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7 Agosto 2026

Data center africani: il Marocco domina con 17 strutture certificate

Il Marocco sorprende il settore tecnologico africano con 17 data center certificati su 50 totali, più del triplo del secondo paese. Scopri come ha raggiunto questo primato.

Data center africani: il Marocco domina con 17 strutture certificate

Il settore dei data center in Africa sta vivendo una rivoluzione silenziosa, con il Marocco che emerge come leader inatteso. Con ben 17 strutture certificate su 50 totali, il paese nordafricano supera di gran lunga i concorrenti più noti come Sudafrica, Nigeria ed Egitto. Questo primato, che ha colto di sorpresa molti esperti del settore, è il risultato di una strategia ben precisa e di un impegno costante verso la digital sovereignty.

L’Uptime Institute, ente certificatore di riferimento, ha verificato fisicamente 50 data center in Africa, classificandoli come Tier III o Tier IV. Questi livelli garantiscono un’alta disponibilità e resilienza, con tempi di downtime minimi. Il Marocco, con le sue 17 strutture certificate, rappresenta circa un terzo del totale, un dato che ribalta le aspettative iniziali.

La classifica dei data center africani

Se si considera il numero di strutture e la capacità in megawatt, il Sudafrica è in testa con 49 data center, seguito da NigeriaEgitto e Senegal. Tuttavia, quando si parla di certificazioni costruite, la classifica cambia radicalmente. Il Marocco, con le sue 17 strutture certificate, supera di gran lunga i concorrenti, dimostrando un impegno concreto verso la qualità e la resilienza delle Infrastrutture digitali.

Le certificazioni Tier III e Tier IV garantiscono un’alta disponibilità e resilienza, con tempi di downtime minimi. Il Tier III assicura circa 99.982% di disponibilità, mentre il Tier IV raggiunge il 99.995%, con solo 26 minuti di downtime all’anno. Queste certificazioni sono fondamentali per settori come la finanza, la telecomunicazione e la pubblica amministrazione, dove la continuità operativa è essenziale.

Perché il Marocco è in testa alla classifica

Il primato del Marocco non è un caso, ma il risultato di una strategia ben precisa. Nel 2026, il paese ha approvato una legge che obbliga tutte le aziende a ospitare i dati sensibili all’interno del territorio nazionale. Questa normativa ha spinto banche, telco e ministeri a costruire data center locali, garantendo così la data residency e la sicurezza dei dati.

Inoltre, il governo marocchino ha offerto incentivi fiscali e supporto finanziario per la costruzione di infrastrutture digitali, rendendo il paese un hub attraente per gli investimenti. Le aziende locali, come Maroc Telecominwi e N+One hanno risposto con la costruzione di data center certificati, garantendo così un alto livello di qualità e resilienza.

Chi utilizza i data center certificati

Analizzando i 50 data center certificati, emerge un quadro chiaro dei principali utilizzatori. Le strutture sono principalmente utilizzate da governibanche e telco che necessitano di alta disponibilità e resilienza per le loro operazioni. Ad esempio, il Galaxy Backbone DC in Nigeria è utilizzato dal governo federale, mentre il Africa Data Centres JHB2 in Sudafrica è un hub di colocation per aziende internazionali.

Le banche, in particolare, sono tra i principali utilizzatori di data center certificati, grazie alla necessità di garantire la sicurezza e la disponibilità dei dati finanziari. Anche le telco, come MTNVodacom e Safaricom utilizzano queste strutture per proteggere le loro reti e garantire un servizio continuo ai clienti.

Le sfide future per l’Africa

Nonostante i progressi, l’Africa deve ancora affrontare diverse sfide per garantire il successo commerciale dei suoi data center. Secondo l’Africa Data Center Association, raggiungere l’85% di occupazione può richiedere fino a otto anni, rispetto ai due o tre anni necessari in Europa. Inoltre, tra l’80% e il 90% dei dati africani sono ancora elaborati e memorizzati al di fuori del continente, in hub cloud come DublinoFrancoforte e Amsterdam.

Per garantire il successo dei data center africani, è essenziale che le aziende locali migrino i loro workload verso queste strutture. Le banche, le telco e i governi devono continuare a investire in infrastrutture digitali locali, garantendo così la sicurezza e la disponibilità dei dati. Solo così l’Africa potrà diventare un vero e proprio hub digitale, capace di competere con i principali mercati globali.

Autore

Linda Pellegrini

Linda Pellegrini ha raccontato da Genova il processo di riconversione dell'ex area portuale entrando in Comune per un'intervista decisiva; è caporedattore con responsabilità sulle rubriche storiche e propone in redazione inchieste su memoria locale. Laureata all'Università di Genova, conserva un archivio di fotografie d'epoca della città.