno confermato che il podcast può diventare tema del dibattito pubblico, rinvigorendo la conversazione politica oltre i confini dei talk show convenzionali.
Intelligenza artificiale, audience e il futuro della politica
L’uso dell’intelligenza artificiale nei messaggi politici è un altro elemento che ridefinisce le regole del gioco. Un caso esemplare è quello di Donald Trump, che sulla piattaforma TRUTH diffonde contenuti e meme generati con AI mettendo al centro la sua immagine: questa produzione continua alimenta ulteriore creatività da parte degli utenti e amplifica la presenza del leader sui media. L’effetto combinato tra piattaforme proprietarie, condivisione virale e rilancio da parte dei media tradizionali crea una vera e propria politica dell’audience, dove l’obiettivo è ottenere attenzione costante piuttosto che comunicare solo messaggi istituzionali.
In conclusione, la comunicazione politica contemporanea si articola su più piani: i video brevi per la visibilità immediata, il podcast per la costruzione di relazioni più profonde e l’AI per moltiplicare immagini e narrazioni. Questa convergenza non annulla la necessità di programmi e contenuti coerenti, ma richiede nuove competenze e strategie per chi vuole parlare a un pubblico più ampio. E, come sempre, la prova finale resta nelle urne: capire questi strumenti è fondamentale per chi vuole informare, coinvolgere e, infine, essere scelto.
