In un contesto giuridico sempre più complesso, il Dipartimento di Giustizia USA ha deciso di intervenire nella causa tra il New York Times gli autori e le aziende di intelligenza artificiale OpenAI e Microsoft. La decisione, presa il 4 settembre 2026, sostiene una lettura estesa del fair use mettendo al centro del dibattito il futuro del copyright nell’era dell’AI.
Questa mossa non solo ha riacceso la discussione sul fair use negli Stati Uniti, ma ha anche portato l’attenzione internazionale su come le normative possano influenzare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. La posizione dell’amministrazione Trump, infatti, potrebbe avere ripercussioni significative sia a livello nazionale che globale, influenzando le decisioni del G20 e le regole europee.
Il Dipartimento di Giustizia USA e la difesa del fair use
Il Dipartimento di Giustizia ha depositato un atto formale presso il tribunale federale di Manhattan, sostenendo che l’addestramento dei modelli linguistici su testi protetti rientra nel fair use. Questo è il primo intervento ufficiale del governo federale in una delle numerose cause aperte contro le aziende di intelligenza artificiale. Il documento, di venti pagine, è stato presentato al giudice Sidney Stein, della Corte distrettuale del distretto meridionale di New York.
Secondo i legali del governo, accogliere le tesi del New York Times significherebbe ostacolare il progresso creativo e scientifico danneggiando la prosperità americana. I modelli di intelligenza artificiale, si legge nel testo, possono anche aiutare i funzionari della sicurezza nazionale ad analizzare e trarre inferenze da fatti del mondo reale, come quelli contenuti negli articoli del quotidiano newyorchese.
La tesi giuridica centrale
La tesi giuridica centrale dell’amministrazione Trump è che i grandi modelli linguistici non riproducono i testi su cui si addestrano, ma li usano per costruire capacità di ragionamento e comprensione del linguaggio. Questo processo è definito straordinariamente trasformativo ai sensi del fair use. Il criterio da applicare, secondo il documento, non è se l’intelligenza artificiale causi una perdita di lettori per una testata, ma se generi una concorrenza sostitutiva significativa rispetto all’opera originale.
Se questa distinzione fosse confermata dai giudici, cambierebbe radicalmente le regole del gioco per l’intero settore dell’intelligenza artificiale. La decisione potrebbe influenzare non solo la causa in corso, ma anche decine di altre cause pendenti contro OpenAI, Meta e Anthropic.
Le reazioni e le implicazioni globali
Il New York Times ha risposto con una nota critica, affermando che l’amministrazione starebbe appoggiando un pugno di aziende da mille miliardi di dollari a spese dei creatori americani. Questa dichiarazione riflette la frattura aperta tra chi produce contenuti e chi li usa per addestrare sistemi automatizzati.
La posta in gioco non è solo legale, ma anche economica e sociale. La decisione del tribunale di Manhattan potrebbe ridefinire chi debba pagare e quanto per i dati che hanno reso possibile l’intelligenza artificiale generativa. Le implicazioni di questa decisione si estenderebbero ben oltre il singolo processo, influenzando il futuro del copyright e dell’Innovazione tecnologica.
In un’epoca in cui l’intelligenza artificiale sta rapidamente trasformando il panorama tecnologico e culturale, la battaglia sul copyright assume un’importanza cruciale. La posizione del Dipartimento di Giustizia USA, sostenuta dall’amministrazione Trump, potrebbe aprire la strada a nuove normative e a un dibattito internazionale su come bilanciare innovazione e protezione dei diritti degli autori.



