L’idrogeno verde sta vivendo una trasformazione radicale. Non si tratta più di piccoli progetti pilota, ma di iniziative industriali su larga scala che devono dimostrare domanda concreta, infrastrutture robuste e una traiettoria verso costi competitivi. In questo contesto, i fondi di Corporate venture capital stanno spostando il loro focus dalle applicazioni dimostrative alle startup hard-tech capaci di risolvere i colli di bottiglia della filiera.
La domanda globale di idrogeno e le sfide attuali
Secondo il Global Hydrogen Review 2026 della International Energy Agency la domanda mondiale di idrogeno ha superato le 100 milioni di tonnellate nel 2026 ma la maggior parte è ancora legata a usi tradizionali come l’industria e la raffinazione. La produzione a basse emissioni ha raggiunto quasi 1 milione di tonnellate ma il mercato è frenato da costi elevati, domanda incerta, regolazione non sempre chiara e infrastrutture insufficienti.
La pipeline mondiale dei progetti annunciati per il 2030 si è ridotta a 27 milioni di tonnellate mentre oltre 100 GW di capacità elettrolitica annunciata rischiano di non entrare in funzione senza decisioni finali di investimento entro il 2027. Questo scenario globale ha importanti implicazioni per l’Italia, dove il tema dell’idrogeno verde è industriale prima ancora che energetico.
Le Hydrogen Valley italiane e il ruolo del Pnrr
Il Pnrr ha destinato 500 milioni di euro per creare 10 Hydrogen Valley in Italia, aree industriali basate in parte sull’idrogeno. Il Pniec aggiornato nel 2026, stima un consumo italiano di idrogeno rinnovabile e altri combustibili rinnovabili di origine non biologica pari a 0,252 milioni di tonnellate entro il 2030, con circa 3 GW di elettrolizzatori necessari alla produzione domestica.
Un esempio concreto è il progetto North Adriatic Hydrogen Valley sostenuto da Horizon Europe e sviluppato tra SloveniaCroazia e Friuli Venezia Giulia. Questo progetto transfrontaliero coinvolge 36 partner17 testbed e prevede una produzione annua di oltre 5.000 tonnellate di idrogeno, con uno scambio transfrontaliero di più del 20% dell’idrogeno prodotto.
Le sfide infrastrutturali e tecnologiche
Per rendere l’idrogeno verde competitivo, è fondamentale affrontare le sfide legate a stoccaggiotrasportosicurezzacompressione e controllo operativo. Le startup hard-tech stanno sviluppando soluzioni innovative per ridurre i costi complessivi del chilogrammo di idrogeno consegnato, non solo del chilogrammo prodotto.
La International Energy Agency segnala che i progetti annunciati di pipeline per idrogeno superano 40.000 km al 2035, ma solo il 9% della lunghezza è operativo o ha investimenti impegnati. Anche lo stoccaggio sotterraneo mostra uno scarto simile: i progetti annunciati potrebbero arrivare a 11 TWh al 2035, ma poco più del 7% è arrivato a decisione finale di investimento o costruzione.
Un esempio di progetto infrastrutturale è H2iseO nella Valcamonica dove Ferrovienord e Fnm hanno completato gli impianti di Iseo ed Edolo nel giugno 2026. Questo progetto prevede 14 treni a idrogeno impianti di produzione e distribuzione, adeguamenti di stazioni, deposito e manutenzione, dimostrando come l’idrogeno possa essere integrato in un sistema di trasporto esistente.
La domanda industriale e la direttiva europea
La domanda industriale è un altro fattore critico per il successo dell’idrogeno verde. La Commissione europea prevede che i combustibili rinnovabili di origine non biologica coprano almeno il 42% dell’idrogeno usato nell’industria entro il 2030 e il 60% entro il 2035. Questo obbligo regolatorio sta spingendo le aziende a cercare soluzioni concrete per la decarbonizzazione.
Le startup hard-tech stanno sviluppando tecnologie progettate attorno a contratti industriali concreti. Ad esempio, un sistema di stoccaggio modulare vale di più se serve più clienti nello stesso distretto, e una soluzione di trasporto vale di più se collega produzione rinnovabile, impianto di compressione e utilizzatori finali con volumi prevedibili.
Le Hydrogen Valley, con i loro ecosistemi completi di produzione, stoccaggio e distribuzione, rappresentano un modello promettente per il futuro. Tuttavia, per essere veramente competitive, queste iniziative devono dimostrare domanda concreta, infrastrutture robuste e una traiettoria verso costi competitivi.



