La minaccia ai cavi sottomarini nello Stretto di Hormuz e le ricadute per Europa, Asia e Africa

Lo Stretto di Hormuz è diventato un punto critico anche per i cavi sottomarini: la minaccia di tagli solleva il rischio di un blackout globale e richiama l'attenzione su sicurezza, riparazioni e governance internazionale

Lo Stretto di Hormuz è noto per la sua centralità nel trasporto energetico, ma negli ultimi tempi è salito alla ribalta anche per i cavi sottomarini che corrono sui suoi fondali. Dopo le minacce di taglio riportate dall’agenzia iraniana Tasnim, è cresciuta l’allerta per un possibile blackout globale dovuto a interruzioni della connettività. Questa regione non ospita solo oleodotti marittimi: sotto i suoi fondali transitano dorsali di comunicazione che portano dati, servizi cloud, flussi finanziari e persino interconnessioni energetiche.

Il valore strategico dello Stretto è già evidente nel settore petrolifero: secondo l’Energy Information Administration (EIA), nella prima metà dell’anno scorso lo Stretto ha movimentato circa 23,2 milioni di barili al giorno, equivalente a quasi il 29% del commercio marittimo globale di petrolio. Nel 2026, poi, circa l’84% del greggio e della condensa e l’83% del GNL transitati nello Stretto erano destinati ai mercati asiatici. Questi numeri spiegano perché qualsiasi escalation nelle acque del Golfo ha conseguenze economiche e logistiche immediate, e perché l’aggiunta della minaccia ai cavi implica un’ulteriore dimensione di rischio.

Vulnerabilità digitale e scenari di crisi

La prospettiva che qualcuno tenti di danneggiare i cavi sottomarini apre scenari di grande impatto: non si tratta solo di perdita di connessione locale, ma di una possibile interruzione delle reti che sorreggono l’economia digitale mondiale. Circa il 99% del traffico internet internazionale passa su cavi posti sui fondali marini, rendendoli la dorsale fisica dell’economia digitale. Un guasto esteso potrebbe interrompere comunicazioni bancarie, servizi cloud, comunicazioni industriali e persino scambi di dati critici tra governi e aziende.

Causa ed effetti immediati

Un attacco o un incidente che danneggi i cavi nello Stretto avrebbe ricadute su più continenti: Europa, Asia e Africa sono interconnesse attraverso rotte sottomarine che veicolano informazioni vitali. Il Mar Rosso e lo Stretto di Bab el-Mandeb rappresentano nodi complementari: sotto Bab el-Mandeb transita circa il 17% delle informazioni mondiali e quasi il 90% dei flussi tra Europa e Asia. In un quadro di tensione militare, il rischio operativo aumenta e anche ritardi nella posa di nuovi cavi possono esacerbare la fragilità delle reti.

Rotte critiche, infrastrutture e capacità di riparazione

Alcune dorsali che transitano nella regione sono particolarmente esposte: tra queste figurano AAE-1, FALCON e Gulf Bridge International, che collegano il Golfo con Europa e Asia. Sotto Bab el-Mandeb passano invece linee strategiche come Seacom, Tgn-Eurasia e IMeWE. La riparazione di questi cavi è affidata a società specializzate: ad esempio, la E-Marine dispone di una flotta di cinque navi per la manutenzione e le riparazioni, ma nel Golfo sarebbe presente una sola unità, limitando la capacità di intervento rapido in caso di danni estesi.

Misure preventive degli operatori

In seguito alle tensioni, il Dipartimento delle Telecomunicazioni indiano ha invitato gli operatori a predisporre piani di emergenza, segnalando possibili ritardi sui nuovi tratti e problemi di connettività tra Asia ed Europa, come riportato dal Sole24Ore. Questo tipo di precauzioni riflette la consapevolezza che anche un danno indiretto — ancoraggio, ordigni abbandonati o attività navali — può provocare interruzioni significative, rendendo i cavi sottomarini tra le infrastrutture più vulnerabili insieme a quelle energetiche.

Risposte politiche e quadro normativo

A livello internazionale e europeo è stata avviata una reazione normativa per rinforzare la resilienza dei collegamenti sottomarini. All’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 2026 è stata approvata una dichiarazione congiunta proposta dagli Stati Uniti e supportata dalla Commissione Europea: “The New York Joint Statement on the Security and Resilience of Undersea Cables in a Globally Digitalized World“. A questa è seguito il documento congiunto della Commissione e dell’Alto Rappresentante, il “Joint Communication to the European Parliament and The Council – EU Action Plan on Cable Security”, oltre alla Raccomandazione 2026 della Commissione su sicurezza e resilienza.

Per tradurre queste linee in operatività, la Commissione ha costituito un gruppo di esperti sulle infrastrutture dei cavi sottomarini che, nell’ottobre 2026, ha pubblicato una valutazione del rischio dell’UE con orientamenti per la mappatura e le prove di stress. Tra i principi promossi ci sono la selezione di fornitori a basso rischio, l’adozione di best practice di cybersicurezza, la diversificazione delle rotte e la protezione dall’accesso non autorizzato ai dati in transito.

Parole dalle istituzioni

Margrethe Vestager ha richiamato l’attenzione sulla natura strategica dei cavi: “I cavi sottomarini sono un’infrastruttura altamente strategica. Quasi tutto il traffico dati internazionale viene trasportato attraverso cavi sottomarini, esponendoli a minacce alla sicurezza, dall’hacking alla sorveglianza”. Inoltre, nelle parole riportate dalle istituzioni, Kaja Kallas ha sottolineato che “nessun ambito della vita è oggi esente da minacce o comportamenti ostili” e ha chiesto misure più rapide di sorveglianza, attribuzione e sanzione per scoraggiare sabotaggi.

La sfida ora è trasformare dichiarazioni e valutazioni in capacità concrete: sorveglianza marittima, piani di intervento rapido, investimenti per aumentare la flotta di riparazione e norme comuni per la scelta dei fornitori. Solo combinando misure civili, tecnologiche e, se necessario, capacità militari per la protezione delle rotte si potrà ridurre il rischio che una crisi nello Stretto di Hormuz abbia effetti a catena sulla connettività e sull’economia globale.

Scritto da Gianluca Esposito

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