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17 Giugno 2026

Decennio digitale: l’Italia tra avanzamenti infrastrutturali e ritardi critici

L'Italia avanza nella trasformazione digitale ma deve affrontare sfide critiche per raggiungere la sovranità tecnologica. Scopri i dettagli.

Decennio digitale: l'Italia tra avanzamenti infrastrutturali e ritardi critici

Il Decennio digitale rappresenta una sfida complessa per l’Italia, che vede il Paese in una posizione di duplice evidenzada un lato, progressi significativi nelle infrastrutture digitali e nei servizi pubblici online, dall’altro, ritardi critici in settori chiave come l’adozione dell’intelligenza artificiale e la formazione di specialisti ICT.

Il country report della Commissione europea sull’Italia, allegato alla relazione sullo stato del programma Ue al 2030, evidenzia questi contrasti, sottolineando come la trasformazione digitale italiana non possa più essere letta solo come un avanzamento infrastrutturale, ma debba includere l’uso industriale delle tecnologie e la qualità delle competenze.

Infrastrutture digitali: progressi e aree di miglioramento

La connettività è uno dei punti di forza dell’Italia. La copertura delle reti ad altissima capacità è salita dal 59,6% al 70,7%, con una crescita annua del 18,6%. Anche la copertura Fttp ha guadagnato 11 punti percentuali tra il 2026 e il 2026. Questi dati posizionano l’Italia sopra la media europea nella fibra fino ai locali dell’utente e al 99,5% nella copertura 5Gsuperando la media Ue del 94,3%.

Tuttavia, la Commissione europea invita l’Italia a proseguire nel dispiegamento delle infrastrutture, in particolare nelle aree meno popolate, per evitare che il divario territoriale si sposti dalla copertura formale all’effettivo utilizzo dei servizi. La domanda deve diventare un motore dell’offerta, collegando investimenti, qualità del servizio e sviluppo di applicazioni avanzate.

Servizi pubblici digitali: un punto di forza

Il dossier riconosce all’Italia un progresso consistente nei servizi pubblici digitali. L’indicatore per i cittadini è passato da 68,3 a 83,6 punti, superando la media Ue di 82,3 punti. Anche i servizi alle imprese sono migliorati, anche se il divario con la media europea resta evidente.

Strumenti come PagoPAl’app IO e la Piattaforma digitale nazionale dati sono fondamentali per trasformare la PA digitale da un catalogo di servizi a un’infrastruttura abilitante. L’identità digitale, con lo sviluppo dell’IT-Walletrappresenta un altro passo avanti, ma richiede standard robusti, fiducia degli utenti e integrazione con gli operatori economici.

Sanità digitale: un settore avanzato

L’accesso ai fascicoli sanitari elettronici è uno degli indicatori più solidi, con l’Italia che raggiunge 84,1 punti contro una media Ue di 82,7. Tuttavia, la maturità del sistema dipende dalla capacità di rendere i dati interoperabili, sicuri e utilizzabili nei percorsi di cura.

L’AI nella diagnostica per immagini rappresenta un’opportunità per migliorare diagnosi precoce, tempi di risposta e risultati per i pazienti. L’Italia deve rafforzare l’adozione delle tecnologie avanzate per trasformare il fascicolo sanitario elettronico in una leva per ricerca, prevenzione e medicina personalizzata.

Intelligenza artificiale: il vero collo di bottiglia industriale

L’adozione dell’AI da parte delle imprese italiane è ancora bassa, con un aumento dal 5,1% all’8,2%, ben al di sotto della media Ue del 13,5%. La Commissione europea chiede all’Italia di intensificare gli sforzi per conquistare una posizione di leadership nell’AI, valorizzando i centri di competenza esistenti e le capacità nel supercalcolo.

Il nodo non riguarda solo il numero di imprese che sperimentano algoritmi, ma la capacità di integrare l’AI nei processi produttivi, nella logistica, nei servizi finanziari, nella sanità e nella manifattura. L’Italia ha una struttura industriale fondata su filiere e Pmi, il che rende l’adozione più complessa, ma anche più decisiva.

Competenze digitali: un divario critico

Il capitolo competenze resta uno dei più problematici. Solo il 45,8% della popolazione possiede almeno competenze digitali di base, con un target nazionale fissato all’80,1%. Ancora più critico è il dato sugli specialisti ICT, che rappresentano solo il 4% dell’occupazione, contro una media Ue del 5%.

La Commissione europea evidenzia gap che colpiscono le persone con livelli di istruzione più bassi e i giovani, segnando che l’alfabetizzazione digitale non basta. Serve una pipeline stabile di competenze avanzate, con percorsi universitari più ampi e allineati al mercato.

Startup e scaleup: un ecosistema da rafforzare

L’ecosistema per startup innovative e scaleup in Italia è ancora relativamente sottosviluppato, con solo nove unicorni, uno in più rispetto all’anno precedente. La Commissione europea raccomanda di rafforzare l’ecosistema nazionale dell’innovazione, collegando ricerca, università, centri di trasferimento tecnologico, startup e scaleup.

La domanda sociale di autonomia tecnologica è alta, ma l’offerta industriale richiede strumenti mirati. La Commissione invita anche a valutare incentivi mirati per settori strategici, spingendo oltre le misure orizzontali.

Tecnologie strategiche: chip, supercalcolo e quantum

L’Italia ha un ruolo importante nelle tecnologie strategiche, con una strategia quantistica e una strategia sui semiconduttori. Partecipa anche agli Ipcei su microelettronica e tecnologie di comunicazione, oltre che su cloud di nuova generazione.

Tuttavia, il quadro europeo resta fragile. L’Ue rappresenta solo il 9% del mercato globale dei semiconduttori, con un obiettivo al 2030 del 20%. Per l’Italia, questi dati significano che il Paese può agganciarsi alle filiere europee ad alta intensità tecnologica, ma deve trasformare partecipazione istituzionale e programmi strategici in capacità produttiva, ricerca applicata e domanda industriale.

Cybersecurity: una sfida critica

La cybersecurity entra tra le raccomandazioni rivolte all’Italia. La Commissione europea chiede di migliorare le priorità alla luce dell’evoluzione delle minacce, costruendo capacità sia nelle imprese sia nelle amministrazioni pubbliche.

L’aumento della superficie d’attacco rende necessario un salto organizzativo. La sicurezza non può essere un add-on tecnico, ma deve essere distribuita lungo filiere, territori e servizi pubblici. Senza questo passaggio, la digitalizzazione aumenta efficienza, ma anche esposizione al rischio.

Il nodo dei fondi dopo il Pnrr

La roadmap italiana comprende 67 misure, con un budget di 62,3 miliardi di euro. La Commissione europea riconosce l’ampiezza della roadmap, ma invita Ue e Stati membri a evitare un rallentamento dopo il 2026. La continuità degli investimenti diventa quindi un tema centrale.

La Commissione indica alcuni strumenti da potenziare, come gli Edic, gli Ipcei e i progetti multi-paese, per ridurre la frammentazione del mercato e prevenire attuazioni disomogenee. Per l’Italia, la sfida è usare questi strumenti come moltiplicatori industriali, non solo come cornici di partecipazione.

Autore

Linda Pellegrini

Linda Pellegrini ha raccontato da Genova il processo di riconversione dell'ex area portuale entrando in Comune per un'intervista decisiva; è caporedattore con responsabilità sulle rubriche storiche e propone in redazione inchieste su memoria locale. Laureata all'Università di Genova, conserva un archivio di fotografie d'epoca della città.