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22 Maggio 2026

Deepfake e reputazione pubblica: come l’intelligenza artificiale ridisegna il corpo politico

Un'analisi che parte da un'immagine virale per esplorare come il deepfake e l'intelligenza artificiale stanno mettendo in crisi la credibilità pubblica

Deepfake e reputazione pubblica: come l'intelligenza artificiale ridisegna il corpo politico

Negli ultimi tempi un’immagine generata artificialmente raffigurante Giorgia Meloni in biancheria intima è circolata con rapidità nello spazio pubblico digitale italiano, attirando attenzione e sdegno. Più che un semplice episodio sensazionalistico, questo caso va letto come sintomo di una trasformazione profonda del modo in cui la società produce e valuta le rappresentazioni pubbliche: il deepfake si presenta non solo come un difetto tecnico, ma come uno strumento capace di rimodellare la percezione della legittimità e dell’autorità istituzionale.

Il fenomeno è globale e non risparmia figure pubbliche internazionali: nomi come Alexandria Ocasio-Cortez, Kamala Harris e Hillary Clinton sono già stati bersaglio di manipolazioni analoghe. A livello accademico, il laboratorio SemiotiGram della Sapienza, diretto dalla semiologa Bianca Terracciano, ha messo a fuoco come questi contenuti generino un effetto di realtà che va oltre la mera falsificazione tecnica, proponendo una lettura che mette al centro la riscrittura narrativa del corpo politico e dell’ethos istituzionale.

Come i deepfake riscrivono il corpo politico

Il valore strategico del deepfake non sta tanto nella sua abilità tecnica nel ricreare immagini realistiche, quanto nella sua capacità di trasformare il corpo della leader in una superficie algoritmica di manipolazione simbolica. La sessualizzazione e la strumentalizzazione di immagini sintetiche funzionano come dispositivi di delegittimazione: non è necessario che l’utente creda pienamente alla scena ricreata, basta che il dubbio venga installato nella percezione pubblica, erodendo la credibilità e la funzione rappresentativa dell’individuo colpito.

L’effetto di realtà e la plausibilità

Il concetto di effetto di realtà descrive la capacità del contenuto sintetico di sfruttare i codici visivi e affettivi della fotografia autentica per risultare plausibile e condivisibile. Un simulacro che appare emotivamente credibile può sfuggire alle tradizionali difese informative e rendere inefficaci gli strumenti giuridici pensati per la tutela ex post. Qui si manifesta la dimensione politica della questione: la manipolazione non mira sempre alla persuasione totale, ma alla contaminazione della sfera percettiva collettiva.

Conseguenze sulla fiducia democratica

L’affermazione dei contenuti sintetici introduce un problema epistemologico: la rete, intesa come ecosistema informativo, fatica a mantenere un terreno cognitivo condiviso su cui costruire il dibattito democratico. Le piattaforme premiano l’attenzione, non la verità; premiano il coinvolgimento emozionale più che il fatto verificato. Questo sposta il conflitto politico dalla sfera delle idee a quella della plausibilità percettiva, con il rischio che la fiducia collettiva venga progressivamente erosa fino a generare una cultura della sfiducia generalizzata.

L’industrializzazione dell’identità

Un ulteriore passo avanti è la scalabilità della manipolazione: l’intelligenza artificiale generativa consente di creare immagini, voci e persino biografie sintetiche in modo automatizzato e personalizzabile. Non si tratta più di singoli attacchi, ma della possibilità di dar vita a un mercato delle identità sintetiche, capace di produrre archivi falsi e testimonianze inesistenti. Questo solleva questioni non solo giuridiche, ma ontologiche: come riconoscere e preservare una memoria collettiva verificabile in un ambiente dove ogni elemento può essere ricostruito artificialmente?

Verso un’infrastruttura pubblica della fiducia digitale

La risposta non può limitarsi alla repressione postuma dei contenuti illeciti: serve immaginare e costruire una nuova infrastruttura pubblica della fiducia, che combini misure tecnologiche, normative e formative. Tra le proposte pratiche emergono la trasparenza algoritmica, la tracciabilità delle sintesi artificiali, l’autenticazione crittografica delle fonti e programmi di alfabetizzazione cognitiva per i cittadini. Parallelamente, è necessario sviluppare un discorso politico che introduca il concetto di costituzionalismo cognitivo, ovvero regole strutturali atte a salvaguardare la stabilità epistemica delle democrazie.

In sintesi, l’immagine virale che ha coinvolto Giorgia Meloni è un campanello d’allarme: essa mostra come la tecnologia possa ridefinire i confini della rappresentazione pubblica e della responsabilità collettiva. Affrontare la sfida richiede misure innovative, collaborazione internazionale e una nuova consapevolezza politica che ponga la tutela della realtà condivisa al centro delle agende pubbliche.

Autore

Beatrice Beretta

Beatrice Beretta, basata a Bologna, annotò per la prima volta itinerari durante una notte al portico di San Luca: da allora coordina rubriche sui viaggi urbani. In redazione promuove reportage su mobilità sostenibile e porta con sé una mappa tascabile dei vicoli bolognesi come talismano professionale.